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Lipowski (Flossbach von Storch), “Il quadro inflativo del post pandemia non è preoccupante”

I risvolti potenzialmente inflazionistici delle politiche monetarie e fiscali si rifletteranno probabilmente più sui prezzi degli asset che su quelli al consumo. E le forze deflazionistiche a breve e medio termine sono in grado di compensare almeno parte delle pressioni generate dalle Banche centrali e dai governi

 L'inflazione è manna per gli obbligazionari

I prezzi al consumo in salita, soprattutto negli Stati Uniti ma anche in Europa, sono fisiologici quando l’economia si riprende da un crollo economico tanto massiccio quanto di breve durata. E il trend continuerà probabilmente almeno fino a estate inoltrata o al prossimo autunno, poiché la portata della massa monetaria riversata nel sistema dalle Banche centrali e della spesa pubblica dei governi è notevole, come lo è l’aumento dei prezzi di alcune materie prime. “Questa tendenza potrebbe continuare ancora per un po’, soprattutto perché le Banche centrali stanno deliberatamente evitando una lotta all’inflazione”, conferma Frank Lipowski, gestore del fondo obbligazionario Flossbach von Storch Bond Opportunities. Che aggiunge: “D’altro canto, crediamo anche che l’attuale dibattito mediatico sull’inflazione non tenga abbastanza conto dei controfattori. Esistono infatti molte forze strutturali a lungo termine e forze deflazionistiche a breve e medio termine in grado di compensare almeno parte delle pressioni inflazionistiche generate dalle Banche centrali e dai governi”.

Oggi l’inflazione è sotto fari di media e analisti, ma secondo lo strategist è comunque troppo presto per stabilire con certezza quando si riuscirà a superare la pandemia e la conseguente inflazione. Secondo Lipowski è comunque già possibile analizzarne gli effetti sui mercati. Il principale è che i risvolti potenzialmente inflazionistici delle politiche monetarie e fiscali si rifletteranno probabilmente più sui prezzi degli asset che su quelli al consumo. “Ma un aumento delle quotazioni implica anche multipli e valutazioni più elevati e quindi performance e rendimenti futuri inferiori per gli investitori”, dice Lipowski. Che aggiunge: “In ogni caso le aspettative inflazionistiche delle Banche centrali sono già ampiamente scontate. Lo si evince chiaramente dal discorso sul superamento controllato dell’inflazione a medio termine, tollerato e apparentemente anche auspicato dalla Federal Reserve. E anche nell’Eurozona i mercati stanno per scontare il raggiungimento del target d’inflazione da parte della Bce”.

Quanto ai tassi di interesse, negli ultimi mesi sono aumentati, ma hanno anche perso anche molto vigore. I tassi reali, cioè al netto dell’inflazione, restano infatti in territorio negativo e, considerata l’escalation del debito di molti Paesi, la situazione non dovrebbe cambiare. "La Federal Reserve a giugno ha già parlato di un possibile aumento dei tassi d’interesse nei prossimi due anni e mezzo e di una possibile riduzione degli acquisti di obbligazioni", dice Lipowski. Che aggiunge: "I recenti movimenti di mercato hanno spinto al rialzo i rendimenti in tutto il mondo con le curve dei tassi che si sono fatte più ripide, soprattutto negli Usa, in Canada e in Australia". Secondo lo strategist, questi fattori possono accrescere il potenziale rendimento dalla vendita anticipata di un’obbligazione, se si scelgono in modo selettivo i titoli giusti in determinati segmenti di scadenza. "Nel contesto attuale, quelli più appropriati ci sembrano i titoli con durata più lunga, coperti tramite opzioni long put. Questo approccio permette di tenere sotto controllo una duration volutamente più offensiva in caso di eventuali sorprese sui mercati", conclude Lipowski. 

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