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Powell: le criptovalute sono veicoli di speculazione. Ma Coinbase trionfa a Wall Street

Il giorno prima del direct listing di Coinbase che ha dato alla piattaforma di scambio di criptovalute un valore di 100 miliardi di dollari, il presidente della Fed le aveva bollate come veicoli di speculazione. Ma allora perché non fa nulla per arrestarne la crescita?

Jerome Powell, governatore della Federal Reserve

Jerome Powell, governatore della Federal Reserve

«Le criptovalute sono davvero veicoli di speculazione, un po’ come l’oro. Per migliaia di anni, gli esseri umani hanno dato all’oro un valore speciale, che da un punto di vista industriale non ha». Così parlò il presidente della Federal Reserve Jerome Powell, il giorno prima della quotazione a Wall Street di Coinbase Global, il gruppo che controlla l’omonima e principale piattaforma di scambio di criptovalute. In un mondo normale, dopo una simile presentazione da parte del capo della Fed il «direct listing» di Coibase sarebbe stato un flop. Macché: Coinbase ha aperto le contrattazioni a 381 dollari per azione, il 52,4% in più rispetto al prezzo di riferimento di 250 dollari fissato dal Nasdaq, per una capitalizzazione di circa 100 miliardi di dollari. Nel frattempo i bitcoin continuavano la loro corsa sfiorando la stratosferica quota di 65mila dollari. Una domanda sorge spontanea, avrebbe detto Lubrano: caro Powell, perché accusi le criptovalute di essere pura speculazione e poi non fai niente per fermare la loro corsa? Che si tratti di capitolazione della politica rispetto alla finanza? Il sospetto è fondato, anche alla luce di qualche altro fatto: poche settimane fa Janet Yellen, ex presidente della Fed e segretario al Tesoro dell’amministrazione Biden, ha affermato che «le criptovalute sono una preoccupazione particolare. Penso che molte siano usate, almeno in senso transazionale, principalmente per il finanziamento illecito. Intendo esaminare i modi in cui possiamo ridurre il loro uso e assicurarci che il riciclaggio di denaro non avvenga attraverso questi canali». Senza contare i tentativi di arginare l’uso illecito delle cripto da parte del potere giudiziario americano: a fine febbraio il procuratore generale Letitia James ha posto fine alle attività di commercio virtuale nello stato di New York di Bitfinex, borsa non regolamentata delle criptovalute, e Tether, la quarta criptovaluta al mondo per capitalizzazione con 34 miliardi di dollari oggi, una stablecoin ancorata al dollaro, entrambe controllate dalla società capogruppo iFinex Inc, perché avrebbero coperto circa 850 milioni di dollari di perdite in tutto il mondo e ingannato il mercato sovrastimando le riserve. Tornando a Powell, il fatto che il giorno dopo che il presidente della Federal Reserve ha definito le criptovalute veicoli di speculazione Wall Street abbia dato un valore di 100 miliardi di dollari a una piattaforma di scambio delle stesse criptovalute, non pare decisamente una prova della sua autorevolezza. Tra l’altro ci permettiamo di osservare che quanto affermato da Powell è corretto non per tutte le criptovalute, ma per la sua più famosa e capitalizzata rappresentante, il Bitcoin, che è ormai vista come un bene rifugio alternativo, appunto, all’oro. Discorso del tutto diverso andrebbe fatto per le stablecoin, cui infatti guardano le Banche centrali di tutto il mondo in vista di monete Fiat digitali che ancora non si sa quanto e se saranno simili a criptovalute, ovvero basate sulla blockchain.

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