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Gianti (Swissquote), “Petrolio: la riduzione delle scorte pesa più della variabile iraniana”

Le quotazioni del greggio salgono, ma sono frenate dai timori di un ritorno di Teheran sul mercato internazionale. Ma, secondo l’analista, è probabile la rottura dei recenti massimi di prezzo, e vedere un ritorno a 75 dollari nel medio periodo, e a 80 dollari nel 2022

Gianti (Swissquote), “Petrolio: la riduzione delle scorte pesa più della variabile iraniana”

Stefano Gianti, analista di Swissquote

Molta enfasi è stata data al “fattore Iran” per spiegare l’andamento anomalo del prezzo del petrolio degli ultimi giorni. Ieri le quotazioni erano in ribasso dopo una settimana di forte recupero, mentre i colloqui tra l’Iran e le potenze mondiali sono tuttora in corso a Vienna per risolvere le questioni in sospeso su un accordo nucleare, che potrebbe portare alla rimozione delle sanzioni statunitensi sui flussi di greggio provenienti da Teheran. Ma, secondo Stefano Gianti, analista di Swissquote, l’elemento dirimente, nonché il fattore di sostegno del petrolio, è però un altro, ovvero la diminuzione delle scorte di petrolio. “Consideriamo che ben otto delle ultime dieci rilevazioni settimanali dell’EIA (U.S. Energy Information Administration) hanno evidenziato una diminuzione delle scorte – dice Gianti – E questo è un ottimo segnale per mantenere il trend di ripresa dei prezzi in corso”. “D’altra parte – aggiunge Gianti - quello delle scorte rimane il migliore indicatore, mentre le tensioni con Teheran rimangono irrisolte, anche se dagli ultimi colloqui sembra aprirsi la possibilità di una revoca delle sanzioni”.

In ogni caso, secondo l’analista, ci vorranno ulteriori trattative, e al momento manca l’accordo su diversi dettagli. “Per questo motivo i prezzi sono risaliti negli ultimi giorni nella parte alta del canale di prezzi sopra descritto”, dice Gianti. Il prezzo del petrolio sta infatti attraversando una fase di trading range tra un minimo di 57 e un massimo di 68 dollari. Da tre mesi, inoltre, la volatilità dei prezzi è mediamente più bassa rispetto alla propria storia. “Va poi considerato che anche se la produzione del greggio iraniano tornasse sul mercato, le scorte globali dovrebbero continuare a ridursi, e quindi rimane probabile una rottura dei recenti massimi di prezzo, per vedere nel medio periodo un ritorno a 75 dollari, livelli che sul WTI non si vedono dall’ottobre 2018”, spiega Gianti.

Secondo l’analista, solo nel più lungo periodo, all'inizio del 2022, con una richiesta più sostenuta da parte dell’Asia (e della Cina in particolare), le quotazioni potranno assestarsi verso area 80 dollari. "Sarà però difficile rivedere prezzi superiori a 80 dollari, a meno che intervenga un nuovo accordo OPEC+ per sostenere ulteriormente i prezzi", afferma Giani. Che conclude: “Siamo però convinti che, dopo lo shock di prezzi dell’aprile 2020, un WTI compreso tra 70 e 75 dollari sia vantaggioso per i Paesi produttori”.

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