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Benetti (Gam), “E’ la diversificazione la migliore barriera contro le bolle”

Secondo lo strategist, qualche azienda tecnologica, qualche titolo quotato di recente e diverse società attive nelle energie alternative sono effettivamente in ebollizione. Un effetto domino travolgerebbe l'intero mercato, che oggi si trova in una “fase tarda” del ciclo economico

Goldman Sachs lo ammette,”bolle” a Wall Street

Dodici mesi fa il mercato azionario si lasciava alle spalle “i dieci giorni che sconvolsero il mondo” e cominciava la corsa verso nuovi record, a dispetto di una situazione globale drammatica e di un crollo nell’attività economica mai visto in tempi di pace, e il settimanale The Economist metteva in copertina il “pericoloso divario” tra Wall Street e Main Street, tra l’economia di carta e l’economia del bullone e della lamiera. Dal 23 marzo 2020 l'S&P500 è salito di oltre il 77%, alcuni titoli del settore tecnologico hanno registrato performance a tre cifre, stellari quelle delle criptovalute. E l’unica risposta possibile alla domanda posta dal New York Times poco tempo fa, se cioè il mercato sia in una condizione di bolla, sembrerebbe un granitico “sì”. "Ma il quesito posto dal giornale era più sottile, chiedeva cioè quale sia il momento in cui una fase di crescita dei prezzi si trasforma in una bolla pronta a deflagrare. E in questo caso la risposta è tutt’altro che granitica, esige semmai un supplemento di attenzione", afferma Carlo Benetti, Market Specialist di Gam (Italia) Sgr.

Come ricorda Benetti, le “bolle” sono uno dei fenomeni più antichi e controversi nella storia dei mercati finanziari, un fenomeno tutto sommato raro, ma dai forti effetti distruttivi. Ma come riconoscerle? “Riconoscere le bolle è difficile e ancor più difficile, e costoso, è mettersi contro il mercato qualora si ravvedano forti incongruenze nei prezzi”, spiega Benetti. Si misero contro il mercato i protagonisti del libro “The Big Short” di Lewis ritenendo insostenibile il mercato dei subprime, ed ebbero ragione. “Ma, come dimostrato da studi successivi, furono anche molto fortunati – dice Benetti - Oggi lo scenario non è semplicemente diverso, è completamente inedito. La Cina, le enormi potenzialità della tecnologia, le politiche monetarie e le condizioni della liquidità, il debito e l’inflazione, tutto contribuisce ad aumentare la complessità e il numero dei possibili esiti. E qualsiasi tentativo di scrutare il passato per cercare indizi sul futuro è inutile”.

E allora, siamo in una bolla? Per capirlo, secondo Benetti, non aiutano neppure i principali indicatori di Wall Street perché, per quanto “tirati”, a questi si oppongono altrettanto buoni argomenti a confutazione. “Proviamo ad avvicinarci da un’altra strada, riconoscere per esempio che non è sufficiente la condizione di sopravvalutazione dei corsi per gridare alla bolla speculativa e, semmai, riconoscere che solo alcuni settori e titoli sono sopravvalutati, sia in rapporto ai loro fondamentali che ai consueti ratio finanziari”, dice Benetti. Bolle singole, quindi. E, secondo lo strategist, è preferibile la similitudine dell’incendio a quella della bolla. “Per trasformare una fiamma in un incendio devastante occorre la combinazione di materiale infiammabile, calore e ossigeno – spiega Benetti - Anche per alimentare una bolla sono necessari tre elementi, tutti presenti al momento: facile accesso al trading, che tramite le piattaforme è disponibile quasi senza costi e in qualsiasi momento; facile accesso al credito, e questo livello dei tassi non è certo un ostacolo; infine, l’ampia platea degli operatori, molti dei quali si ritrovano su Reddit e Robinhood, completa il terzo elemento necessario per un incendio”.

Quanto alla scintilla che innesca la fiamma o fa esplodere la bolla, secondo Benetti, potrebbe essere un cambio nelle politiche fiscali dei governi, o in quelle monetarie delle Banche centrali (o meglio della Fed). "Ma la scintilla - aggiunge Benetti - potrebbe anche nascondersi in una qualsiasi novità tecnologica, in una società di trading in difficoltà, in una nave messa di traverso in un canale o, meglio, nelle dispute sul controllo di un canale ancora più importante, quei sei chilometri di mare che separano Taiwan dalla città cinese di Xiamen".

In ogni caso, quello attuale è un mercato non economico ma neppure troppo tirato, il fuoco è circoscritto a poche aree, qualche nome della tecnologia, titoli quotati di recente, società attive nelle energie alternative. Ma se è vero che le bolle sono il più delle volte confinate in parti del mercato, è altrettanto vero che l’effetto domino travolge il mercato intero che, oggi, si trova in una condizione di “fase tarda” del ciclo. Secondo John Authers di Bloomberg la fase “bullish” è infatti molto più vecchia di dodici mesi, e quanto accaduto nel febbraio del 2020 è stato solo una correzione violenta del ciclo avviato nel 2009. "In ogni caso non è così importante saper riconoscere il momento in cui un mercato da “bullish” si trasforma in “bubblish”, me è più importante accettare l’ineludibilità di queste fasi e comportarsi in modo conseguente", dice Benetti. Che aggiunge: "Non esistono portafogli invulnerabili alle oscillazioni dei prezzi, esistono però portafogli che diventano anti-vulnerabili quando si preparano all’incendio predisponendo opportune barriere tagliafuoco".

La prima e più importante barriera “tagliafuoco” dei portafogli è la diversificazione. "Che il portafoglio debba essere diversificato è stranoto, ma altro è l’operazione naif di mettere nel portafoglio un po’ di questo e un po’ di quello, altro è l’allocazione delle classi di attivo secondo i criteri della decorrelazione, esercizio che richiede competenze e intelligenza", afferma Benetti. Che aggiunge: "Un’altra barriera tagliafuoco è un posizionamento “barbell”, pesi distribuiti alle estremità, come nei bilancieri utilizzati in palestra: da una parte l’esposizione con attività rischiose al beta di mercato e alla direzionalità, dall’altra l’opportuno posizionamento su strategie a protezione, alternative, multi-asset a bassa volatilità". Per concludere, la sfida di oggi è il valore aggiunto nella ricerca e definizione della diversificazione più efficace.

 

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