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Credit Suisse, “Forte ripresa dell’Italia nel secondo semestre”

Le buone prospettive di crescita potrebbero portare a miglioramenti del rating già quest'anno, e anche a una compressione dello spread rispetto al resto d'Europa

Investimenti esteri, disimpegno in Italia per 6,3 miliardi

Le previsioni sull’Italia sono migliorate negli ultimi mesi. Le graduali riaperture e i vantaggi indotti dallo stop alle regole del Patto di stabilità fino alla fine del 2022, sono - secondo un report di Credit Suisse - gli elementi principali per formulare una view positiva. Come scritto nel report, il governo di Mario Draghi ora si aspetta che il deficit di bilancio passi dal 9,5% del 2020 all'11,8% del 2021, il più alto dell'area dell'euro. Di conseguenza, è probabile che il debito passerà dal 157% del Pil dello scorso anno al 163% nel 2021. Ma - come sottolineano gli analisti - la sostenibilità del debito non è un problema in questa fase, se non piuttosto una sfida per la crescita. “Il governo sta attualmente istituendo un quadro per il turismo (pari al 13% dell'economia) per riprendere le attività a metà maggio. E l'Italia è sulla buona strada per una forte ripresa nel secondo semestre”, scrivono gli analisti di Credit Suisse. Che aggiungono: “Prospettive di crescita più elevate, combinate a condizioni finanziarie molto accomodanti, aiuteranno il Paese ad adempiere a futuri obblighi di pagamento”, è scritto nel report.

Cruciale secondo gli analisti è il Recovery Fund, di cui l’Italia è la più grande beneficiaria, e il cui apporto, spalmato su un orizzonte temporale dei sei anni, sarà fondamentale per la futura traiettoria di crescita del Paese. Nel complesso, secondo il report, le migliori prospettive di crescita potrebbero portare a miglioramenti del rating già quest'anno, e questo miglioramento potrebbe attrarre un maggior numero di investitori. In particolare le prospettive favorevoli per l'Italia giustificherebbero un'ulteriore riduzione del premio per il rischio collegato ai Btp, che dovrebbe portare a una compressione dello spread rispetto al resto d'Europa. “I nostri analisti tecnici ribadiscono quindi la loro visione di restringimento dello spread a dieci anni sia verso il Bund tedesco che nei confronti dei Bonos spagnoli”, è la conclusione degli analisti.

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