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Fugnoli (Kairos), “Già dal prossimo anno i prezzi inizieranno a muoversi all’insù in modo lento, ma corale”

Secondo lo strategist ci troviamo di fronte a due tipi distinti di inflazione: una temporanea e una strutturale. La prima sparirà, mentre la seconda crescerà fino a portarsi a ridosso del 3% negli Stati Uniti

Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos sgr

Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos sgr

Negli ultimi giorni è tornato alla ribalta il tema dell’inflazione e della sua natura, più o meno temporanea, che si manifesta in un numero sempre più ampio di settori. Se in Europa l’inflazione è ancora contenuta nei prezzi al consumo, le imprese l’avvertono chiaramente nei continui rincari delle materie prime e di componenti importanti come i semiconduttori. L’inflazione è quindi tornata per restare, o si tratta di una nuvola passeggera? “Le Banche centrali si affannano a dire che si tratta di una fiammata temporanea, ma sono le stesse Banche centrali a dichiarare di volere un’inflazione più alta”, risponde Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos Partners. “Il risultato – aggiunge Fugnoli – è che il mercato è disorientato e in certe sue parti si comporta come se l’inflazione fosse davvero temporanea, mentre in altre sembra invece cominciare a scontare un aumento strutturale dei prezzi”.

La confusione, secondo lo strategist, nasce da due fattori: il primo è che ci troviamo di fronte contemporaneamente a due tipi distinti di inflazione, temporanea da una parte e strutturale dall’altra. Il secondo fattore è che le Banche centrali vogliono al tempo stesso un’inflazione più alta, ma anche tassi stabili su livelli vicino a zero. “Per questo mettono l’accento sull’inflazione temporanea quando vogliono convincere i mercati ad accettare i tassi bassi, mentre al tempo stesso lavorano per alzare il livello dell’inflazione strutturale”, dice Fugnoli.

Proviamo quindi a considerare più da vicino questi due tipi di inflazione. Quella temporanea è il risultato del grande disordine creato dalla pandemia. Come spiega Fugnoli, il crollo della produzione nella primavera del 2020 e l’incertezza sulla durata della crisi hanno indotto molte imprese a fare ipotesi sul comportamento dei consumatori, che si sono poi rivelate sbagliate. Si è pensato, per esempio, che con le persone chiuse in casa e con meno soldi in giro la domanda di automobili sarebbe scesa drasticamente. Le case automobilistiche hanno quindi tagliato subito la produzione e lo stesso hanno fatto i loro fornitori. “Quando più tardi hanno scoperto che grazie ai sussidi pubblici e alle minori spese quotidiane c’erano in realtà più soldi di prima per acquistare beni durevoli come case e auto, la domanda in crescita si è trovata di fronte a un’offerta in calo - dice Fugnoli - Le imprese che avevano alleggerito le scorte si sono trovate a doverle improvvisamente ricostituire e ora devono strapagare per potersele procurare”. In questa situazione caotica sono saliti ovviamente anche i costi di trasporto, dovuti anche al rincaro del prezzo del petrolio. “Questa inflazione da disordine rientrerà nel giro di qualche mese per la maggior parte dei settori. E l’anno prossimo in quest’epoca l’inflazione sarà molto più bassa di adesso e molti diranno: ‘vedete, avete gridato al lupo e non è successo niente di serio!’”, dice Fugnoli.

Ma nel frattempo, più silenziosa, sarà partita l’inflazione strutturale. Quando già l’anno prossimo si sarà esaurito l’output gap, quando cioè la domanda globale avrà rimesso al lavoro le risorse umane e materiali rese inoperose dalla recessione, i prezzi inizieranno a muoversi all’insù, in modo lento, ma corale. E lo faranno, a quel punto per anni, non per mesi. Riassumendo, avremo una fiammata quest’anno, un ritorno a un’apparente normalità l’anno prossimo e poi un graduale e solido rialzo dell’inflazione negli anni successivi. “Non parliamo certo di iperinflazione, ma una velocità di crociera più vicina al 3% che al 2% negli Stati Uniti non dovrà sorprendere. In Europa le cose saranno più lente, ma la direzione sarà la stessa”, conclude Fugnoli.   

 

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