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Bce, La linea "dovish" continua, ma senza azioni di forza

La Banca centrale europea non cambia la sua policy attuale e mantiene i tassi di interesse chiave invariati, schierandosi così fra le "colombe" rispetto agli altri istituti, in particolare la Fed. Per quanto riguarda gli acquisti di asset tramite il programma PEPP, continueranno a un "ritmo significativamente più alto" rispetto ai primi mesi dell'anno

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Il presidente della Bce Christine Lagarde

L'esito del meeting della Bce di ieri non costituisce un cambiamento significativo nella politica dell'istituto centrale, ma solo un messaggio dovish in un contesto di grande incertezza. L'istituto guidato da Christine Lagarde ha infatti rafforzato la propria forward guidance sottolineando che, "i tassi di interesse chiave rimarranno sui livelli attuali o inferiori fino a quando l'inflazione non raggiungerà il 2% ben prima della fine del suo orizzonte di proiezione". L’Eurotower ha anche aggiunto che "ciò può portare a un periodo transitorio, in cui l'inflazione sarà moderatamente sopra l'obiettivo.” Inoltre la pandemia costituisce ancora una minaccia per le prospettive di crescita e di inflazione, e in tale contesto la Banca centrale continuerà a sostenere la ripresa anche dopo la scadenza del programma PEPP a marzo. “La revisione della strategia ha chiarito il mandato della Banca centrale, che assegna lo stesso peso alle deviazioni dell'inflazione sopra e sotto l’obiettivo del 2%, introducendo una maggiore tolleranza per il superamento dell'inflazione”, è il commento di Nicolas Forest, Global Head of Fixed Income di Candriam. Che aggiunge: “Negli ultimi dieci anni i dati dell'inflazione nell'Eurozona hanno fatto registrare livelli molto al di sotto dell'obiettivo. E con questo nuovo target, la Bce vorrebbe rafforzare nuovamente la propria credibilità”. Oggi siamo infatti lontani dalla soglia del 2%, dato che l’Eurotower prevede un tasso d'inflazione che tornerà all'1,5% nel 2022 e all'1,4% nel 2023. 

In ogni caso possiamo dire che dall’ultimo meeting sono emerse alcune chiare indicazioni. La prima è che l'inflazione non spaventa più la Bce, che terrà una linea "aggressivamente" accomodante. “La Bce è chiaramente schierata fra le "colombe" rispetto alle altre banche centrali, e in particolare rispetto alla Fed che ha iniziato a discutere le modalità future di una stretta della policy. La seconda, come spiega Patrice Gautry, Chief Economist di UBP, è che, “il divario tra l'inflazione prevista per il 2023 (1,4%) e l'obiettivo del 2% è tale che ci si poteva attendere una dichiarazione ancora più "aggressiva" sugli acquisti della Banca centrale, e perché no un'estensione sia della durata che della portata del PEP o dell'APP. Ma questo punto è rimandato alla riunione di settembre, quando saranno presentate le nuove proiezioni economiche”. “Per quanto riguarda la forward guidance - aggiunge il Macro & Strategy Team di Mirabaud Am - la Bce si aspetta ora che i tassi restino fermi o inferiori fino a quando l'inflazione non avrà raggiunto il 2%, ben prima della fine del suo orizzonte di previsione. Ma non annunciando alcuna azione forte per raggiungere questo obiettivo, rimane da capire come la Bce voglia raggiungere questo nuovo obiettivo". “Inoltre, sebbene l’Eurotower abbia sottolineato che il PEPP sarà condotto a un "ritmo significativamente più elevato" rispetto ai primi mesi dell'anno, non sono stati fatti cambiamenti significativi riguardo alla sua possibile fine nel marzo 2022”, conclude il team.

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