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Fickus (Comgest), Attenzione alla "bolla green"

Lo strategist invita a non seguire le mode, perché il settore ha un grande potenziale, ma i titoli si stanno surriscaldando. Il suggerimento è di considerare anche le aziende della old economy innovative e a basso impatto ambientale

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I mercati finanziari si sono letteralmente infatuati dei titoli green. Ma a breve termine, guardando all'evoluzione di indici come l'MSCI World Environment, il rischio di una bolla speculativa su questi titoli non può essere escluso. Come spiega Wolfgang Fickus, Product Specialist di Comgest, la maggior parte delle aziende green sono giovani (la stessa Tesla non ha ancora 20 anni) e a volte in una fase iniziale di sviluppo. “Questi sono rischi da tenere in considerazione se si vuole che i propri investimenti in Borsa contribuiscano alla lotta contro il cambiamento climatico – spiega Fickus - Anche se uno dei ruoli dei mercati finanziari è quello di prendere rischi per finanziare il futuro, la crescita e l'innovazione, la questione oggi è valutare se non ci stiamo muovendo troppo velocemente sui titoli green”. Lo strategist ricorda lo scoppio della bolla tecnologica del 2000. “Gli investitori avevano ragione, soprattutto per quanto riguarda il fortissimo potenziale dell’ecommerce. Ma erano da cinque a dieci anni in anticipo, perché né le infrastrutture né il consumatore erano pronti per queste nuove tecnologie”, dice Fickus.

E se l'onda verde di oggi fosse simile all'euforia che ha fatto schizzare i titoli tecnologici 20 anni fa, con l’esito che sappiamo? “L'esperienza insegna che a volte è meglio diffidare dalle mode. Investire nei titoli green di oggi non è necessariamente il modo migliore per contribuire alla decarbonizzazione dell'economia e per avere successo negli investimenti finanziari a lungo termine”, afferma Fickus. Che aggiunge: “Un approccio bottom-up, che consiste nel valutare il rendimento potenziale e la considerazione delle questioni climatiche, azienda per azienda, sembra preferibile. Consente di evitare di essere sedotti da ciò che è “alla moda" e di identificare i futuri vincitori di una crescita a lungo termine rispettosa dell'ambiente”.

L'approccio bottom-up, secondo lo strategist, può anche portare a investire in attori della old economy che, con una lunga storia di innovazione, potrebbero fornire soluzioni per ridurre l'impronta di carbonio delle loro attività. “Anche il sostegno alle aziende che riducono l'intensità di carbonio dei settori inquinanti sembra cruciale per uno sforzo climatico di successo”, è il commento di Fickus. In ogni caso, mercati finanziari, investitori e asset manager possono dare un contributo importante per accelerare il cambiamento nel mondo corporate e combattere il riscaldamento globale a lungo termine. “Ma questo è un lavoro di base che richiede pazienza negli investimenti e una visione a lungo termine. Non c'è una soluzione miracolosa, anche se l'esplosione dei titoli green sul mercato azionario vorrebbe farcelo credere”, conclude Fickus.

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