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Pictet, La crescita è il percorso obbligato dell'Italia

Il Pnrr dovrebbe portare il Pil nominale su un livello prossimo al 6% nei prossimi due anni. E, con i tassi di interesse sotto controllo grazie all’effetto anestetizzante della Bce, questa maggiore crescita si rivelerà determinante per la stabilizzazione del rapporto debito/Pil del nostro Paese

La protezione di Draghi continua anche sull’Italia a rischio-spread

L'effetto del policy mix (ovvero la combinazione di politica monetaria e politica fiscale) europeo accomodante ed espansivo è l’esplosione del debito pubblico, arrivato sui massimi di sempre e pronto a minare la stabilità finanziaria di molti Paesi della regione, Italia in primis. “Ad oggi, la Banca centrale è al margine l’unico compratore netto di Btp, una funzione che, unitamente ai tassi ai minimi storici, risulta cruciale per garantire la sostenibilità del debito pubblico italiano, almeno nel breve termine – spiegano Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset, e Marco Piersimoni, Senior Investment Manager di Pictet AM. Che aggiungono: “Nel medio/lungo termine, sarà quindi fondamentale rilanciare la crescita potenziale”. Secondo i due strategist, gli ultimi dati, migliori delle aspettative, lasciano ben sperare per l'Eurozona. “Affinché si prosegua su questo percorso virtuoso, è necessario però che agli investimenti pubblici, che sinora hanno sostenuto la ripartenza economica, subentrino le finanze comunitarie nella forma del programma Next Generation EU (NGEU) e le esportazioni, che dovrebbero beneficiare della riapertura delle economie a livello globale”, affermano i due strategist. Per conferire credibilità alla ripresa post-Covid, dandole un’ulteriore spinta, sarà cruciale poi far ripartire le aspettative di famiglie e imprese e, difatti, questo è uno degli obiettivi primari della politica economica della regione.

Quanto all’Italia, i segnali sono incoraggianti e mostrano una possibile espansione degli investimenti aziendali. Sarà più complicato, invece, far risalire i consumi: “La pandemia ha portato le famiglie ad aumentare la propensione al risparmio (già storicamente elevata nel nostro Paese) in via precauzionale a causa dell’alto livello di disoccupazione e di incertezza sul futuro – dicono Delitala e Piersimoni - Tuttavia, qualora venissero spesi i risparmi addizionali rispetto al trend pre-Covid, l’economia italiana riceverebbe uno stimolo pari a circa il 7% del Pil, un impatto tale da giustificare l’impegno delle istituzioni per sostenere la fiducia dei consumatori”.

Nel frattempo, sta prendendo forma il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) nell’ambito del piano comunitario Next Generation EU composto per il 50% da misure finalizzate a promuovere la digitalizzazione e la “green revolution”, che libererà 182 miliardi di euro di risorse aggiuntive, concentrate tra il 2022 e il 2024. “Il Governo Draghi stima che queste manovre possano portare il Pil nominale su un livello prossimo al 6% nei prossimi due anni: con i tassi di interesse sotto controllo grazie all’effetto anestetizzante della Bce, questa maggiore crescita si rivelerebbe senza dubbio determinante per la stabilizzazione del rapporto debito/Pil del nostro Paese”, dicono i due strategist. Per comprendere se l’Italia si sia effettivamente immessa in un percorso virtuoso di crescita, quindi, i dati da qui a fine anno saranno molto indicativi della reale efficacia degli investimenti pubblici e delle misure atte a rilanciare investimenti aziendali e consumi. “Poi, quando entreranno in gioco le risorse europee, a partire dall’anno prossimo, queste dovranno essere sfruttate per attuare quelle riforme strutturali in grado di sostenere la crescita potenziale”, concludono Delitala e Piersimoni.

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