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Amundi, “Banche resilienti, ma poco attraenti nel post-Covid”

Una regolamentazione più rigorosa in Europa, non compensata da maggiori opportunità di ricavi, giustifica la mancanza di attrattiva per i titoli bancari, le cui valutazioni hanno raggiunto il minimo storico nel 2000. Ma secondo gli strategist il settore offre interessanti occasioni di investimento tra chi cavalca la rivoluzione digitale

banca 5 e Sisalpay unite nell'instant banking

Qual è stato l’impatto del Covid sul settore bancario soprattutto in Europa, dove le banche hanno rappresentato uno dei canali principali attraverso i quali i governi hanno dato sostegno a famiglie e imprese? Per prima cosa, spiegano in un report Vincent Mortier, Deputy Group Chief Investment Officer,ù e Pierre Blanchet, Head of Investment Intelligence di Amundi, le banche hanno dovuto mettere il turbo alla migrazione verso il digitale nel giro di un paio di settimane. E, nonostante le forti limitazioni derivanti dai lockdown, la maggior parte delle banche è riuscita a soddisfare le esigenze dei clienti grazie alle proprie infrastrutture IT. “Gli utili riportati hanno mostrato che in generale le banche sono state in grado di affrontare lo shock con perdite finora limitate”, aggiungono i due strategist.

Per dirlo con una parola abusata, le banche hanno mostrato “resilienza”, ma non le azioni delle banche europee quotate, che sono tuttora negoziate a bassi multipli in termini assoluti e relativi. Le valutazioni hanno infatti raggiunto i minimi storici nel 2020 sulla base del rapporto prezzo/valore contabile e i titoli sono attualmente negoziati a 0,7 volte il loro valore contabile tangibile e 9 volte al di sotto degli utili del prossimo anno. “Queste basse valutazioni presuppongono che i rendimenti delle banche europee rimarranno strutturalmente al di sotto del costo del capitale e che, nel complesso, i rischi e i costi di gestione di queste aziende saranno superiori ai profitti futuri”, è il commento di Mortier e Blanchet. Che aggiungono: “Tuttavia, ci sono considerevoli dispersioni di valutazione all'interno del più ampio universo del settore finanziario, con società di fintech negoziate con multipli alti, mentre il tradizionale settore bancario è stato penalizzato da una mancanza di interesse da parte degli investitori”.

In altri termini c'è un premio “de facto” per chi guida il cambiamento rispetto invece a chi lo subisce. E ciò, secondo gli strategist, dimostra chiaramente che c'è valore nel settore. I modelli di business tradizionali sono sotto attacco, i regolamenti più severi hanno aumentato i loro costi di base e limitato la loro flessibilità e i grandi istituti bancari sono spesso paragonati ai dinosauri, che non sopravviveranno alla rivoluzione digitale in un contesto di rendimenti più bassi che durerà più a lungo. “A volte si discute sul fatto che le banche non sono più necessarie in un’era digitale: il prestito tra privati (peer to peer lending) diventerà la norma non l'eccezione; le valute digitali non richiedono conti bancari per i pagamenti; il risparmio può essere gestito direttamente tramite applicazioni mobili - dicono Mortier e Blanchet - Banche zombie vagherebbero in un mondo completamente disintermediato, come creature obsolete del passato”.

Per gli stratesit è però necessaria una visione più equilibrata, in quanto molte istituzioni finanziarie stanno reinventando i loro modelli di business e migliorando i loro servizi alla clientela grazie al digitale. “La tecnologia non è il problema ma parte della soluzione per le banche. Offre maggiore efficienza, maggiore sicurezza e, alla fine, maggiore fiducia”, dicono Mortier e Blanchet. Che aggiungono: “Inoltre, riteniamo che i sistemi finanziari abbiano bisogno che le banche funzionino correttamente e riteniamo che lo scopo principale del settore bancario, che è quello di salvaguardare il patrimonio dei clienti, raccogliere e proteggere le informazioni e creare liquidità attraverso i finanziamenti, resterà la sua prerogativa esclusiva in futuro”. Insomma, l'inevitabile trasformazione che subirà il settore non farà venire meno la ragion d’essere delle banche in quanto tali. “Riteniamo quindi che, nonostante le sfide evidenti, il settore offra interessanti opportunità di investimento valutando caso per caso in maniera selettiva”, concludono Mortier e Blanchet.

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