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Cina, il settore farma diventa competitivo su scala globale

Diversi cambiamenti strutturali hanno aperto la strada a una maggiore innovazione nelle attività di R&D allineandoli agli standard globali. Li ripercorriamo insieme a Chris Liu, gestore di Invesco

Cina, il settore farma diventa competitivo su scala globale

Chris Liu, Senior Portfolio Manager di Invesco Hong Kong

Negli ultimi anni, il sistema sanitario cinese è stato oggetto di riforme significative. Le misure volte a stimolare l’innovazione, in particolare sul fronte della ricerca e dello sviluppo (R&D) in campo farmaceutico, hanno determinato una forte espansione dell’ecosistema che comprende aziende biotecnologiche di qualità e partner in outsourcing. Secondo Invesco, tali novità potranno sostenere la crescita settore nel prossimo decennio e, in quanto investitore a lungo termine in quest’area, è pronta a cogliere le nuove opportunità emergenti. Ma quali sono stati i cambiamenti strutturali che hanno aperto la strada a una maggiore innovazione farmaceutica nel Paese? Li ripercorriamo insieme a Chris Liu, Senior Portfolio Manager di Invesco Hong Kong. 

Gli interventi del governo

“Nel 2015, il governo ha attuato riforme dell’autorità regolatoria preposta alle attività R&D in campo farmaceutico, la storica Chinese Food and Drug Administration (CFDA), per portarla agli stessi livelli qualitativi e di efficienza degli organismi globali corrispondenti quali l’FDA statunitense”, precisa Liu. “La Cina ha compiuto un ulteriore progresso nel 2017, quando si è impegnata ad allineare la qualità delle proprie attività R&D agli standard globali, entrando a far parte dell’ICH, un consorzio globale di autorità regolatorie di dieci Paesi. Riteniamo che tale ingresso possa esercitare sul settore della sanità cinese lo stesso impatto che l’adesione del Paese all’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) nel 2001 esercitò sul segmento manifatturiero”.

Un altro intervento significativo per le società interessate a occuparsi di innovazione farmaceutica è stato l’annullamento dell’obbligo di possedere un’infrastruttura produttiva interna. “Ciò ha semplificato la creazione di aziende biotecnologiche da parte degli scienziati: negli ultimi tre-quattro anni in Cina sono state infatti fondate oltre 50 nuove imprese. Queste aziende creano a loro volta una forte domanda per i partner R&D in outsourcing, come per esempio organizzazioni di sviluppo e produzione a contratto (CDMO) e le organizzazioni di ricerca a contratto (CRO).Catalizzati da questi cambiamenti strutturali e sostenuti dai progressi scientifici, l’abbondante bacino di talenti cinesi e gli investimenti privati nella sanità hanno determinato un boom delle società biotecnologiche di alta qualità e delle CDMO/CRO. Per questo la borsa di Hong Kong, Hong Kong Exchange, ha di recente istituito una nuova sezione, Chapter 18 A, che consente di investire in molte di tali società di qualità”.

L’innovazione farmaceutica cinese diventa globale

A seguito di questo cambiamenti,le aziende biotecnologiche cinesi e i loro partner R&D in outsourcing sono grado di rispettare i criteri di innovazione definiti dalle autorità regolatorie globali, come la statunitense FDA e l’Agenzia europea per i medicinali (EMA): ciò significa che potranno continuare a ottenere approvazioni di nuovi farmaci in altri Paesi. “L’approvazione di un farmaco per il linfoma non-Hodgkin prodotto da BeiGene, concessa dalla statunitense FDA nel 2019 è stato il primo esempio e ci aspettiamo ulteriori farmaci da BeiGene e altri”, conclude Liu. “Le aziende biotecnologiche cinesi stanno inoltre diventando partner di primo piano per le multinazionali farmaceutiche e le imprese biotecnologiche che intendono accelerare le attività R&D in Cina e nel mondo.  Sul fronte dei partner R&D in outsourcing, vediamo emergere leader globali come Wuxi Biologics. A nostro avviso è posizionata in modo ideale per diventare il partner R&D e produttivo di riferimento non solo per le crescenti aziende biotecnologiche cinesi ma anche le imprese di innovazione farmaceutica globali”.

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