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Enasarco, aut-aut del Ministero
“Ora basta, mettetetevi d’accordo”

Enasarco, aut-aut del Ministero“Ora basta, mettetetevi d’accordo”

“Mettetevi d’accordo, e in fretta”, perché l’Enasarco non può restare senza governo e “senza presidente” e mettetevi d’accordo in base alle “proporzioni che la platea degli iscritti ha inteso esprimere nella costituzione dell’Assemblea dei delegati riproducendo, in tal modo, la volontà dei medesimi in seno al Consiglio”: con queste parole il Ministero del Lavoro, “d’intesa con il ministero dell’Economia e finanze con il quale si sono condivise le valutazioni contenute nella presente, nell’ottica di una fattiva ed efficace collaborazione interistituzionale” ha scritto all’Enasarco, per la firma del capo di Gabinetto del ministro Elisabetta Cesqui, per scuotere l’attuale autoproclamato e ormai delegittimato vertice dall’inazione con cui sta tentando sbalorditivamente di protrarre una gestione illegale dell’Ente.
Tre parole per ricordare l’assurdo in cui è caduto l’ente. Dalle elezioni, attuate dopo un’estenuante resistenza passiva della vecchia maggioranza, è uscita vincente, sia pur di misura, la lista “FarePresto!”, costituita da Anasf, Assopam, Confesercenti, Federagenti e Fiarc con Artenasarco. Ma per un bizzarro effetto dell’attuale regolamento elettorale, nell’assegnare i 15 seggi in consiglio d’amministrazione sulla base dei 60 eletti nell’assemblea dei delegati, la nomina dei consiglieri avrebbe condotto ad una impasse, sei uomini contro sei, più tre seggi non assegnabili per incapienza dei ”resti”. Questo sarebbe accaduto se le cose fossero andate “secondo natura”.
Cos’è successo, invece? E’ successo che, in circostanze convulse e certo non trasparenti, la commissione elettorale ha dapprima ammesso un voto, tardivo per ragioni tecniche, di un delegato di FarePresto! e poi l’ha escluso, sparigliando a favore della lista opposta, capitanata da un highlander del consiglio Enasarco, in carica da dieci anni e vecchio supporter della “mitica” gestione Boco, Antonello Marzolla, tuttora imbullonato oltre ogni evidenza e ordinanza giudiziaria sulla poltrona più alta. Grazie a questo stop-and-go della Commissione elettorale, il corso naturale e democratico degli eventi è stato ribaltato.
Contro questo blitz, FarePresto ha ottenuto un provvedimento d’urgenza con cui l’autorità giudiziaria ha intimato alla Fondazione Enasarco di ripristinare la parità (sei a sei e tre seggi vuoti) e ha consigliato di rimettere ad una trattativa politica la soluzione del conflitto, con la nomina dei tre consiglieri vacanti e del presidente. Trattativa finora vanificata da Marzolla, che non molla: e sì che l’ultima lettera ministeriale dice chiaramente che l’attuale situazione “impedisce altresì l’attuazione dell’art.23 dello Statuto medesimo relativo all’individuazione del legale rappresentante e Presidente dell’Ente”.
Ormai anche gli stessi alleati, piuttosto che perpetuare una situazione illecita che si ripercuoterà sicuramente contro i loro atti, preferirebbero mediare o al massimo tornare al voto. Ma Marzolla non molla e, meravigliosamente, fa scribacchiare periodicamente la solita solfa contro FarePresto! accusando la lista di essere teoricamente “vicina” al finanziere Raffaele Mincione, oggi sotto inchiesta per lo scandalo dei palazzi vaticani. La meraviglia della faccia tosta di Marzolla è che quando effettivamente Enasarco affidò quasi 200 milioni a Mincione, che li investì in prodotti altamente speculativi, ovvero dieci anni fa, Marzolla era già consigliere d’amministrazione! E dunque fu una gestione anche sua a dare soldi all’uomo col quale oggi si rimproverano i rivali di una mera, e peraltro incerta, amicizia. Come se non bastasse, i difensori del blocco di potere storico ripetono ad ogni occasione che quell’investimento di 200 milioni, pur spericolato, si è nel tempo rivelato redditizio. Ma allora, quel finanziere è un reprobo o è un buon partner a seconda di chi lo sceglie (o non lo sceglie ma si pensa che avrebbe potuto sceglierlo)?
Il dato vero è tutt’altro? Che da questa gente – Marzolla & company – Enasarco è stato gestito nell’insieme talmente male negli anni, sia nella componente immobiliare, fonte di infiniti intrallazzi, che mobiliare, da aver avuto a performance molto negative, al punto da rischiare di questo passo il commissariamento. Ma anche per questo i coautori del capolavoro non mollano e le regole, scritte coi piedi e per questo da loro ben difese, sono deboli contro la protervia. Anche l’idea, pur indicata dal ministero, di rimettere alla Commissione elettorale la composizione del dissidio è balorda, perché è proprio la Commissione che ha fatto il pateracchio del voto decisivo prima accettato e poi respinto: come potrà mai giungere ad un compromesso onorevole per tutti? Ma del resto: quanto può durare quest’impasse?
Certo, il governo ha ben altre gatte da pelare: ma un simile stallo non ha che tre sbocchi: accordo, nuove elezioni o commissariamento. E solo Marzolla oggi, e certo non in nome di chissà quale interesse missionario, è veramente avverso all’accordo.
 

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