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Criptovalute

Ndinga (21Shares), "Il giro di vite cinese porterà all’esodo dei miner"

Secondo lo strategist, il semaforo rosso della Banca centrale cinese e il blocco dell’erogazione di energia ai centri di mining nel Sichuan porteranno a nuovi impieghi, anche illeciti. E alla nascita di nuovi hub in Paesi dove il costo dell’energia è più basso, come l’Uzbekistan, il Kazakistan e il nord America, dove sono molte le iniziative di green

Ndinga (21Shares), “El Salvador e Tesla sostengono la ripresa del Bitcoin”

Eliézer Ndinga, Research team di 21Shares

La guerra alle criptovalute è cominciata già da qualche settimana, ma l’affondo finale è arrivato in questi giorni dalla Banca centrale cinese che ha deciso di impedire alle banche commerciali di fornire i loro servizi ai business operanti nel settore delle criptovalute – in particolare OTC desk e scambi di asset digitali – al fine di mettere un freno all’eccessiva speculazione, alla fuga di capitali e al finanziamento di attività illecite. Contemporaneamente la provincia del Sichuan, primo produttore di energia idroelettrica di tutta la Cina, ha ordinato alle centrali di proprietà dello Stato di interrompere l’erogazione di energia a venti centri di mining.

L’intero mercato delle criptovalute sta attraversando quindi una fase di deprezzamento e ha ormai perso il 50% della sua capitalizzazione, passando dal massimo storico di 2,6 a 1,3 trilioni di dollari. Bitcoin in particolare ha subito un ulteriore calo del 10% proprio dopo le iniziative cinesi. E ora, qual è il futuro delle criptovalute? “Il blocco della banca centrale accelererà la diffusione di nuovi impieghi per le criptovalute nel mercato cinese, come trasferimenti illeciti peer-to-peer in cambio di stablecoin legate al dollaro, già documentati lo scorso anno – spiega Eliézer Ndinga, Research team di 21Shares  - Infatti, ci aspettiamo che alcune di queste, come Tether e USD Coin, in futuro continueranno a infrangere ogni record precedente”.

Quanto al blocco attuato dal Sichuan, l'opinione di Ndinga è che porterà alla nascita di hub dediti al mining di Bitcoin fuori dai confini cinesi. “Mentre altri continueranno a beneficiare dell’energia fornita da centrali private situate nel Sichuan, quei miner cinesi che si erano posti l’obiettivo di raggiungere le zero emissioni nette subiranno un duro colpo”, spiega lo strategist. Che aggiunge: “Infatti il Sichuan rappresentava un ottimo esempio di come le attività per produrre Bitcoin stessero diventando più sostenibili da un punto di vista ambientale, proprio grazie all’uso di energie rinnovabili. È importante infatti ricordare che l’impiego di energia idroelettrica riduce le emissioni di CO2 di 200 milioni di tonnellate all’anno negli Stati Uniti, l’equivalente delle emissioni di 38 milioni di automobili”.

Intanto, a causa delle misure cinesi, il tasso hash, ovvero il parametro che misura la potenza di calcolo del processo di mining, si è ridotto del 16%, tornando ai livelli dello scorso settembre. “Prevedo che i miner cinesi si trasferiranno in nazioni confinanti, dall’atteggiamento accomodante verso le criptovalute e dove il costo dell’energia elettrica è basso, come l’Uzbekistan e il Kazakistan - dice Ndinga - Queste nazioni spesso offrono i migliori accordi al mondo, con i prezzi che si attestano a 0,042 dollari al chilowattora in Uzbekistan e a 0,052 in Kazakistan, dove BIT Mining ha già trasferito i primi computer. Tuttavia, i combustibili fossili generano circa il 70% dell’energia in Kazakistan, seguiti dal gas naturale al 20 per cento”.

Le recenti restrizioni hanno anche accelerato il processo di trasferimento dei miner cinesi verso il Nord America: la società statunitense Square, per esempio, si è impegnata a supportare il mining sostenibile con un investimento di 10 milioni di dollari. Sulla stessa linea Elon Musk e Michael Saylor di MicroStrategy, che si sono incontrati in un meeting privato con i miner operanti in Nord America per promuovere e informare sull’uso di energia rinnovabile in modo standardizzato. “Come anticipato nelle nostre previsioni per il 2021, ci aspettiamo la nascita di molte iniziative di green mining”, afferma Ndinga. Che conclude: “Non si deve dimenticare che l’ambito ESG include anche gli aspetti sociali e di governance, che spesso sono trascurati quando si parla di Bitcoin. Infatti, gli asset digitali rappresentano un'alternativa di qualità agli asset finanziari alternativi e sono sistemi monetari accessibili a chiunque abbia una connessione a internet. In altri termini, Bitcoin non presenta alcuna forma di discriminazione. La Fondazione per i Diritti Umani ha documentato che i Bitcoin possono agire come valuta alternativa, impossibile da “censurare”, per la tutela dei diritti umani”.

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