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Oliver Wyman, le banche si giocano il 25% dei ricavi sulla ripresa post-Covid

Secondo la società di consulenza, il sistema bancario europeo si trova in posizione ottimale per cavalcare la ripartenza grazie ai robusti margini sul capitale, in gran parte dovuti agli accantonamenti sui crediti inferiori alle attese e ai dividendi bloccati. Molte però le sfide per il settore, come il ritorno dell’inflazione

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Dopo aver resistito a un crollo del Pil tra i più drastici della storia, il settore bancario europeo ora si gioca fino al 25% dei suoi ricavi (pari a 160 miliardi di euro) mentre si prepara a contribuire al superamento delle nuove sfide portate dalla pandemia. E’ questa la sintesi di un report di Oliver Wyman (società globale di consulenza strategica) dedicato alle banche europee, intitolato Ready To Lead: How Banks Can Drive the European Recovery. Secondo la ricerca il sistema bancario si trova infatti in una posizione ottimale per poter svolgere un ruolo di primo piano nella ripresa economica europea, grazie ai robusti margini sul capitale, in gran parte dovuti agli accantonamenti sui crediti inferiori alle attese, e ai dividendi bloccati. “Le banche europee hanno un’opportunità unica per supportare la ripresa post pandemia e per contribuire a risolvere alcune delle grandi problematiche che l’economia europea deve affrontare", è il commento di Matthew Austen, Managing Partner per i Servizi Finanziari in Europa di Oliver Wyman. Che aggiunge: “Con un quarto delle proprie entrate in gioco, all’uscita dalla pandemia il sistema bancario dovrà confrontarsi con i policy maker, consolidare il suo ruolo chiave nell’economia e rafforzare la fiducia dei clienti. Altrimenti le banche dovranno affrontare le conseguenze dell’aver deluso le aspettative della società, dei governi e degli azionisti”.

Secondo il report, il CET1 ratio medio del settore, ovvero il rapporto tra capitale ordinario versato (Tier 1) e attività ponderate per il rischio, si attesta ora al 15,4%, in crescita rispetto al 14,4% del 2019. Per comprendere meglio il significato di questa misura, si consideri che meno dell’1% del capitale totale risiede in istituti bancari con un CET1 ratio inferiore al 12%. Non solo. Lo scorso anno, l’opinione più diffusa era che le perdite annuali sui crediti sarebbero state di circa 200 miliardi di euro tra le banche del panel della European Banking Authority, ma alla fine sono state "solo" pari a 110 miliardi, comunque più del doppio rispetto al 2019. “Da allora, il 30% degli istituti bancari hanno rilasciato gli accantonamenti, in media il 12% ognuna - è scritto nel report - Tuttavia, all’orizzonte si prospettano prove ben più difficili da superare, con alcune bolle finanziarie che si stanno gonfiando a causa dell’eccesso di liquidità sui mercati e dei bassi tassi d’interesse uniti a un'esuberanza speculativa sugli asset digitali e allo spettro di un ritorno dell’inflazione”.

Anche in Italia, le banche avranno un ruolo chiave nel rilancio dell’economia. Nell’immediato, da un lato agendo attivamente per mitigare l’impatto della fine dei meccanismi transitori di supporto all’economia - come le moratorie - che in Italia sono stati rinnovati più a lungo che negli altri Paesi europei; dall’altro prendendo un ruolo attivo nell’implementazione del Recovery Plan, considerando che l’Italia è il maggiore beneficiario dei fondi comunitari e che storicamente ha avuto grandi difficoltà nell’utilizzo di questi fondi. "Alle banche si chiede la concessione di ulteriore finanza e la facilitazione della trasmissione dei fondi destinati direttamente alle Pmi", afferma Claudio Torcellan, responsabile dei Servizi Finanziari per Oliver Wyman nel Sud Est Europa. Che conclude: “In un’ottica di più ampio respiro, le banche potranno farsi parte attiva nello sviluppo dei mercati dei capitali in Italia, dove il rapporto tra le società quotate e il Pil è uno dei più bassi d’Europa, anche nel contesto dell’operazione Euronext-Borsa Italiana”. 

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