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Il bazooka fiscale
del Pir alternativo

Se nel Pir si mettono startup innovative si moltiplicano i vantaggi fiscali, grazie alla detrazione di imposta sulle startup innovative. Ecco perché puntare sul crowdfunding (e non solo). Ce lo spiega Luca Stellato, Business Development Manager di FinancialDelivery

Il bazooka fiscaledel Pir alternativo

Luca Stellato, Business Develpment Manager di Financial Delivery

C'è Pir e Pir. Il Pir alternativo, per esempio, «un’occasione unica per l’investitore privato di raggiungere l’economia reale italiana fatta di Pmi con un incredibile vantaggio fiscale», spiega a Economy Luca Stellato, Business Development Manager di FinancialDelivery e consigliere di FDFiduciariaDigitale. «Di fatto, è possibile l’azzeramento della tassazione per chi apre un Pir alternativo e rispetta i limiti normativi: i principali sono i cinque anni di detenzione del Piano e il limite di concentrazione del 20% per singola Pmi in portafoglio».


E qui arriva lo zampino di Financial Delivery, la piattaforma fintech di Fiduciaria Digitale...

Financial Delivery si è subito mossa fin dallo scorso anno, appena sono stati approvati i Decreti per il rilancio dell’economia che introducevano i Pir, offrendo il proprio servizio “Pir fai-da-te”: è un contenitore fiduciario digitale che si apre direttamente dallo smartphone e permette al nostro cliente di comporre liberamente senza alcun vincolo il proprio piano Pir alternativo: fornisce istruzioni su quali Pmi comprare, siano esse quotate sui segmenti preposti di Borsa Italiana, come Aim ad esempio, siano esse non quotate, partecipando a costituzione di startup o ad aumenti di capitale di Pmi, oppure anche attraverso il debito, sottoscrivendo minibond emessi dalle piccole imprese.


Così il Pir diventa il ponte tra il risparmio degli italiani, fermo per migliaia di miliardi sui conti bancari, e l’economia reale delle Pmi che ha sempre più bisogno di fonti di finanziamento alternative alle banche.

In Financial Delivery crediamo da sempre che il nostro ruolo di intermediario fintech indipendente sia proprio quello di permettere agli investitori italiani di scegliere liberamente “tutti gli investimenti del mondo”, soprattutto quelli propri del mondo reale, quelli dei piccoli non quotati, che in Italia sono il vero motore del Paese. Questa occasione storica è unica per rilanciare la nostra specificità economica, fatta di tantissime micro-imprese, offrendo nel contempo eccellenti ritorni agli investitori. Il settore del private equity da anni offre rendimenti importanti a doppia cifra e questo ci insegna che anche e soprattutto in queste asset class, sicuramente meno liquide rispetto alle finanziarie tradizionali, si trova un importantissimo valore per chi investe.


Il “Pir fai-da-te” è un servizio davvero immediato. Ma è stato apprezzato da investitori e consulenti?

Dallo scorso anno abbiamo aperto decine di “Pir fai-da-te”, ma siamo solo all’inizio: dai contatti che abbiamo con investitori finali e consulenti finanziari, sia con mandato sia autonomi, ci aspettiamo un’incredibile crescita da settembre a dicembre come numero di mandati Pir e come masse. Questo per due motivi principali: da un lato siamo in attesa della pubblicazione della circolare esplicativa dell’Agenzia delle Entrate su questo tema, che finalmente dirimerà i dubbi sul conferimento di partecipazioni societarie già in essere (permettendo a migliaia di investitori di inserire nel Pir le migliaia di startup e partecipazioni in equity crowdfunding acquistate in questi anni), dall’altra gli stessi consulenti stanno formandosi su questa opportunità e, una volta raggiunta la piena consapevolezza dei vantaggi, consiglieranno sicuramente i propri clienti in questa riallocazione dei propri investimenti. Il “bazooka fiscale” del Pir è davvero troppo importante per non essere colto, almeno per una parte del proprio portafoglio.


Ha parlato di crowdfundig. Come si inserisce questa formula nel Pir?

