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Ozkardeskaya (Swissquote), “Il Pil Usa conferma le stime positive per il petrolio”

Secondo lo strategist, grazie a una serie di dati piuttosto incoraggianti provenienti dagli Stati Uniti, non vi è alcuna ragione apparente per essere ribassisti. Solido supporto del greggio statunitense vicino al livello di 62 dollari al barile

Perché il petrolio sale nell’era delle rinnovabili

Il petrolio è rimasto stabile ben oltre i 65 dollari al barile per il greggio statunitense e poco sotto i 70 dollari per il Brent, nonostante i dati abbiano mostrato la scorsa settimana un calo più lieve delle scorte di greggio degli Stati Uniti, suggerendo che la domanda alla fine non era così forte come previsto dagli analisti. Come spiega Ipek Ozkardeskaya, Senior Analyst Swissquote, si è un po’ affievolito l’entusiasmo per i 70 dollari al barile, e ciò è probabilmente dovuto alle prospettive di ritardo nella ripresa economica globale. Ma, per molti investitori a lungo termine, il calo dei prezzi dei titoli petroliferi ed energetici rappresenta un'opportunità per rafforzare le posizioni lunghe per una copertura dall'inflazione e un reflation-trade certamente necessari. “Dovremmo vedere un solido supporto del greggio statunitense vicino al livello di 62 dollari al barile, che rappresenta la media mobile a 50 giorni che finora ha agito come un trigger di acquisto per i rialzisti del petrolio negli ultimi due mesi”, dice Ozkardeskaya.

Come spiega lo strategist, a livello globale, con una serie mista di dati piuttosto incoraggianti provenienti dagli Stati Uniti, non vi infatti è alcuna ragione apparente per essere ribassisti sull'oil. Il Pil Usa è stato confermato al +6,4% della stima preliminare, che si confronta con un +4,3% registrato nel quarto trimestre 2020. “Le preoccupazioni sull'inflazione sono ancora nella mente dell'investitore medio, ma i commenti ripetuti di frequente dai funzionari della Fed secondo cui "l'aumento dell'inflazione non durerà a lungo" ha un effetto ipnotizzante e calmante sul sentiment”, dice Ozkardeskaya. Come noto, una crescita robusta è ovviamente una buona notizia per la ripresa, ma è una cattiva notizia per le pressioni inflazionistiche, poiché un miglioramento dell'attività economica significa anche una maggiore pressione positiva sui livelli dei prezzi. Pertanto, secondo Ozkardeskaya, in teoria i titoli industriali, energetici e minerari dovrebbero fare meglio dei loro colleghi tecnologici. “Ma questa non è la tendenza che vediamo nel rapporto sul Pil. Il Nasdaq, al contrario, gode di un vantaggio di posizione, e la passione degli investitori per i titoli tecnologici e il loro appetitoso potenziale di crescita è difficile da contenere”, commenta lo strategist.

Nelle materie prime, un’impostazione dell'inflazione maggiore è una spinta per l'oro, che finalmente sta superando la resistenza di 1.900 dollari per oncia. I deboli rendimenti statunitensi continuano a fornire un supporto ai rialzisti sull’oro, poiché le preoccupazioni sull'inflazione, e forse anche la recente caduta delle criptovalute, hanno spinto maggiori flussi verso il metallo giallo. “Tuttavia, ci sono segnali che una correzione al ribasso potrebbe essere dietro l'angolo, poiché l'indicatore RSI (ovvero l’indice di forza relativa utilizzato nell’analisi tecnica, ndr) ora punta a condizioni di mercato di ipercomprato: il che significa che l'oro potrebbe essere stato acquistato troppo velocemente in un periodo di tempo troppo breve”, conclude Ozkardeskaya.

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