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L’evento di Investire e Financial Agorà

Il private capital è a un punto di svolta
 

Gli operatori più importanti del mercato si sono dati appuntamento stamattina a Milano per dibattere sul futuro di private equity e private debt, sulla relazione con le imprese e le richieste di un mercato che punta a operatori di maggiori dimensioni rispetto al passato

Il private capital è a un punto di svolta 


Il fior fiore del private equity italiano si è riunito stamattina presso la sede dell’Università Telematica Pegaso nella cornice prestigiosa del milanese Palazzo Durini.  L’occasione è rappresentata dall’evento di Investire organizzato in collaborazione con Financial Agorà su “Il private capital come motore dello sviluppo”, una giornata intensa di tavole rotonde di approfondimento. Dopo l’introduzione di Sergio Luciano, direttore di Economy ed Investire e di Francesco Priore, fondatore di Financial Agorà, è stato Innocenzo Cipolletta, presidente Aifi, a mettere i temi caldi sul tappeto.

Cipolletta "Tutti dobbiamo diventare più grandi". “Banche e borsa continueranno a svolgere un ruolo importantissimo per il sistema imprese ma accanto a loro emergerà il ruolo del capitale privato necessario per le aziende che vogliono crescere. Negli ultimi 20 anni, va detto, l’Italia non è stata all’avanguardia nel settore del private capital, siamo stati più follower più che leader. L’Italia punta a una crescita quest’anno del 6%, un ottimo risultato ma siamo comunque quattro punti indietro rispetto al 2019 e per l’anno prossimo le stime parlano di un Pil del 4%. Il Paese ha quindi bisogno di poter crescere anche oltre il 2021 e 2022, anche perché le imprese più piccole che caratterizzano il nostro mercato sono più in difficoltà rispetto alle imprese più grandi”, osserva. Ma per Cipolletta la soluzione è a portata di mano e si chiama private capital. “Siamo un Paese di risparmiatori con 4000 mld di risparmio che unito all’azione degli investitori istituzionali può diventare risparmio produttivo accompagnando il mondo delle imprese a una piena ripresa: sì il private capital è la soluzione. Anche nel 2020 il numero delle operazioni è stato molto elevato (881, ndr), per un totale di 7,8 miliardi investiti per un totale di 648 società oggetto di investimento. “Il private capital”, aggiunge il presidente Aifi, “porta maggiori competenze all’interno delle imprese. I fondi private capital entrano nelle imprese per trasformarle. Dobbiamo crescere come dimensione e capacità di proporci all’estero”.

La forza del private Equity in Italia. Dopo l’intervento di Cipolletta ha preso il via la tavola rotonda dedicata al tema “La forza del private equity in Italia”. Marco Canale, presidente e managing partner Value Italy Sgr ha spiegato che “L’aspetto più importante è il valore aggiunto del coinvolgimento attivo dei gestori, che raggiungono gli obiettivi attuando trasformazioni culturali nelle aziende. Servono competenze ed esperienze perché sono fondamentali per far crescere queste aziende sul mercato dei capitali, parliamo di small e mid cap. I tesori degli italiano sono due il grande risparmio private e questo tessuto di pmi che hanno bisogno di crescere e consolidarsi. Bisogna mettere in collegamento i due aspetti. Marco De Benedetti, managing director Carlyle, ha esordito co una tesi.  “Teorizzo che il famoso ‘small is beautiful’ sia uno dei problemi più importanti che l’Italia ha vissuto e sta vivendo. Nel mondo di oggi la dimensione conta e conterà sempre di più. La mancanza che si avverte non è tanto quella finanziaria, quanto sempre di più di disporre della conoscenza in un mondo che cambia con le sue regole: bisogna adattarsi e avere in azienda il capitale umano necessario. E per le piccole imprese è davvero difficile attirarle. Il modello del capitale privato ha dimostrato di essere più efficace del finanziamento bancario, esiste è vero la borsa che ha sempre di più delle chiare limitazioni. Negli Usa il numero delle quotate è la metà di 10 anni fa. Perché?  La borsa ti porta a dover rispondere trimestralmente e i cicli d’investimento più lunghi sono difficili da portare avanti se sei quotato. Il capitale privato è  invece il modello di azionista più utile ed efficiente per l’azienda. Antonio Pace, ad e dg di Fondo Italiano d’Investimento Sgr si sofferma invece su un altro aspetto. “Il tema delle exit è fondamentale anche perché disponiamo di un mercato secondario del private equity che è assolutamente assente. Inoltre abbiamo un M&A locale molto più reattivo che proattiva che disincentiva fenomeni aggregativi tra gli operatori. In questo contesto il mondo degli asset reali è un buon hedge contro la volatilità esogena che i mercati pubblici oggi presentano”. Per Francesco Sogaro, managing director NB Aurora Neuberger Berman il tema delle piccole dimensioni non riguarda solo le aziende ma anche gli operatori del private equity. ”Non siamo in un mercato evoluto e abbiamo una serie di limiti, quelli dimensionali delle aziendeche certamente devono affermarsi all’estero e crescere di dimensioni. Ma se diventano grandi anche noi dovremo poi strutturarci e consolidarci per gestire i big ticket”. Luisa Todini, presidente e partner Green Arrow Capital ha invece posto l’accento nel suo intervento sul tema della sostenibilità.  “Chi oggi non è Esg rischia di essere realmente fuori dal mercato. Esg significa essere sostenibili rispetto agli investimenti che vengono fatti. Non c’è un invesitmento che effettuiamo che non sia riferibile all’universi Esg”. Nicola Tufo, partner Rsm, punta invece il dito sulle carenze di un cultura aziendale del private equity. “Il vero tema è quello di carattere culturale, bisogna impegnarci tutti a diffondere i benefici del private equity in giro per l’Italia, anche in collaborazione con le Camere di Commercio. L’altro grande tallone di Achille è quello degli eccessi di burocrazia. Bisogna invece reare ecosistema che faccia convivere in una logica win win fondi, governo e imprese. Roberto Pirotto, international partner di Fsi, chiude affermando che “Il mercato italiano ha svoltato nel 2012-2013, quando c’è stato un cambio di marcia con una accettazione dello strumento e degli innesti di managerialità necessaria per gestire le aziendeIl mercato italiano è solo agli inizi ma  credo che i risultati degli ultimi anni debbano incoraggiare ed essere fiduciosi per il futuro”.          

Guarda i video degli interventi:                

Cipolletta: “I numeri dimostranoche il private equity crea lavoro”      

Rodolfo Errore: “Così la Sacepuò aiutare il private equity”            

Il Private Equity al governo“Aiutateci ad aiutare l’Italia”  

Castelli: “Il governo Draghisosterrà il private capital”   

Col “private debt” può ripartire anche l’impresa a corto di cassa            

Il venture capital è maggiorenne ma ha ancora bisogno di crescere  

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                 

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