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Moneyfarm: gli italiani hanno aspettative irrealistiche sulla pensione

Secondo la ricerca a cura di Moneyfarm e Progetica, tra gli italiani che hanno già pensato a quando vorrebbero andare in pensione (6 su 10), il 29% indica 60 anni; fra chi dichiara di sapere quando andrà in pensione, un terzo dice 67 anni; i ventenni vorrebbero poter smettere di lavorare a 55 anni

Moneyfarm: gli italiani hanno aspettative irrealistiche sulla pensione

Giovanni Daprà e Paolo Galvani, cofondatori e rispettivamente ad e presidente di Moneyfarm

Moneyfarm - società di gestione del risparmio con approccio digitale - torna ad affrontare il nodo pensioni per confrontare i desideri e le attese degli italiani con la reale situazione in cui si troveranno al momento della pensione. Le evidenze emergono da un sondaggio effettuato nell’ambito di un più ampio progetto di ricerca sulla previdenza svolto da Moneyfarm in collaborazione con Progetica, società indipendente specializzata in educazione e pianificazione finanziaria, assicurativa e previdenziale.

Gli italiani si sono mai chiesti quando vorrebbero smettere di lavorare? 6 su 10 hanno un’idea precisa

Per quanto riguarda le aspettative (quando ti piacerebbe smettere di lavorare), 6 persone su 10 hanno un'idea ben precisa (59%) ma, sorprendentemente, il 30% dei cinquantenni, non ci ha mai neanche pensato. Un dato che dovrebbe far riflettere quanti, all’avvicinarsi del fine carriera, non hanno ancora ponderato quanto tempo gli rimane per l’età della pensione e come poterla eventualmente integrare.

L’età alla quale coloro che ci hanno pensato vorrebbero poter smettere di lavorare aumenta con il passare degli anni: i giovani sono più ottimisti. I ventenni, in media, indicano come età 55 anni, i trentenni poco sotto i 60. Con il passare dell’età, insomma, si diventa più realisti. Chi ha figli pensa di dover smettere circa 3 anni dopo rispetto a chi non ne ha. Fra chi ha avuto modo di pensare al proprio futuro, aleggia un ottimismo che stride con i dati di realtà: il 29% vorrebbe andare in pensione a 60 anni, il 18% a 65 anni, con via via percentuali sempre più basse, fino ad arrivare ai 70 anni indicati da un numero molto esiguo di persone.

Solo 5 rispondenti su 10 dichiarano di sapere quando andranno in pensione (50%). Anche in questo caso, cresce la consapevolezza con il passare dell’età: si va dal 32% degli under 29, al 46% dei trentenni, al 57% dei quarantenni, fino al 65% dei cinquantenni. Questo vuol dire che il 35% degli ultracinquantenni non si è occupato di informarsi su quando andrà in pensione. Fra chi ha dichiarato di sapere quando potrà accedere alla pensione, quasi un terzo (31%) ha risposto 67 anni. Non a caso il requisito minimo per accedere alla pensione pubblica con l’attuale criterio di vecchiaia. Il resto dei rispondenti (69%) indica dai 60 ai 70 anni, con una media di poco più di 66 anni. Tali risposte mettono in luce quanto poco si conoscano i criteri per accedere effettivamente alla pensione pubblica e l’incidenza che ciascuno di essi avrà sull’assegno pensionistico.

Solo nel 18% dei casi desideri (quando vorrei smettere di lavorare) e realtà (quando mi è consentito andare in pensione) coincidono, tanto che il 76% vorrebbe poter smettere di lavorare prima dell’età della pensione. Solo il 6% vorrebbe smettere di lavorare dopo l’età prevista dalla legge. Un buon numero di persone, il 32%, dovrà lavorare fino a 5 anni in più rispetto alle proprie attese; il 26% dovrà lavorare tra 6 e 10 anni in più rispetto alle attese; il 17% addirittura oltre 10 anni in più. Con l’aumentare dell’età, il discostamento tra i propri desideri e la realtà si affievolisce, si diventa insomma più realisti sul “quando”. 

