Quantcast

Authority

Polizze multiramo e unit, Ivass vigila sulle criticità

Per Signorini alcuni prodotti Ibip (unit-linked e ibridi) stanno mostrando in alcuni mercati, incluso quello italiano, profili di criticità legati alla complessità e agli elevati costi

Luigi Federico Signorini, Direttore Generale della Banca d'Italia e Presidente dell'IVASS

Luigi Federico Signorini, Direttore Generale della Banca d'Italia e Presidente dell'IVASS

Le authority assicurative puntano il faro sulle polizze unit e multiramo. Lo si apprende dalla relazione Ivass, presentata il 1° luglio dal presidente dell’Authority, Luigi Federico Signorini, come riporta Plus del Sole 24 Ore.

Una mission che spetta del resto all’autorità di vigilanza nazionale che deve porre attenzione anche sul processo Pog (product oversight governance) che le compagnie devono realizzare per verificare il reale value for money (ossia il valore della polizza) per l’assicurato. Il tutto è ancora più attuale in un contesto di mercato dove i rendimenti obbligazionari sono ai minimi e le polizze vengono vendute come panacea a tutti i mali, ingolosendo i risparmiatori nella convinzione che offrano protezione e, al contempo, l’accesso sui mercati azionari.

Un concetto che mal si sposa con i costi di questi prodotti che, in alcuni casi, si spingono oltre il 4% all’anno (senza contare alcuni oneri non esplicitati ma a carico indiretto degli assicurati). L’azione dell’Ivass, spiega la relazione annuale, si pone in linea con le riflessioni dell’Authority europea nel lavoro «Eiopa Framework to address value for money risk in the European unit-linked market», cornice posta in pubblica consultazione ad aprile 2021 (si veda Plus24 del 1°maggio 2021). Il confronto con gli stakeholder (associazioni, compagnie e altri soggetti interessati) europei si concluderà proprio il prossimo 16 luglio, termine per presentare eventuali osservazioni sul documento circolante. «L’azione Eiopa trae origine dal fatto che alcuni prodotti Ibip (unit-linked e ibridi) stanno mostrando in alcuni mercati, incluso quello italiano, profili di criticità legati alla complessità e agli elevati costi», spiega la relazione presentata da Signorini. La vigilanza italiana su questo fronte opera anche con le autorità di altri Paesi e con Eiopa per individuare prodotti inadeguati. Nel 2020 è stato infatti effettuato un intervento su un’impresa estera autorizzata a esercitare l’assicurazione vita in Lps (libera prestazione di servizi) che aveva comunicato l’intenzione di avviare la commercializzazione in Italia di un prodotto unit linked. A seguito dell’esame del prodotto, Ivass ha rilevato l’inadempimento degli obblighi derivanti dalla normativa Pog, l’eccessiva complessità del design di prodotto, lo scarsissimo value for money per i clienti a causa di costi molto alti legati alla remunerazione della rete di vendita e infine l’incoerente definizione del target market. Insomma, seppure favorite da alcuni vantaggi (esenzione delle tasse di successione, impignorabilità, tassazione degli utili in fase di riscatto) alcune polizze di questo tipo sono bocciate quanto a rapporto qualità prezzo.

Task force con Consob

Sempre dalla relazione si apprende che nel 2020 si sono tenuti incontri con la Consob e le prime dieci imprese vita italiane per discutere i risultati delle analisi condotte dalle due autorità sui principali tre prodotti Ibip commercializzati da ciascuna impresa. Dall’analisi è emersa la necessità di apportare miglioramenti sotto diversi aspetti ai 30 prodotti. Non solo sul disegno delle polizze in termini di rischio, costi e livelli di performance attesi per il cliente, ma gap da colmare si evidenziano anche riguardo ai processi Pog, in particolare per la definizione del target market e per la robustezza dei test effettuati sulle polizze in commercio.

Prodotti troppo complessi

È stato rilevato che il design dei prodotti in vendita, soprattutto unit-linked e multiramo di tipo multioption, spesso caratterizzati da centinaia di opzioni di investimento e dalla presenza di algoritmi definiti dai gestori che regolano le scelte di investimento e l’asset allocation, rendono difficile per il contraente una scelta consapevole del prodotto acquistato e rischiano di configurare, di fatto, un mandato gestorio del patrimonio dei clienti.

In alcuni casi, si sono notati obiettivi di rendimento positivo in un determinato orizzonte temporale a fronte di performance attese dei fondi sottostanti negative anche negli scenari moderato e favorevole, oppure limiti di età molto alti alla sottoscrizione non compatibili con il lungo periodo di detenzione dell’investimento raccomandato.

Costi ancora molto elevati

Il costo dei prodotti, soprattutto unit-linked, è risultato in diversi casi particolarmente elevato anche per la presenza di doppie commissioni, a favore delle imprese per l’attività di gestione e delle Sgr dei fondi esterni, che si aggiungono ai caricamenti sui premi, tali da rendere non profittevoli i prodotti anche alla scadenza del periodo raccomandato di detenzione. Infine, sono stati suggeriti alle imprese miglioramenti in termini di trasparenza per rendere più chiari i testi contrattuali e l’informativa pre-contrattuale.

Ivass fa presente che le imprese si sono dimostrate favorevoli a rivedere le polizze e hanno programmato una revisione dei contratti all’insegna della chiarezza.

Dove investono

Un focus dell’Ivass si è poi concentrato sulla raccolta e gli investimenti delle multiramo che lo scorso anno hanno raccolto 29 miliardi e che, secondo i dati Ania, nei primi cinque mesi 2021 hanno già superato i 20 miliardi di euro di nuovi premi. Gli investimenti di questi strumenti a fine 2020 erano pari a 155 miliardi di euro e sono caratterizzati da una maggiore incidenza dei fondi comuni rispetto agli altri contratti vita (si arriva all’87% per la parte ramo III degli ibridi). E questo comporta dunque anche una duplicazione dei costi.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400

I più letti

Articolo successivo