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Candriam, “Chi scommette su un aumento duraturo dell’inflazione rimarrà deluso”

In aprile sia i prezzi alla produzione sia quelli al consumo hanno subìto una forte accelerazione in molti Paesi. Tuttavia, secondo gli strategist, questa fase potrebbe essere temporanea e durare solo un paio di mesi

Una batosta da 625 euro a famiglia dall’inflazione

La solida ripresa economica e le politiche monetarie e fiscali accomodanti hanno riportato in primo piano l’inflazione. Nel breve termine, secondo Nadège Dufossé, Head of Cross Asset Strategy, e Florence Pisani, Global Head of Economic Research di Candriam, ci sono numerosi elementi che potrebbero favorire tensioni inflattive: l’aumento dei prezzi delle materie prime, l’incremento dei costi di spedizione, i rallentamenti in alcuni settori industriali (in particolare quello dei semiconduttori), l’esaurimento delle scorte, e anche aumento dei prezzi nel settore dei servizi dovuto alla riapertura delle economie. “Tutti questi fattori hanno contribuito a spingere i prezzi al rialzo: nel mese di aprile sia i prezzi alla produzione sia quelli al consumo hanno subito una forte accelerazione in molti Paesi", confermano gli strategist. Che aggiungono: “Anche i sondaggi Pmi evidenziano in generale un aumento dei prezzi dei fattori di produzione, che allungano i tempi di consegna delle forniture, indicando il probabile perdurare delle pressioni inflazionistiche per qualche tempo”.

Tuttavia, secondo gli strategist, questa fase potrebbe essere temporanea e durare per esempio un paio di mesi, poiché le forniture si adegueranno alle riaperture e le scorte saranno ricostituite. “Ciò potrebbe richiedere un po’ più tempo del previsto, poiché le filiere globali hanno subito interruzioni significative”, affermano Dufossé e Pisani. Che aggiungono: “La maggior parte delle Banche centrali, tuttavia, probabilmente aspetterà ancora prima di ritirare le misure di sostegno, monitorando l’aumento transitorio dei prezzi, mentre l'attività economica acquisisce slancio”. Un elemento che però non va sottovalutato è costituito dal fatto che la maggior parte delle economie è ben lontana dalla piena occupazione. Nonostante la ripresa dell’attività, ad aprile circa 10 milioni di posti di lavoro mancavano ancora all’appello negli Stati Uniti, mentre l’Eurozona è ancora più lontana dal tasso di occupazione pre-crisi. “Restiamo convinti che le Banche centrali eviteranno una stretta prematura, ma il nervosismo degli attori di mercato è comprensibile e i timori sull’inflazione probabilmente ci accompagneranno per qualche tempo, soprattutto perché alcune Banche centrali potrebbero ritenere vantaggioso avere un’inflazione un po’ più alta rispetto a prima della pandemia”, dicono i due strategist. E’ il caso della Federal Reserve che ha annunciato che avrebbe tollerato un periodo di aumento dei prezzi superiori al target. “Chi scommette su un aumento duraturo dell’inflazione probabilmente rimarrà deluso: se l’economia dovesse surriscaldarsi, le Banche centrali hanno a disposizione diversi strumenti per calmare le tensioni”, dicono gli strategist.

Date le aspettative di inflazione moderata e tassi d’interesse reali più elevati ma comunque bassi, Candriam rimane sovrappesata sulle azioni. “Diversamente dalle obbligazioni, le azioni tendono a registrare le performance migliori in uno scenario (moderatamente) inflazionistico. Anche se ad un aumento dei tassi tendenzialmente corrisponde una diminuzione dei P/E delle azioni, la sensibilità alle revisioni del momentum della crescita è ancora più importante”, spiegano Dufossé e Pisani. Inoltre – aggiungono gli strategist - alcune aziende riescono a trasferire l’aumento dei costi ai consumatori, limitando così l’impatto sugli utili". Favoriti sono i titoli a bassa e media capitalizzazione negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in America Latina, e la view è particolarmente positiva sulle banche statunitensi e dell’Uem, che traggono i maggiori benefici dal previsto irrigidimento della curva dei rendimenti. “In questo scenario manteniamo una duration più breve e sottopesiamo le obbligazioni. I rendimenti offerti dai titoli a più lunga scadenza perdono il loro appeal, perché potrebbero non riuscire più a compensare l’inflazione”, concludono Dufossé e Pisani.

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