Altra domanda che sarebbe bene non trascurare è: con quanto vorresti vivere, al mese, quando sarai in pensione? 3 persone su 10 non ci hanno ancora pensato (31%), mentre 6 persone su 10 si sono fatte quantomeno un'idea (62%). 

È un pensiero che ricorre un po’ più spesso con l’avanzare dell’età: si va dal - comunque alto - 61% degli under 29 e dei trentenni, al 69% di quarantenni e cinquantenni. Da notare un 29% di cinquantenni che, nonostante l’età, non lo sa o non ci ha mai pensato. Chi ci ha già pensato parte da 1.000€ per arrivare a un picco del 25% di intervistati che desidererebbe 2.000€ netti al mese. Con il reddito sale prevedibilmente anche l’ammontare desiderato, da 1.746€ di chi oggi guadagna fino a 1.000€, fino ai 3.621€ di chi guadagna oltre 3.000€. Insomma, la cifra desiderata in media tende a essere in linea, se non superiore,

Si va da un minimo di 800€ a un massimo di 3.000€, con un picco del 12% che prevede di percepire 1.200€. Andando ad analizzare le risposte per fascia di reddito si nota che coloro che guadagnano fino a 1.000€ si aspettano in media un assegno di 995€, coloro che guadagnano fino a 2.000€ si aspettano un assegno di 1.200€, fino ad arrivare a coloro che guadagnano oltre 3.000€ e si aspettano 2.482€.

La Parte I della ricerca Moneyfarm-Progetica aveva stimato che il tasso di sostituzione (ovvero la percentuale dell'ultimo reddito coperta dalla pensione pubblica) scenderà al 60% per gli uomini che oggi hanno 60 anni e al 54% per le donne (per scendere ulteriormente per i più giovani).

Desideri e attese coincidono solo per il 7% dei rispondenti. Solo il 3% pensa che avrà una pensione più alta di quella che si aspetta; per il 90% la pensione sarà più bassa delle aspettative. La distribuzione delle differenze tra desideri e realtà si può apprezzare nel grafico sottostante, con scostamenti anche molto significativi. Circa il 50% degli intervistati pensa cha avrà una pensione che coprirà meno del 70% dei desideri. Resta il dato allarmante che 5 persone su 10 non sanno quanto percepiranno di pensione (54%): si va dal 75% degli under 30 al 49% dei cinquantenni.

Sia quando si parla di “quando” che quando si parla di “quanto” in riferimento alla pensione futura, emerge quindi un importante scollamento tra desideri e realtà degli italiani. Si evince anzi dai rispondenti un pericoloso presentismo, che lascia ancora ben poco spazio alla pianificazione; il futuro non è sufficientemente tenuto in considerazione nelle scelte di investimento e, in particolar modo, in quelle legate alla pensione. La mancanza di una cognizione realistica riguardo le tempistiche della pensione porta le persone a fare scelte sbagliate.

Giovanni Daprà, Co-fondatore e Amministratore Delegato di Moneyfarm, ha commentato: “Nonostante certe evidenze siano ormai da anni sulla bocca di tutti e nonostante i numerosi interventi legislativi, da questa ricerca emerge un ottimismo (purtroppo) ingiustificato da parte dei risparmiatori italiani. La consapevolezza è il primo passo per fare la scelta giusta: investire. A maggior ragione quando gli incentivi fiscali destinati a chi decide di investire per la pensione sono così interessanti.”

“Gli anni da vivere in pensione sono in media più di 20. Alla luce del continuo allungamento delle aspettative di vita della popolazione, soprattutto le generazioni più giovani, che non potranno contare sul welfare pubblico, non possono prescindere dalla pianificazione di questa fase cruciale della loro vita” – ha concluso Paolo Galvani, Co-fondatore e Presidente di Moneyfarm”.

 

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