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Criptovalute

Conio: basta un pac per vincere la scommessa sui Bitcoin

Un investimento complessivo di circa 3000 euro versato in frazioni mensili da inizio 2018 a fine 2020, oggi varrebbe oltre 15mila euro. Ma se la stessa cifra fosse stata investita nel triennio precedente (tra il 2015 e il 2017) oggi il capitale sfiorerebbe i 230mila euro

Christian Miccoli

Christian Miccoli, Ceo di Conio

Dopo il tonfo sotto i 25mila euro, bitcoin sembra aver invertito la rotta e si è già riportato sopra quota 33mila. Una ripartenza? Probabile, mentre si avvicendano notizie dirompenti, da JpMorgan che apre alla vendita per tutti i clienti, anche i retail, alla ricerca aperta da Amazon di un esperto di valute digitali, che ha fatto supporre al mercato che aggiungerà la cripto come metodo di pagamento. 

Potrebbe essere il momento giusto per aprire un PAC? Bitcoin è un asset volatile per sua natura (anche se, come ha calcolato il Digital Gold Institute, non più dei quattro best performing asset azionari nel primo trimestre 2021: Tesla, Amazon, Apple e Netflix e rispetto ai quali ha segnato una sovraperformance) e il PAC, ovvero il piano di accumulo, è lo strumento usato dai gestori del risparmio gestito – insieme a un orizzonte di lungo periodo – per sterilizzare l’investimento rispetto alla volatilità. 

Il meccanismo è semplice: si tratta, in sostanza, di frazionare la somma che si è deciso di investire su una determinata asset class, in un orizzonte temporale più o meno lungo. 

Cos’è (e a cosa serve) il PAC

Si tratta di un metodo che la pratica e la statistica hanno dimostrato essere molto efficace per il mercato azionario: perché l’investitore anziché applicare il market timing (ovvero entrare e uscire dal mercato alla ricerca spasmodica e infruttuosa di minimi e massimi per fare piccoli e incerti guadagni), riesce a intercettare, attraverso i versamenti periodici, un prezzo medio del periodo aumentando la probabilità di ottenere un rendimento più elevato.

È un metodo che può essere applicato anche al bitcoin. Abbiamo provato dunque a fare una simulazione di PAC sulla criptovaluta, immaginando tre profili di investitore, ognuno dei quali ha investito circa 80 euro al mese per un periodo variabile tra 24 e 36 mesi in diversi archi temporali e ha tenuto l’investimento fino a oggi: l’holder “early adopter” che ha puntato sulla cripto nel 2011, investendo per due anni; un “follower”, che è entrato a inizio 2015 e ha continuato a investire fino alla fine del 2017 prendendo tutto il picco del terzo halving e infine un “ritardatario” che è entrato nel 2018 cogliendo tutta la curva discendente e ha acquistato fino a fine 2020, intercettando anche il mercoledì nero pandemico e qualche mese di ripresa. Vediamo com’è andata.

Il PAC dell’early adopter 

Bitcoin ha visto la luce nell’ottobre 2009, quando però era affare per pochi appassionati. Chi lo ha scoperto un paio di anni dopo, doveva avere alcune competenze informatiche per poterlo acquistare. E doveva comprenderne il grande potenziale in un mondo che rispetto all’idea dietro alla criptovaluta era indietro anni luce. A maggio 2011 il valore aveva toccato quota 2,50 euro: è facile capire perché i pionieri holder di bitcoin sono oggi tutti milionari. E il bello è che lo sono anche quelli che per un periodo di due anni hanno investito solo 80 euro al mese e deciso di tenere l’asset fino a oggi. Sono passati dieci anni: i 2000 euro circa dei pionieri sono diventati oggi più di 10 milioni di euro. Un esorbitante aumento di 5000 volte con una somma iniziale che si sarebbe potuta permettere anche un ragazzino.

(A questo link è possibile consultare lo spaccato mese per mese del periodo preso in esame)

Il PAC del follower

A gennaio 2015 il prezzo medio di bitcoin era di 185 euro e in quell’intorno si è aggirato fino a settembre per sfiorare i 200 euro, portarsi a quota 319 a novembre e 363 a dicembre. Nel 2016 il prezzo ha continuato a crescere costantemente ma lentamente, passando dai circa 312 euro di gennaio a superare gli 800 a dicembre. Traguardo dei mille superato a febbraio 2017. Il 2017 è l’anno del grande boom: mese dopo mese la cripto è salita vertiginosamente arrivando a quotare 2.400 euro a luglio a 4.000 ad agosto fino agli 8.400 euro a novembre e agli 11.700 di fine anno (con picchi anche di 17mila euro).

La simulazione che abbiamo realizzato anche in questo caso prevede un investimento di circa 80 euro al mese ma su un orizzonte dei tre anni. Nell’ipotesi che il follower abbia detenuto i bitcoin fino a fine maggio 2021 (quindi contemplando anche il calo di mercato che nell’ultimo mese ha fatto perdere il 40% del valore rispetto ai massimi storici di aprile), l’investimento iniziale di circa 3000 euro varrebbe a fine maggio 2021 quasi 230mila euro, con un aumento di 75 volte in 5,5 anni.

(A questo link è possibile consultare lo spaccato mese per mese del periodo preso in esame)

Il PAC del ritardatario

L’investitore ritardatario è entrato nel mercato a inizio 2018, in pieno Fomo, dopo il picco del precedente ciclo quadriennale e ha dunque investito il primo anno con un valore discendente, fino al minimo di 2.900 euro di gennaio 2019. Una situazione decisamente più sfavorevole delle precedenti e che include anche il giovedì nero del 2020: il 12 marzo e l’inizio dell’era Covid. Ma, ovviamente, arrivando i versamenti fino a fine 2020 comprende anche almeno parzialmente la risalita che lo avrebbe portato al record oltre i 40mila euronell’aprile scorso.

Ebbene, in questa fase di mercato discendente, i 3000 euro circa investiti, a distanza di 3,5 anni dal primo versamento supererebbero oggi quota 15mila: un aumento che resta poderoso, con il capitale quintuplicato.

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