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Probo (Consultique Scf), “Anche questa volta gli investitori non penalizzano Facebook per la fuga di dati”

Violati e resi pubblici i dati di personali di 533 milioni di utenti nel mondo, di cui 36 milioni in Italia, che corrispondono all’intera popolazione che utilizza Fb. Ma il mercato sembra assuefatto a queste situazioni e il titolo è oggetto di un ritorno di interesse, dopo le tensioni di fine marzo

Facebook macina utili nonostante polemiche e multe

Mark Zuckerberg

La scorsa settimana i dati personali di 533 milioni di utenti di Facebook sono stati pubblicati e messi in vendita su un sito di hacker. Si tratta del 20% degli utenti Fb su scala mondiale. L’Italia è stata particolarmente colpita con quasi 36 milioni di utenze rubate, che corrispondono grosso modo all’intera popolazione italiana che utilizza il più popolare social network. I dati hackerati riguardano l’intera identità digitale dell’utente Fb, ovvero numero di telefono, dati anagrafici, indirizzi email, informazioni su coniuge, partner e amici, e tutte le altre informazioni biografiche che vengono lasciate in rete e che potrebbero essere usate in futuro per ulteriori truffe online.

Nonostante la notizia sia passata un po’ in sordina rispetto ad altre fughe di dati avvenute del passato, l’Autorità per la privacy dell’Unione europea ha già avviato un’indagine e chiesto chiarimenti alla piattaforma di Mark Zuckerberg, che a sua volta è stato oggetto di hackeraggio. La difesa di Facebook è incentrata sul fatto che i dati sono vecchi, precedenti all’entrata in vigore della General Data Protection Regulation (GDPR) nel maggio del 2018. Tuttavia, la Data Protection Commission irlandese afferma che, nel caso quest’ultima fuga di dati risultasse una violazione della GDPR, Facebook verrebbe pesantemente multata in Europa.

Come spiega Rocco Probo, analista di Consultiquer Scf, l’avvenimento ha chiaramente rilevanza in termini di tutela della privacy da parte di Facebook, con i dati che potrebbero essere utilizzati per commettere una serie di frodi finanziarie e di altro tipo nel corso del prossimo anno e che potrebbero richiedere molto tempo prima di essere scoperte. Tuttavia il mercato per il momento non sembra aver dato troppo peso a tali notizie. “Il titolo non ha sofferto in seguito alla notizia di diffusione di dati di 533 milioni di utenti nel mondo, così come non sembrano preoccupare il mercato le iniziative e le richieste di chiarimento che stanno arrivando a Menlo Park da parte di vari governi”, conferma Probo. Perché non ci sono reazioni adeguate alla portata dell'avvenimento? Secondo Probo, non dovrebbe stupire tale atteggiamento del mercato, “Storicamente infatti non si sono osservate grosse conseguenze in termini di perdita di valore delle azioni nei passati casi di data breach”. Nel settembre 2018, per esempio, in seguito alla notizia della divulgazione di dati di 50 milioni di utenti, il titolo aveva chiuso in calo del 3%, una variazione giornaliera certamente non straordinaria per un titolo tecnologico. Al contrario, negli ultimi giorni il titolo è stato oggetto di un ritorno di interesse da parte degli investitori legato a dinamiche più generiche e meno relative alla specifica azienda. “Dopo le tensioni di fine marzo che hanno depresso in generale il comparto dei titoli tecnologici a causa del rialzo dei tassi sui titoli governativi statunitensi, il settore da inizio mese sta infatti recuperando”, conclude Probo.

 

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