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Le trimestrali avranno l'ultima parola

"Ci aspettiamo che il Pil globale cresca del 6,2% quest’anno e del 5,1% il prossimo anno spingendo gli utili aziendali e le borse". Il commento di Matteo Ramenghi

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"L’indice azionario globale MSCI ACWI ha corretto di circa 3 punti percentuali dai massimi di pochi giorni fa, mantenendo una performance positiva di oltre il 12% da inizio anno". Il commento di Matteo Ramenghi, cio di Ubs Wm Italia

Il mercato ha reagito ad alcune notizie negative: la Federal Reserve (Fed) ha confermato l’intenzione di ridurre le immissioni di liquidità quest’anno, mentre la situazione finanziaria del gruppo immobiliare cinese Evergrande si è rapidamente deteriorata. A mio avviso, un fattore di natura puramente tecnica ha contribuito a frenare le borse.

Molti operatori sono guidati principalmente da algoritmi che, in modo pro-ciclico, reagiscono alla volatilità acquistando azioni quando questa scende e vendendole quando sale. Dopo un’estate caratterizzata da bassa volatilità, molti algoritmi si trovano ad avere un’elevata esposizione al mercato azionario e, quindi, pesano sul mercato ogni volta che si presenta un imprevisto. Nelle prossime settimane ci saranno alcuni passaggi importanti a livello economico.

Negli Stati Uniti assisteremo a simultanei confronti politici con riguardo alla prossima finanziaria, al tetto d’indebitamento e ai progetti infrastrutturali. Un Congresso polarizzato, con una debole maggioranza del Partito democratico, ci fa pensare ad accordi raggiunti all’ultimo minuto e a compromessi che potrebbero vedere diluiti gli ambiziosi piani fiscali del Presidente Biden.

In Cina, le prospettive di lungo termine del Pil dovrebbero risultare rafforzate dalla politica della «prosperità comune» lanciata dal presidente Xi Jinping, che spingerà la domanda interna. Ma a breve termine le prossime mosse del governo con riguardo a Evergrande e alla nuova regolamentazione per settori quali Internet, istruzione e sanità saranno determinanti per capire quanto rapidamente il mercato azionario cinese potrà recuperare.

L’Europa è indietro di qualche mese nella ripresa, ma sembra offrire una relativa stabilità grazie a politiche orientate maggiormente alla crescita rispetto al passato e alla ritrovata credibilità internazionale. Le trattative per formare una coalizione di governo in Germania potrebbero influire sulla recente svolta dell’Unione europea (UE) e, potenzialmente, portare a un’accelerazione. Come sempre, a medio termine le borse seguono soprattutto l’andamento degli utili aziendali.

La forte crescita economica – a livello globale prevediamo un aumento del PIL del 6,2% quest’anno e del 5,1% il prossimo – dovrebbe spingere ulteriormente la redditività delle aziende. Le trimestrali che verranno presentate nelle prossime settimane saranno probabilmente un elemento di supporto per la performance delle borse nell’ultima parte dell’anno.

In particolar modo, vediamo positivamente i settori più ciclici come energia e finanza e i mercati più esposti alla ripresa del commercio internazionale come il Giappone, che dovrebbe beneficiare anche del cambiamento di governo e dell’accelerazione sui vaccini. Da un punto di vista strutturale, è sempre più chiaro come il tema principale sia la transizione ecologica, che è divenuta centrale nelle strategie di crescita degli Stati.

L’emergenza ambientale e gli sforzi dei governi per ridurre le emissioni di CO2 – che movimenteranno i maggiori investimenti pubblici e privati degli ultimi decenni – saranno un motore per il PIL e per le aziende, in particolare per quelle che sapranno sviluppare nuove soluzioni per ridurre l’impatto ambientale nel segmento del greentech.

Cercando un profilo più difensivo, ci sono opportunità nel settore farmaceutico, dove un buon potenziale di recupero si accompagna a temi di crescita a lungo termine per via dell’invecchiamento della popolazione, della maggior attenzione alla salute dopo la pandemia e del maggior impiego di nuove tecnologie per monitorare la salute.

Questo quadro si accompagna a rendimenti obbligazionari che restano compressi: nonostante la reazione all’annuncio della Fed, il Treasury decennale rimane in un intorno dell’1,4% e gran parte del mercato obbligazionario presenta rendimenti inferiori all’inflazione.

Il recente aumento dell’inflazione rende ancora più difficile la ricerca di rendimenti reali positivi. Per ottenere maggiori ritorni, gli investitori possono considerare alternative come l’high yield asiatico, i mercati privati e le strategie che monetizzano la volatilità.

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