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Calef (Notz Stucki), “La Carbon Tax accende l’inflazione”

L’Unione europea intende raggiungere l’obiettivo di zero emissioni nel 2050 anche con l'introduzione della tassa sulle emissioni alla frontiera (Cbam). Ma questa misura provocherebbe l’aumento dei prezzi delle materie prime importate e costituirebbe un’ulteriore spinta inflativa

Rinnovabili, una grancassa priva (purtroppo) di fondamento

Il 14 luglio è stato annunciato l’ambizioso piano dell’Unione europea volto a raggiungere l’obiettivo di zero emissioni nel 2050. Tra le varie misure proposte, una delle più discusse è la tassa sulle emissioni alla frontiera, o CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism), per cui materie prime da industrie ad alte emissioni di carbonio come acciaio, cemento e fertilizzanti verranno tassate all’ingresso. Come spiega Giacomo Calef, Country manager di Notz Stucki (società di asset management con sede a Ginevra), questa manovra ha l’obiettivo di evitare un carbon leakage, ovvero che le misure già in atto all’interno dell’Ue per diminuire le emissioni di queste industrie siano rese inefficaci da un trasferimento delle attività verso Paesi dalle regolamentazioni meno stringenti. “Imponendo una tassa di questo tipo si creerebbero condizioni più eque tra i produttori dentro e fuori l’Europa – spiega Calef - Inoltre concedendo un beneficio fiscale per chi emette meno si potrebbe creare un incentivo alla riduzione delle emissioni straniere”.

Tuttavia, sebbene sia stata ben accolta dal punto di vista ambientale, la manovra ha suscitato preoccupazione tra gli economisti. La ragione è semplice: una carbon tax provocherebbe l’aumento dei prezzi delle materie prime importate, costituendo un’ulteriore spinta inflazionistica. Secondo una ricerca, per limitare il riscaldamento globale di 2 gradi centigradi occorrerebbe definire un prezzo del carbonio tra 40 e 80 dollari per tonnellata: “Ebbene, se venisse implementato improvvisamente e simultaneamente nel mondo un costo di 80 dollari, si verificherebbero degli shock fino a circa il 3,3% sull’inflazione dei prezzi al consumo, poiché l’aumento sarebbe subito trasmesso ai consumatori tramite le bollette”, dice Calef.

Benché non si profilino misure così drastiche e diffuse, si parla comunque di cifre significative, soprattutto in un momento storico già segnato dall’inflazione oltre i target che preoccupa gli investitori sulle future mosse delle Banche centrali. Infatti, proprio a fronte del dato dell’inflazione annuale al 2,5% a giugno, la Bank of England ha risposto annunciando, prima fra tutte, che se il trend dovesse continuare considererà l’interruzione dello stimolo monetario già dal prossimo mese. Come spiega Calef, nonostante le problematiche legate al rialzo dei prezzi che dovranno necessariamente essere affrontate, Banche centrali come Bce o BoE hanno affermato chiaramente l’impegno dei propri mandati per il cambiamento climatico. Questo comprende anche la possibilità di riorientare i programmi di Quantitative Easing verso il green, integrando il debito di società ritenute più sostenibili e le obbligazioni verdi, che sono valutate per l’80% come Investment Grade e che perciò rientrano nei parametri di acquisto della Bce. “In conclusione l’introduzione di una carbon border tax per l’Ue è una misura ambiziosa, ma presuppone la cooperazione di tutte le istituzioni europee per garantire che la transizione ecologica non penalizzi nessuno e un green Qe potrà essere un ulteriore incentivo per le aziende a investire in alternative sostenibili”, conclude Calef.

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