Quantcast

Finanza sostenibile

Bri: allarme bolla asset green

Banca regolamenti internazionali mette in guardia gli investitori: il rapporto prezzo/utili delle aziende dell’S&P global clean energy index è ben più alto rispetto a S&P 500 e S&P 500 growth

La bolla dei titoli di stato tedeschi è soltanto rinviata

Il settore della finanza sostenibile è a rischio bolla. È quanto si evince da un passaggio del report trimestrale pubblicato questo mese dalla Banca dei regolamenti internazionali (Bri), secondo quanto riporta Plus Il Sole 24 Ore. Un’analisi (a firma di Sirio Aramonte e Anna Zabai) piena di riferimenti tecnici e di dati dove si ribadisce quello che in tanti stanno ipotizzando da mesi.

«Data la crescita molto rapida della nuova asset class, ci sono interrogativi sulla possibilità che si sviluppi una bolla qualora non venga garantita la trasparenza del mercato», scrivono i due analisti Bri.

I flussi di denaro che stanno affluendo sui prodotti finanziari è infatti imponente. La transizione ecologica, è stato ribadito a più riprese, può realizzarsi soltanto se le risorse private si affiancheranno a quelle pubbliche. L’assenza di standard internazionali richiede però uno sforzo in più da parte delle authority di vigilanza: negli Stati Uniti la Sec, la Consob americana, ha già cominciato a sanzionare chi dichiara di essere green e invece non lo è.

I dati a confronto

Quali sono dunque le dimensioni della finanza sostenibile? Il punto è proprio questo. Come stabilire cosa è sostenibile e cosa non lo è? Nel documento Bri vengono evidenziate le stime della Global Sustainable Investment Alliance (Gsia): secondo tale fonte, gli asset Esg sono aumentati di quasi un terzo tra il 2016 e il 2020 arrivando sino a quota 35 mila miliardi di dollari.

Ci sono poi altre stime riportate nell’indagine, che si basano su una definizione più ristretta della sostenibilità e riguardano soltanto i fondi comuni di investimento e gli Etf legati a tematiche Esg o ad investimenti socialmente responsabili (Sri): in questo caso, spiegano gli analisti Bri, la crescita è stata più rapida - più di dieci volte negli ultimi cinque anni - ma le masse in gestione sono inferiori a quelle indicate da Gsia ovvero “appena” 2 mila miliardi di dollari. Inoltre, andando più nel dettaglio, i fondi azionari Esg/Sri rappresentano circa il 3% del totale delle masse in gestione di fondi comuni ed Etf, mentre i fondi obbligazionari Esg/Sri ammontano a circa l’1%.

Titoli Esg sopravvalutati?

Gli analisti si chiedono se i titoli Esg siano o meno sopravvalutati. Nel report richiamano quanto accaduto nel 1800 con i titoli ferroviari o i più recenti casi delle azioni dot.com dell’epoca internet o dei titoli garantiti da ipoteche.

Si fa riferimento in particolare al rapporto prezzo/utili (price/earning in inglese) delle società che producono energia pulita. E in particolare si mette a confronto il p/e delle aziende dell’S&P global clean energy index con S&P 500 e con l’indice S&P 500 growth. Ebbene, come si vede dall’andamento nel grafico sopra, il p/e dell’energia pulita è ben più alto rispetto agli altri due.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400

I più letti

Articolo successivo