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Calef (Notz Stucki), “Golfo Persico, Vision 2030 apre le porte alla diversificazione dei portafogli azionari”

Dubai ospiterà a ottobre l’Expo e supporterà le già brillanti prospettive di crescita dei Paesi dell’area. E le riforme strutturali contenute nel piano Vision 2030 porteranno a un incremento del 16-50% del Pil non generato dall’industria del petrolio offrendo molte opportunità agli investitori

dubai

I Paesi del Golfo Persico, dove l’impatto della pandemia sembra essere stato efficacemente contenuto, godono di interessanti prospettive di crescita per i prossimi anni. I Governi hanno messo a disposizione risorse consistenti per sostenere aziende e posti di lavoro, complessivamente pari a circa 100 miliardi di dollari. Ma oltre alle aspettative di una ripresa economica post-covid, ci sono altri fattori importanti da tenere in considerazione se si vogliono analizzare le prospettive economiche dell’area.

Il primo riguarda ovviamente l’Expo di Dubai, la cui apertura è fissata al 1° ottobre. Come spiega Giacomo Calef, Country Manager di Notz Stucki (società di asset management con sede a Ginevra), il comitato dell’evento prevede la visita di 25 milioni di persone, di cui il 70% proveniente da tutto il mondo, e stima che la spesa totale per l’Expo incrementerà il tasso di crescita del Pil reale (al netto dei business legati al petrolio) tra lo 0,5 e l’1% per anno. L’evento permetterebbe altresì la creazione di circa 277mila posti di lavoro negli Emirati Arabi, di cui 147mila per le agenzie di viaggio e turismo. “Il tutto è reso possibile grazie alla notevole liquidità del sistema bancario, che permette di erogare ingenti finanziamenti destinati al settore privato, e al fatto che le spese del settore pubblico risultano tutto sommato sostenibili”, spiega Calef.

Il secondo fattore che potrebbe dare un boost all’economia dei Paesi del Golfo attiene al piano Vision 2030, il progetto saudita con il quale si intende risanare e modernizzare l’economia che pone l’accento su riforme strutturali e sullo sviluppo delle piccole e medie imprese in Arabia Saudita. Gli obiettivi del Piano sono molto ambiziosi. Come spiega Calef, il progetto punterebbe ad accrescere la componente del Pil non generata dall’industria del petrolio dal 16 al 50% entro dieci anni e a ridurre il tasso di disoccupazione del Paese dall’11,4% al 7 per cento. “A fronte di queste considerazioni, pertanto, riteniamo che l’area dei Paesi del Golfo Persico possa rappresentare un’opportunità utile per diversificare il comparto azionario del portafoglio, grazie alla significativa decorrelazione rispetto all’andamento dei mercati globali e alla progressiva inclusione nei principali benchmark globali, come nell’MSCI Emerging Markets”. A tale proposito, spiega lo strategist, è stato selezionato un gestore locale per poter estrarre alpha da questa asset class. “La scelta è stata premiante: al 31 maggio l’overperformance negli ultimi cinque anni rispetto all’indice di riferimento S&P GCC Composite Index è stata superiore del 30 per cento”, dice Calef. Che conclude: “Se analizziamo tale benchmark, possiamo osservare che il settore finanziario detiene il peso preponderante (circa il 50%) e le aziende legate ai consumi solo il 6 per cento. La strategia selezionata, invece, è stata in grado di ottimizzare il portafoglio, sottopesando la componente legata ai financials e valorizzando i titoli che beneficiano delle potenzialità delle economie dell’area”.

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