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Analisi

Aviva Investors prevede una forte ripresa economica

Per la divisione globale di asset management di Aviva Plc, nella seconda metà dell’anno e nel 2022 la crescita dovrebbe superare rispettivamente il 7% e circa il 4,5%

Ambrosetti Am Sim e Nummus.Info, accordo sull'analisi Esg

Aviva Investors, la divisione globale di asset management di Aviva Plc, prevede una ripresa rapida e su larga scala dalla pandemia da COVID nella seconda parte del 2021 e nel 2022. La crescita globale dovrebbe superare il 7% quest’anno e circa il 4,5% il prossimo, con rischi stimati al rialzo in entrambi gli anni. Il virus sarà presente ancora per qualche tempo, ma i gravi sconvolgimenti dovuti ai lockdown sono finiti, le campagne vaccinali sono in stato avanzato, le persone e le aziende si sono adattate con successo e il sostegno politico è rimasto presente.

La riapertura delle economie ha portato a una forte ripresa della domanda con l'offerta che ha faticato a tenere il passo, generando colli di bottiglia che hanno determinato l'emergere di pressioni inflazionistiche. Gran parte di esse dovrebbero essere transitorie, ma l'inflazione di fondo sarà probabilmente un po' più alta rispetto al periodo antecedente al COVID.

Le previsioni ritengono che la politica monetaria rimarrà accomodante per tutto il resto dell'anno e anche nel corso del prossimo, con i recenti cambiamenti legati al raggiungimento dell'obiettivo dell'inflazione che permettono alle banche centrali di mantenere la politica meno rigida più a lungo. I sostegni fiscali straordinari saranno gradualmente revocati man mano che le economie riapriranno, ma le campagne di spesa governativa più attive sono destinate ad aumentare, soprattutto negli Stati Uniti, con “green” e “digital” che saranno verosimilmente gli elementi chiave.

Michael Grady, Head of Investment Strategy e Chief Economist di Aviva Investors, ha dichiarato:

"La nostra view ottimista sulle prospettive di reflazione, unite al sostegno politico prolungato, ci porta a sovrappesare il comparto azionario, con una preferenza per gli Stati Uniti e il Regno Unito. Questo aspetto è bilanciato da un sottopeso nei mercati emergenti, che potrebbero subire venti contrari derivanti da rendimenti obbligazionari statunitensi più elevati, valute locali più deboli e una politica monetaria interna più rigida. 

"Ci aspettiamo che le prospettive di crescita e di inflazione esercitino una certa pressione al rialzo sui rendimenti dei titoli sovrani a lungo termine, con la Fed negli Stati Uniti che si attiene al suo nuovo regime di controllo dell'inflazione media. Per questo motivo, preferiamo sottopesare leggermente la duration, attraverso i treasury statunitensi". 

"Il rialzo derivante dalla riduzione degli spread creditizi sembra essere limitato, data la contrazione già vista, quindi preferiamo sottopesare leggermente l'investment grade e rimanere neutrali rispetto alle obbligazioni high yield. Nel complesso, abbiamo una view neutrale sulle valute".

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