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Kaye (Comgest), “Il grande ritorno del Nuovo Giappone”

Secondo lo strategist, il mercato azionario è inesplorato. Ma offre un'esposizione economica e liquida alle tendenze globali attraverso società con bilanci solidi anche se poco conosciute dalla maggioranza degli investitori. Inoltre il Paese si sta trasformando velocemente e molte quotate esprimono in pieno il cambiamento. Ecco i titoli più interessanti

Giappone, aziende liquidissime e banche senza utili

A pochi giorni dall’apertura delle Olimpiadi di Tokio – che potremmo ribattezzare 2.0 a causa dell’assenza di spettatori e dell’ampia digitalizzazione dell’evento - la lente degli strategist si sposta sul mercato azionario nipponico, che il consenso definisce “ampio, profondo e inesplorato”. “Guardando al mercato azionario giapponese le prospettive sono promettenti – spiega Richard Kaye, gestore del fondo Comgest Growth Japan di Comgest - Ma bisogna sottolineare che questo rimane un mercato difficile da navigare, specialmente per gli investitori stranieri, poiché le società giapponesi possono avere difficoltà a fornire il tipo di informazioni richieste dagli investitori istituzionali e non c'è abbastanza ricerca di qualità per compensare questa mancanza di visibilità”. In media, infatti, ciascuna delle 3.700 società quotate in Giappone è seguita solo da sette analisti, rispetto ai 40 analisti per componente dell'indice negli Stati Uniti. Questo significa appunto che il Giappone rimane un mercato incompreso.

Incompreso, ma certamente ampio. Il Giappone, infatti, è comunque il secondo mercato per gli investitori stranieri anche per gli ETF, che in aprile hanno visto una raccolta di 3.43 miliardi di euro portandosi al secondo posto dopo gli Usa. “Gli investitori occidentali non hanno ancora compreso appieno che il mercato giapponese non rappresenta più solo l'economia giapponese – spiega Kaye - L’azionario giapponese offre un'esposizione relativamente economica e liquida alle tendenze globali attraverso società di lunga data con bilanci solidi che sono poco conosciute dalla maggioranza degli investitori”. Inoltre, come sottolinea lo strategist, oltre alle società globali e molto conosciute ci sono molte aziende meno note che stanno cavalcando il trend del cambiamento del Giappone, che include la regolamentazione dell'industria giapponese e un nuovo stile di vita dei giapponesi che, a sua volta, si ripercuote molto positivamente sull’economia domestica. Tra queste, la Oriental Land, la Disneyland giapponese. “Fino a dieci anni fa era impensabile la nascita di un parco di divertimento in Giappone dato lo stile di vita della popolazione, volta solo a produrre e lavorare, ma ora i giapponesi dedicano molto più tempo allo svago di prima”, dice Kaye.

Altre aziende del “Nuovo Giappone” sono Murata, una società di componenti con sede a Kyoto che cattura la più grande quota di valore aggiunto nella fabbricazione di smartphone, e poi Obic (un innovatore che fornisce software ERP alle piccole imprese), il portale medico M3, e la piattaforma di pagamenti digitali GMO Payment Gateway. “Sono tutti esempi di player rivoluzionari digitali”, è il commento di Kaye. Ci sono poi le società globali come Nidec, il più grande produttore di motori per veicoli elettrici che scambia a una valutazione molto più bassa di Tesla, e Pigeon, un marchio di alta qualità considerato cool dai consumatori asiatici oltre a essere un concreto esempio di engagement a seguito dell’assunzione di donne in figure apicali.

“Oltre a offrire un'esposizione alle opportunità interne, il mercato giapponese è una piattaforma per investire nella crescita dell'Asia e la sua classe di consumatori emergenti”, è il commento di Kaye. Che aggiunge: “Il Giappone sta vendendo beni, tecnologia e aspirazioni a una popolazione asiatica che sta crescendo in dimensioni, ricchezza e sofisticazione. Il mercato dei consumatori asiatici è sette o otto volte più grande di quello giapponese, è più giovane e sta diventando più ricco“. "Dopo essere stato ignorato per una generazione dagli investitori stranieri, il mercato sta tornando ai massimi storici. E crediamo che questo sarà il decennio del Giappone”, conclude Kaye.

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