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Goldman Sachs, Il rame è il nuovo petrolio

Per il metallo favorito dalla transizione energetica, gli analisti prevedono un mercato rialzista strutturale. I target sono molto ambiziosi: quello per il 2030 è fissato a 15 dollari

La strada verso un futuro sostenibile è lastricata di…rame

Se c’è un buy che mette d'accordo tutti gli analisti specializzati nelle materie prime quello destinato al rame. Quanto ai target, Goldman Sachs ha innalzato quello dodici mesi portandolo a 11 dollari la tonnellata dagli attuali 9,2 dollari. Ma nelle previsioni di Nicholas Snowdon, l’analista che ha firmato il report, il rame dovrebbe arrivare addirittura a quota 15 dollari nel fatidico anno 2030.

Le considerazioni alla base di questa previsioni sono molte. La prima è che non c’è decarbonizzazione senza rame. “Il ruolo strategico che il rame svolgerà nel raggiungimento degli obiettivi climatici non può essere sottovalutato - scrive Snowdon - Come materiale conduttivo più conveniente, il rame è centrale nello stoccaggio e trasporto delle nuove fonti di energia. Senza un'impennata nell'uso di rame e altri metalli chiave, la sostituzione delle energie rinnovabili con il petrolio non avverrà”. Lo spostamento dell’economia globale verso basse o zero emissioni è quindi un fattore centrale del mercato rialzista strutturale della domanda di materie prime, e la transizione verde sosterrà in particolare un'impennata della domanda di rame. Tra veicoli elettrici, tecnologia eolica, solare e industria delle batterie, il report stima che entro il 2030 la domanda di rame crescerà di quasi il 600% a quota 5,4 Mt e adirittura del 900% in caso di iperadozione di nuove tecnologie. “Gli effetti a catena di questa trasformazione segneranno la fase di maggiore crescita della storia della domanda globale di rame", afferma Snowdon.

Secondo l'analista il mercato del rame è però impreparato a questa impennata della domanda, con la Cina che ha già sostenuto la crescita nei mesi scorsi caratterizzati da condizioni di approvvigionamento stagnanti. In più il settore minerario rimane diffidente nei confronti di un rally dopo il crollo dei prezzi che a metà degli anni 2010 hanno severamente punito i produttori. “Anche se i prezzi del rame sono in crescita dell'80% negli ultimi dodici mesi, non si vedono investimenti greenfield. E il coronavirus ha solo aggravato questa dinamica congelando le decisioni di investimento delle imprese”. Proprio questa combinazione di domanda in aumento e offerta inadeguata prefigura ampi disavanzi a tempo indeterminato a partire dalla metà del decennio. "Stimiamo un gap di offerta a lungo termine di 8,2Mt entro il 2030, circa il doppio del divario che ha innescato il mercato rialzista del rame nei primi anni 2000", dice Snowdon. I prossimi target? 9,675 dollari nel 2021, 11,875 nel 2022, 12 dollari nel 2023. E poi un aumento sostanziale a 14 dollari nel 2024 e a 15 dollari nel 2025.

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