Il fenomeno crowdfunding non è più uno strumento in fase di test, le ultime statistiche ci dicono che sono stati raccolti dalla partenza quasi un miliardo di euro da parte delle diverse piattaforme che offrono questa opportunità, tuttavia io credo che siamo ancora all’inizio e che nei prossimi cinque anni assisteremo a una crescita vertiginosa di questa modalità di investimento. Inoltre dal mio osservatorio, vedo che molti nostri clienti hanno già investito in diverse piattaforme di crowdfunding, con particolare predilezione per operazioni immobiliari.


Che tipo di clienti?

I nostri sono clienti “super affluent” e “private”: sono sofisticati, attenti e ben informati, grazie anche ai consulenti che li seguono, tuttavia avendo patrimoni rilevanti non vogliono avere frazionati tanti piccoli investimenti direttamente in tante piattaforme di crowdfunding. Per loro la gestione amministrativa e il monitoraggio sarebbe poco efficiente e molto problematico., ma grazie a Financial Delivery, gli investitori italiani hanno il loro “one stop shop” per il crowdfunding: un unico intermediario, un'unica piattaforma fintech e tutti i crowdfunding che vogliono. E poi, soprattutto, inserendo queste operazioni nel Pir fai-da-te azzerano la tassazione, non pagando né capital gain né tasse sui dividendi staccati dalle Pmi target e, ciliegina sulla torta, appena una società rimborsa il capitale, la liquidità rinveniente sul Pir è subito pronta per essere reinvestita in nuove operazioni di crowdfunding, fino alla scadenza dell'holding period quinquennale.


Quindi c'è la possibilità di un "Pir 100% crowdfunding”?

È assolutamente possibile allocare tutte le risorse del piano solo su questa tipologia di strumenti?. Le faccio un esempio operativo: il nostro cliente Mario che vuole cogliere l’opportunità PIR nel 2021 e ha 100.000 euro da destinare al piano, potrebbe ad esempio selezionare, supportato al meglio anche dal suo consulente finanziario, 20 operazioni posizionate su 5 diverse piattaforme di crowdfunding. Pensando ogni operazione un 5% del piano sarebbe davvero ottimamente diversificato, rispettando al 100% i limiti normativi sul Pir alternativo e riducendo drasticamente il suo rischio per il frazionamento di Pmi target e di piattaforma crowd. Ricordo poi che oltre al completo azzeramento della tassazione, il legislatore è andato anche oltre.


Ovvero?

In caso di perdite alla fine del quinquennio è infatti previsto un credito di imposta al massimo per il 20% del piano. Insomma il nostro "Pir 100% crowdfunding" è 100% diversificazione, 100% semplificazione, 0% tasse e capitale garantito all’80%. Sul mercato non esiste una soluzione migliore.


Quindi il “PIR 100%Crowdfunding” è un servizio già operativo per i vostri clienti?

Certamente. Inoltre abbiamo già convenzionato alcune importanti piattaforme di crowdfunding, soprattutto lato immobiliare che i nostri clienti vedono come investimento sicuro e semplice. I leaders del settore sono già presenti, cito Walliance, Trusters e ReCrowd. Abbiamo in pipeline la chiusura di convenzioni con altri importanti partners, soprattutto che offrano in piattaforma anche minibond ed equity di Pmi e startup innovative.

Se nel Pir si mettono startup innovative si moltiplicano i vantaggi fiscali.

Proprio così, è una rivoluzione fiscale senza precedenti: ai vantaggi fiscali già citati si cumula anche la detrazione di imposta sulle startup innovative che varia dal 30% al 50% della somma investita e la si recupera subito sull’anno fiscale 2021. Come dicevo non si può non approfittare di questo “bazooka fiscale”.


L’investitore finale e il suo consulente dove possono trovare tutte le informazioni utile per valutare se investire tramite il Pir nelle singole operazioni, nel singolo minibond o nella singola operazione di equity crowdfunding?

Dal 2020, Financial Delivery ha puntato tutto su una (in)formazione digitale di qualità, per rendere sempre più consapevoli investitori e consulenti. Ogni martedì alle 11 sul nostro canale You Financial Education presentiamo un’opportunità, invitando a parlare nei webinar (in)formativi non solo i manager della piattaforma di crowdfunding, ma anche e soprattutto gli imprenditori che sono sulla loro piattaforma con la propria operazione di minibond o di fundraising: nessuno meglio dell’imprenditore può raccontare il proprio progetto e spiegare al meglio, rispondendo a tutte le domande e i dubbi degli investitori.

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