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Opec, salta l’accordo. E aumenta la volatilità sul petrolio

La domanda è ancora sotto i livelli pre pandemici, ma l'oil rompe la linea dei 77 dollari al barile a causa del mancato accordo sulla produzione. Secondo Massimiliano Tofani di Assiom Forex, i colloqui continueranno a porte chiuse e il graduale recupero di quota di mercato dei produttori di shale oil americani allenterà la pressione sui prezzi entro la fine dell'anno

Gli effetti e le incognite delle mosse dell’Opec sul petrolio

Torna a infiammarsi il petrolio, che si porta sopra i 77 dollari al barile dopo il fallimento del vertice Opec+ causato da contrasti emersi tra le dinastie del Golfo in merito alle politiche di output. Il petrolio estratto nel mare del Nord (brent), che funge da riferimento per i 2/3 degli scambi globali, ha superato i 77,3 dollari al barile, il valore più alto dall’estate 2018, mente il Wti statunitense è sui massimi da oltre sei anni.

Secondo diversi analisti lo scenario economico per l’estate non migliorerà e il brent a breve potrebbe quotare 80 dollari al barile. Come spiega Massimiliano Tofani, esperto di commodity per Assiom Forex, la maggioranza dei produttori Opec+ concorda sul fatto che una guerra dei prezzi sia l'esito meno desiderabile, ma le tensioni tra Arabia Saudita (appoggiata dalla Russia) ed Emirati Arabi Uniti sono tali da mettere in gioco equilibri regionali e internazionali, con conseguente aumento della volatilità e rialzo delle quotazioni dei benchmark di mercato. “È la riprova che le questioni geopolitiche rimangono decisive e che le pressioni dal lato della domanda non sono l’unico driver a condizionare la dinamica del prezzo degli energetici – spiega Tofani - Peraltro, l’atteso rimbalzo dei consumi non si è ancora concretizzato, con una richiesta da parte del mercato di circa 96 milioni di barili al giorno, circa il 6% in meno dei valori registrati prima della crisi pandemica”.

Se la naturale domanda legata all’uscita dalla crisi dovrebbe favorire le quotazioni, con gli osservatori che vedono quota 80 dollari come prossimo target, la componente artificiale legata all’Opec e a suoi mancati accordi non dovrebbe più pesare così tanto. “Riteniamo che l'esito più ragionevole sia che i colloqui procedano a porte chiuse e che l'Opec+ aumenterà la produzione, magari con violazioni tollerate degli Emirati Arabi Uniti”, afferma Tofani. Che conclude: “Riguardo le prospettive dei prezzi del greggio a fine 2021, manteniamo un orientamento moderatamente ribassista rispetto ai livelli attuali, non escludendo un graduale recupero di quota di mercato dei produttori americani di shale oil, penalizzati dai forti tagli agli investimenti e dalla fine della politica del debito facile”.

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