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Patnaik (Lgim), “Si conferma la parabola estiva dei bond Emergenti”

Secondo lo strategist, anche quest'anno assisteremo alla tradizionale crescita dei rendimenti obbligazionari dell'area EM nei mesi di giugno, luglio e agosto. Ma questa volta si aggiungeranno altri effetti positivi dovuti alle minori emissioni e alla crescita dei flussi monetari in entrata. Secondo l’Fmi l’area crescerà del 6% nel 2021

Nel dopo-pandemia i bond dei mercati emergenti ci sorprenderanno

Il dollaro è scambiato a valori al di sotto della media, la volatilità è contenuta e i prezzi delle materie prime stanno risalendo. Se a questi fattori aggiungiamo che i flussi monetari verso i fondi investiti sui Mercati Emergenti stanno aumentando (sono 127 miliardi di dollari da inizio anno) possiamo concludere che, se questo trend dovesse continuare, gli inflow potrebbero arrivare a superare il totale annuo del 2019. “I Mercati Emergenti sono un settore molto interessante e lo saranno anche in futuro”, è il parere di Uday Patnaik, Head of Emerging Market Debt di Lgim. Che aggiunge: “Proprio nei mesi estivi, prevediamo una robusta crescita dei rendimenti, in quanto giugno, luglio e agosto di solito fanno registrare tradizionalmente buone performance nell’area: negli ultimi 27 anni i rendimenti dell’indice Emerging Markets Bond Global Diversified sono state positivi nel 63% dei casi a giugno, nel 74% a luglio e nel 78% ad agosto; mentre l’indice Emerging Markets Corporate Entities Bond negli ultimi 20 anni ha ottenuto il segno positivo nel 65% dei casi nel mese di luglio e nel 75% nel mese di agosto”.

Inoltre, secondo Patniak, questa estate dovrebbe vedere altri effetti positivi, dovuti alle minori emissioni e alla crescita dei flussi monetari in entrata. Le ultime stime del Fondo Monetario Internazionale indicano infatti che i Mercati Emergenti dovrebbero crescere del 6% quest’anno, lo 0,8% in più rispetto a quanto era previsto all’inizio dell’anno. Ovviamente ci sono delle differenze interne, con i due mercati principali, ovvero Cina e India, che registrano stime di crescita superiori all’8%, mentre quelle degli altri mercati sono comprese tra il 4% e l’8 per cento.

Andando oltre la crescita economica, i prezzi più elevati delle commodity significano un surplus di bilancio per gli EM per il terzo anno consecutivo, che secondo il Fmi si attesterebbe a oltre 200 miliardi di dollari. Un ruolo di supporto molto importante lo giocano inoltre i fondi stanziati dallo stesso Fmi, che accresceranno i volumi delle riserve di valute straniere all’interno dei Mercati Emergenti. “Inoltre, continueranno anche i programmi di sospensione del debito previsto dal G20 e il programma di supporto dell'Fmi a 84 economie emergenti, che dall’inizio della pandemia ha già portato nelle casse 110 miliardi di dollari – dice Patniak - È molto importante ricordare che il fondo non elargisce prestiti a Paesi il cui debito pubblico è considerato insostenibile o dove persistono evidenti gap finanziari”. Infine, da sottolineare che i tassi di default e di downgrade nel rating hanno già raggiunto l’apice nell’area Em. Fitch ha osservato che il tasso di default degli stati è salito al 4,2% dopo il collasso di Argentina, Ecuador, Libano, Suriname e Zambia, in un universo di oltre 70 nazioni che compongono l’indice Emerging Markets Bond Global Diversified.

 

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