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Probo (Consultique), “Wall Street si prepara alla mega quotazione di Robinhood”

C'è molta attesa per l'Ipo della piattaforma più amata dai piccoli trader, che dovrebbe avere un valore compreso tra 31 miliardi e 35 miliardi di dollari, che corrisponde a un range di prezzo per azione di 38-42 dollari. Significativa la progressione dei ricavi rispetto ai concorrenti

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Entro la fine della prossima settimana Robinhood, la piattaforma di trading più amata dai piccoli trader salita alle cronache per la corsa del titolo Gamestop, sbarcherà a Wall Street. La quotazione è tra le più attese dagli investitori, perché in questa fase il mondo fintech è in assoluto il più amato dal mercato. Lo scorso anno Robinhood era stata valutata circa 30 miliardi di dollari. Ma sulla base della forchetta di prezzo prevista per l'Ipo, gestita da Goldman Sachs, Citigroup e Jp Morgan, Robinhood dovrebbe avere un valore compreso tra 31 miliardi e 35 miliardi di dollari, che corrisponde a un range di prezzo per azione di 38-42 dollari.

Ma qual è il valore reale della società? Come spiega Rocco Probo, analista di Consultique Scf, i documenti depositati mostrano una buona crescita della redditività nel 2021: le entrate medie per utente sono pari a 137 dollari, in crescita del 65% rispetto all’anno precedente, mentre il numero di utenti è cresciuto fino a 22,5 milioni contro i 18 milioni di clienti di marzo 2021. Significativa la progressione dei ricavi: le stime per il secondo trimestre si attestano tra 546 e 574 milioni di dollari, contro i 522 milioni del primo trimestre e i 244 milioni del secondo trimestre del 2020. “Anche considerando la crescita dei ricavi i livelli di multiplo P/Sales sarebbero comunque più elevati rispetto ai competitors – spiega Probo - Robinhood avrebbe infatti un valore di P/Sales stimato attorno a 14, contro i 7 di Charles Schwab e di Coinbase, la piattaforma di trading di criptovalute che era stata quotata con valori di Price/Sales attorno a 14 in aprile, data dalla quale ha perso quasi il 50% di valore”.

È innegabile, tuttavia, che il business di Robinhood sia diverso da quello dei concorrenti e che quindi anche i rischi siano diversi. La principale fonte di ricavo per Robinhood sono infatti i pagamenti per il flusso di ordini (PFOF), ovvero un corrispettivo ricevuto dai market maker per ogni ordine ricevuto dai clienti su scambi in azioni, opzioni o criptovalute. “Da ciò derivano due rischi principali: la concentrazione verso alcuni market maker (il 59% dei ricavi da PFOF è stato ottenuto da soli quattro market maker) che per tale condizione potrebbero guadagnare potere di mercato e ridurre i margini, e qualsiasi regolamentazione o il divieto di pagamento per il flusso di ordini, come avviene in diversi Paesi sviluppati che, secondo il prospetto, potrebbe avere un impatto enorme sui risultati operativi”, conclude Probo.

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