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De Luca (Gamma Capital Markets), “Le aziende farmaceutiche non accetteranno limitazioni sui brevetti”

Dietro la richiesta di Joe Biden c’è il tentativo di rimuovere colli di bottiglia e aumentare la distribuzione dei vaccini nel mondo. Secondo Moderna, che recupera in Borsa dopo il tonfo di giovedì scorso, la liberalizzazione servirebbe a poco, perché non ci sono abbastanza siti e lavoratori qualificati per la produzione

De Luca (Gamma Capital Markets), “Le aziende farmaceutiche non accetteranno limitazioni sui brevetti”

Carlo De Luca, Responsabile Investimenti di Gamma Capital Markets

La scorsa settimana la Casa Bianca si è fatta capofila della richiesta alle aziende farmaceutiche di rimuovere le protezioni dei brevetti per le terapie contro il Sars-CoV-2 e si è impegnata a farsi parte attiva nei negoziati in corso al World Trade Organization (Wto). Sulle aziende titolari di brevetti la reazione dei mercati non si è fatta attendere. Ma è stato solo un temporale estivo, che inzuppa ma scappa via. Moderna, che nel primo trimestre ha riportato il primo utile della sua storia pari a 1,22 miliardi di dollari, nel premarket di giovedì 6 maggio, ha segnato un tonfo di oltre l'8% sotto i 150 dollari. Simile la traiettoria di Pfizer, anche se con numeri più contenuti. Ma entrambe, a chiusura di ottava, hanno recuperato buona parte del terreno perduto. Segno che il mercato non crede realistica l’ipotesi formulata da Joe Biden, soprattutto in America, dove la tutela dei brevetti è considerata strategica.

L’annuncio in gni caso ha ottenuto adesioni formali da Russia ed Europa, ma un "niet" da Angela Markel, che ha dichiarato poco realistica l’ipotesi e ha difeso la “proprietà intellettuale come fonte di innovazione da proteggere anche per il futuro”. “Le aziende farmaceutiche non accetteranno, al limite subiranno decisioni in tal senso”, è il parere di Carlo De Luca, Responsabile Investimenti di Gamma Capital Markets. Che spiega: “La proposta di liberalizzare i brevetti è stata dapprima avanzata dal Sud Africa e dall’India nella World Trade Organization, che hanno guidato una delegazione di circa 60 Paesi interessati a propugnare la causa, ma non è mai stata presa in considerazione fino alla proposta di Joe Biden, quando la mozione di sospensione ha cominciato a essere una possibilità”.

Nonostante la protezione della proprietà intellettuale sia sempre stata sostenuta dagli Usa, è chiaro – come spiega De Luca - che dietro tale rottura c’è il tentativo di rimuovere eventuali colli di bottiglia e aumentare la produzione e la distribuzione dei vaccini nel resto del mondo, soprattutto nelle aree più colpite, come India e Brasile. Quanto alle reazioni a caldo del mercato, secondo lo strategist, si tratta di normali prese di beneficio, “I titoli non sono crollati: si tratta quindi di una reazione fisiologica in seguito ai rialzi molto elevati negli ultimi mesi”. “Questa - aggiunge De Luca - è stata la prima vera notizia negativa per questi titoli, ma non mi sembra abbia scalfito più di tanto il sentiment positivo sul settore”.

Tra le società più colpite dalla proposta di Biden, c’è sicuramente Moderna. Ma l’amministratore delegato Stéphane Bancel ha già affermato che per la sua azienda “non cambia nulla”, perché, "non ci sono abbastanza siti e lavoratori qualificati per la produzione" e che, “per eseguire una sperimentazione clinica, ottenere i dati, l'approvazione del prodotto e la produzione su scala si impiegherebbero almeno sei, o dodici, o anche 18 mesi". “Senza ottenere, quindi, risultati efficienti nell’immediato”, conclude De Luca.

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