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Analisi

Transizione energetica: perché crederci e investire

Per gli investitori non si tratta di un’opportunità ciclica ma di un trend strutturale da comprendere nei suoi molteplici aspetti. Come spiega Mark Lacey di Schroders

Transizione energetica: perché crederci e investire

Mark Lacey, head of global resource equities di Schroders

La trasformazione strutturale in atto nel settore energetico richiederà diversi decenni. Gli investimenti sono appena iniziati e per avvicinarci alla meta della neutralità carbonica nel 2050 servirà un’accelerazione rispetto ai livelli attuali. Il volume delle risorse necessarie, stimato attorno ai 100mila miliardi di dollari tra il 2020 e il 2050, è considerevole, sia rispetto ai precedenti cicli di investimento in ambito energetico, sia rispetto ad altri settori.

Per gli investitori, pertanto, non si tratta di un’opportunità ciclica ma di un trend strutturale da comprendere nei suoi molteplici aspetti, come suggerisce Mark Lacey, head of global resource equities di Schroders.

«Chi investe nella transizione energetica su larga scala dovrebbe prendere coscienza di quella che possiamo definire come la sfida del secolo, e che vien ben descritta dall’ultimo libro del fondatore di Microsoft, Bill Gates “Clima. Come evitare un disastro. Le soluzioni di oggi. Le sfide di domani”. In qualità di gestore di portafoglio, attivamente coinvolto in questo trend strutturale, ritengo che le soluzioni in questo testo confermino l’adeguatezza delle decisioni prese da me e dal mio team, anche in termini di tecnologie e innovazioni su cui puntare. Gates sottolinea l’esigenza di iniziare velocemente a ridurre la dipendenza da combustibili fossili nei prossimi 30 anni per arrivare ad azzerare le emissioni nette. Neutralità carbonica non significa necessariamente che abbandoneremo del tutto l’uso dei combustibili fossili. C’è una concreta possibilità di riuscire a eliminarli in settori quali la generazione di energia e i trasporti su terra, ma in altre aree, come la produzione di acciaio e cemento, di fertilizzanti o plastica leggera, con ogni probabilità vi ricorreremo ancora. Anche se il carbonio poi dovrà essere catturato e non immesso nell’atmosfera».

Innescare un circolo virtuoso

Secondo Lacey, così come viene ribadito dal fondatore di Microsoft, non solo le soluzioni esistono già, ma se introdotte in tempi rapidi in aree quali reti elettriche, trasporti, agricoltura e produzione manifatturiera, contribuirebbero fin da subito a ridurre le emissioni.

«Lungo la catena del valore della transizione energetica, i costi delle tecnologie necessarie sono già a livelli tali da competere con quelli dei combustibili fossili e continueranno a diminuire. La posta in gioco è elevata: evitare di immettere ogni anno 51 miliardi di tonnellate di gas serra nell’atmosfera».

Come lo stesso Bill Gates ricorda nel suo libro, ai governi, e quindi ai responsabili delle politiche pubbliche, è affidata una grande responsabilità. «Anche su questo punto ci sentiamo di poter concordare con il fondatore di Microsoft che invita a considerare l’Accordo di Parigi del 2015 come una tappa fondamentale a cui però occorre dare seguito. D’ora in avanti, i governi sono chiamati ad attuare politiche volte a stimolare investimenti che aiutino a contenere i costi. Molte tecnologie sono già economicamente vantaggiose, sia per l’investitore in termini di ritorno sul capitale allocato, sia per il consumatore in termini di prezzo pagato per il prodotto finito. Si è innescato un circolo virtuoso: il profilo di costo di queste catene di valore migliora con l’ampliamento del mercato finale. Gli interventi dei governi possono accelerare questo trend. Dovranno, ad esempio, essere introdotte delle “Carbon tax” seppure in maniera differenziata a partire dai mercati avanzati fino a quelli emergenti. Queste tasse dovrebbero essere indirizzate a settori specifici per incoraggiare gli investimenti in tecnologie pulite, ma anche ai consumatori per favorire un cambio di mentalità e quindi favorirne la domanda».

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