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Trimestrali, Boom delle banche Usa

Come spiega Notz Stucki, grazie a maggiori commissioni da trading, all’intensa attività di M&A e alla riduzione delle riserve anti-crisi, le big del settore hanno registrato performance a due cifre nel primo trimestre. JP Morgan, in particolare, ha visto salire i profitti del 400%. Intanto l’Fmi alza le stime del Pil americano a +6,4%

Banche americane nel mirino di Wall Street

La stagione delle trimestrali sta dando sostanza alla revisione al rialzo delle stime di crescita per gli Stati Uniti fatta dal Fondo monetario internazionale, che ha portato il Pil 2021 a +6,4%, 1,3 punti percentuali in più rispetto a gennaio. Il calcio di inizio lo ha tirato il settore bancario, che lo scorso anno ha incontrato difficoltà a causa della pandemia, ma che nel 2021 sta registrando una performance a doppia cifra. Nel primo trimestre, infatti, le grandi banche americane hanno riportato un exploit nelle crescite percentuali rispetto alle stime degli analisti. JP Morgan, per esempio, ha visto i profitti salire del 400% (a 14,3 miliardi di dollari) oltre le attese.

Come spiega Giacomo Calef, Country manager di Notz Stucki, società di asset management ginevrina specializzata nella gestione di grandi patrimoni, se prendiamo in considerazione il benchmark di riferimento Dow Jones US Banks da inizio anno al 21 aprile ha totalizzato un +25 per cento. “Tali risultati sono stati resi possibili grazie a due fattori – spiega Calef - Il primo è legato alla generazione di cospicue commissioni da trading e investment banking, rese possibili dalla volatilità sulle piazze finanziarie e dall’intensa attività di M&A”. Ma un dato che, secondo lo strategist, ha fatto la differenza è la forte riduzione delle riserve anti-crisi per la copertura dei prestiti. Nel caso di JP Morgan, per esempio, sono stati liberati ben 5,2 miliardi. “Inoltre, se guardiamo il dato complessivo sulle banche quotate sull’S&P500, si vede come le riserve per i prestiti in sofferenza possano scendere di circa 40 miliardi di dollari rispetto ai livelli di un anno fa, cioè da 30,5 miliardi a -10.2 miliardi, con quest’ultimi pronti a essere liberati per l’attività bancaria”, spiega Calef.

Secondo lo strategist, è facile dedurre che, nell’ambito di un processo di selezione di investimenti azionari, in ogni settore, anche in quelli che hanno sofferto di più, è possibile trovare player di qualità per poter diversificare il proprio portafoglio. “Nel caso del comparto bancario, il processo potrebbe prendere in considerazione, per esempio, i coefficienti di patrimonializzazione dell’istituto, in grado di determinare la capacità di fronteggiare gli impegni finanziari e di misurare il proprio livello di esposizione al rischio di credito”, conclude Calef.

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