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Sostenibilità

Schroders: l’integrazione dei fattori Esg è solo una tappa di un percorso verso nuovi strumenti di valutazione

Il Country Head Italy di Schroders Tenani: abbiamo mantenuto l’impegno di completare la piena integrazione dei criteri ESG in tutti gli asset gestiti entro il 2020

Schroders: l’integrazione dei fattori Esg è solo una tappa di un percorso verso nuovi strumenti di valutazione

Diventare leader nella valutazione dell’impatto ambientale e sociale degli investimenti, e dei conseguenti rischi. È l’obiettivo di Schroders, come spiega in questa intervista Luca Tenani, Country Head Italy.

Come si è evoluta l’esperienza di Schroders sulla sostenibilità nel tempo e verso quale direzione siete orientati?

Il nostro percorso è iniziato nel 1998 con risorse dedicate ai processi di investimento responsabile, cui è seguito il lancio di una serie di strategie sostenibili e lo sviluppo di un sistema di accreditamento proprietario. Abbiamo mantenuto l’impegno di completare la piena integrazione dei criteri ESG in tutti gli asset gestiti entro il 2020: i nostri gestori e analisti considerano in modo sistematico questi fattori. Oggi abbiamo all’attivo il punteggio massimo A+ per i Principi per l’Investimento Responsabile dell’ONU (ottenuto per sei anni consecutivi) e il livello Advanced nella valutazione Morningstar ESG Commitment Level. Schroders è anche tra i 30 membri fondatori dell’iniziativa internazionale “Net Zero Asset Managers”, impegnati a raggiungere entro il 2050 emissioni zero per il 100% dei portafogli. Ma questo è tutt’altro che un punto d’arrivo e, in un contesto di rivoluzione in cui la valutazione tradizionale di rischio e rendimento non basta più, ci siamo già posti come prossimo obiettivo quello di diventare leader nella valutazione dell’impatto ambientale e sociale degli investimenti, e dei conseguenti rischi.

Ormai la sostenibilità non è più una questione di se, ma di come. Ci può dire di più su quella che in Schroders chiamate ‘terza dimensione’ degli investimenti?

Per individuare i business più resilienti e profittevoli nel tempo è cruciale analizzare l’impatto, positivo o negativo, che le aziende hanno sulla collettività. È proprio l’impatto ciò che noi consideriamo la terza dimensione degli investimenti, accanto alle tradizionali variabili finanziarie del rischio e del rendimento. Le imprese sono infatti sottoposte a pressioni crescenti da parte di autorità e consumatori, e le esternalità che le aziende generano su ambiente e società contribuiscono a determinare i loro costi reali e, in ultima istanza, i loro profitti. Tali costi – o benefici – si riverberano su azionisti e investitori, e per un asset manager è importante saperli misurare senza dover dipendere da mere logiche di esclusione o esclusivamente da rating esterni.

Come avete risposto in Schroders a questa necessità di valutare la sostenibilità e misurare l’impatto dei vostri investimenti?

Nel tempo ci siamo dotati di diversi strumenti di analisi proprietari che convoglieranno in una pionieristica piattaforma, impactIQ. Ad esempio, siamo in grado di quantificare in termini monetari - come percentuale dei ricavi aziendali - l’impatto sociale di un’impresa (dalle emissioni di carbonio alla retribuzione dei dipendenti), individuando le eventuali fonti di rischio per la sua profittabilità, oppure di analizzare i rapporti di un’azienda con i propri stakeholder e la sostenibilità del suo modello di business.

Sulla dimensione ambientale possiamo stimare lo scostamento in termini di riscaldamento globale rispetto agli Accordi di Parigi, e l’impatto su aziende, settori e portafogli delle variazioni normative dei prezzi del carbonio. Si stima infatti che in media il 20% dei profitti globali (l’80% per i settori più esposti) sia a rischio se le tasse per le emissioni dovessero aumentare a livelli coerenti con gli obiettivi di Parigi.

In arrivo c’è anche un inedito strumento in grado di valutare il contributo di un investimento ai 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite.

Sul fronte dell’offerta invece, amplierete la gamma con nuove soluzioni sostenibili?

Questa è una direttrice che continueremo a perseguire. Ad esempio, l’acquisizione nel 2019 di BlueOrchard, società pioniera nella microfinanza e leader globale nell’impact investing, fondata nel 2001 su iniziativa dell’ONU, ha integrato l’offerta del Gruppo, con strategie a impatto sui mercati emergenti e di frontiera. L’espansione della gamma è però solo uno degli aspetti e, a tendere, l’idea è quella di mettere tutta la ricerca e gli strumenti proprietari di analisi a disposizione di un servizio che offra soluzioni sempre più personalizzate, in grado di rispondere ancora meglio alla crescente domanda di sostenibilità e di allineamento con i valori etici che vediamo provenire dagli investitori.

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