Quantcast

Criptovalute

Merone (Bitpanda), “Bitcoin non è green. Ma il Crypto Climate Accord lo renderà più sostenibile”

Secondo lo strategist, non è corretto affermare che l’attività di mining rappresenti ovunque un problema reale per l’ambiente. Lo è sicuramente in Cina, che ricava il 60% dell’energia dal carbone, ma non in Europa dove si utilizzano anche fonti energia pulita. In ogni caso più il settore cresce, maggiori saranno le innovazioni che verranno apportate alle attività di estrazione

OnePoll, "Italiani: popolo di santi, poeti e aspiranti investitori"

Orlando Merone, Country Manager di Bitpanda

Diversamente da altri “nerd” della Silicon Valley che non apportano più grandi innovazioni ai loro business un tempo rivoluzionari e invecchiano sopra i loro utili stellari, Elon Musk resta il vulcano che conosciamo, l’imprenditore visionario e di tendenza. Dopo il suo innamoramento per Dogecoin, un’anonima meme-coin che ha portato “to the moon” con i suoi tweet (+1.600 per cento da inizio anno), è la volta di Chia, una criptovaluta giovanissima (è stata scambiata per la prima volta il 3 maggio) ma con un grande futuro, perché - secondo Musk - rappresenta la migliore sintesi dei due canoni del progresso: il green e il digitale.

La passione del fondatore di Tesla e Space X per il mondo delle criptovalute è noto: lo scorso novembre ha investito parecchi milioni di dollari in Bitcoin, per poi disinvestire. E la ragione ufficiale sarebbe l’impatto ambientale delle attività di mining. Chia si presenta invece come una criptovaluta ecologica che funziona su storage ad alta velocità e, a detta degli esperti, il suo sviluppo potrebbe anche innescare carenze di SSD (un tipo di hard disk che utilizza memorie flash invece dei dischi rigidi) nel prossimo futuro.

La grande domanda quindi non è se Chia potrà un giorno potrà diventare popolare come Bitcoin, ma se la tecnologia utilizzata per le criptovalute più mature è compatibile con i nuovi e stringenti canoni ambientali. “Da più parti stanno giungendo interrogativi sulla sostenibilità di tutti quei processi necessari per arrivare all’estrazione dei Bitcoin, tant’è che, prima Bill Gates e pochi giorni fa Elon Musk, hanno lanciato diverse stoccate in riferimento ai rilasci eccessivi di anidride carbonica da parte dei computer dei miners“, conferma Orlando Merone, Country Manager della piattaforma di trading Bitpanda. Che aggiunge: “Per produrre Bitcoin si consuma molta energia, e non si può negare che questo sia un problema. Tuttavia, per valutare i consumi occorre considerare anche la fonte, perché non tutta l'energia utilizzata per l'estrazione di Bitcoin può essere considerata 'sporca'. Basti pensare all’energia prodotta di notte, quando c’è un surplus, o a quella proveniente da fonti rinnovabili”.

La valutazione dell’impatto ambientale causato dal mining dipende infatti da molti fattori, tra i quali il Paese che si osserva. “Alcuni utilizzano molta energia e non si adoperano abbastanza per evitare di inquinare. Ma se si guarda per esempio all’Europa, spesso le operazioni avvengono proprio di notte, quando l'energia è praticamente gratuita o addirittura sono previsti incentivi per consumarla”, dice Merone. “Un’altra possibilità – aggiunge lo strategist - sarebbe assorbire l’energia generata in eccesso dalle fonti rinnovabili nelle ore centrali della giornata, spesso ceduta sul mercato dai produttori a prezzi negativi per evitare il blocco totale o parziale degli impianti eolici e solari”. Secondo Merone, se tutta questa energia fosse prodotta da fonti rinnovabili non rappresenterebbe un grosso problema. “Purtroppo però - come evidenziano i dati di Bitcoin Electricity Consumption Index dell'Università di Cambridge - due terzi dei miner si trovavano in Cina, che ricava circa il 60 per cento dell’energia dal carbone, la fonte fossile più inquinante”, dice Merone.

Quando si parla di questo tema, è anche importante considerare che lo status quo non durerà per sempre. “Guardando ai Bitcoin e alla tecnologia che regge il suo sistema, ci sono stati molti cambiamenti rispetto all’inizio e negli ultimi anni sono stati apportati diversi miglioramenti – spiega Merone - Si tratta di innovazioni che migliorano notevolmente il sistema, come anche nel caso di Ethereum, ma non sono soluzioni originali che si possono considerare definitive e nulla è scritto nella pietra. Più il settore cresce, più attori sono coinvolti, maggiori saranno le innovazioni e le migliorie che verranno apportate”.

In altri termini, la questione, allo stato attuale, risulta complessa e non molto positiva, ma non sarebbe neanche così negativa come alcuni vogliono farla apparire. “E soprattutto non è corretto affermare che ovunque, a livello globale, questa attività rappresenta un problema reale per l’ambiente”, aggiunge Merone. Che conclude: “Il recente Crypto Climate Accord è un passo nella giusta direzione. Ispirato all'Accordo di Parigi, è un patto sul clima firmato da organizzazioni operanti nel campo delle criptovalute. Iniziative come questa potrebbero e dovrebbero aiutare a far progredire lo sviluppo sostenibile del nostro settore. Abbiamo bisogno di vederne sempre di più”.

 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400

I più letti

Articolo successivo