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Bernardi (Diaman Partner), “Anche gli investitori in criptovalute amano la prevedibilità di un bond”

La Bei ha lanciato per la prima volta un'obbligazione digitale attraverso la blockchain di Ethereum, aprendo definitivamente la strada alla finanza decentralizzata

Il logo della piattaforma Ethereum

Il logo della piattaforma Ethereum

All’inizio di maggio la Banca europea per gli investimenti (Bei) ha lanciato un’emissione di obbligazioni digitali del valore di 100 milioni di euro sulla piattaforma blockchain Ethereum con Goldman Sachs, Santander e Société Générale come lead manager dell’operazione. Gli investitori hanno acquistato il token (ovvero la rappresentazione del bene digitale) utilizzando il fiat tradizionale (in questo caso l’euro) e saranno rimborsati in euro alla scadenza. Se l’importo è davvero minimo, a livello di test, è certo che la mossa della Bei potrebbe portare altri grandi player verso l’adozione di questa tecnologia per l’emissione di titoli, con effetti prevedibili sul valore del token, e soprattutto aprendo definitivamente la strada alla finanza decentralizzata che sta emergendo dal mondo delle criptovalute. “L’emissione della Bei è nella sostanza una prova, un primo esperimento che a mio parere è stato fatto per due ragioni: accedere alla nuova ricchezza che si è formata con l’impressionante crescita delle criptovalute, e fornire un meccanismo più veloce per distribuire i bond a quella parte di cripto-investitori interessati a un ritorno più tranquillo”, spiega Daniele Bernardi, Ceo di Diaman Partners.

Un recente sondaggio ha stabilito che nel Regno Unito sono già il 6%, ovvero 1,8 milioni di persone, gli investitori che hanno puntato sulle criptovalute. Questa categoria di investitori è in continuo aumento in tutto l'Occidente. Ma sopportare una volatilità del 90% del proprio portafoglio non piace proprio a tutti, e il bond emesso da un’istituzione come la Bei offre un’importante elemento di stabilità e controllo del rischio. “Il motivo principale di questa emissione-test è quella di attingere a un mercato diverso, molto ricco e che in questo momento ha l’esigenza di avere un posto dove parcheggiare i propri investimenti in maniera diversa”, conferma Bernardi.

Ma perché è stato scelto proprio il circuito Ethereum? “Perché ha un linguaggio di programmazione, chiamato Solidity, che permette di realizzare smart contracts (cioè programmi con regole stabilite), dove è possibile scambiare liberamente e dove sono definite le regole anche di restituzione del capitale e distribuzione degli interessi. “In altri termini, quando compri questo bond compri già un’obbligazione con regole scritte e immodificabili”, conclude Bernardi

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