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A galla le fragilità di Pechino: è crisi anche per la Cina

«La crisi energetica cinese sta evidenziando le debolezze in termini di sicurezza e indipendenza energetica del Partito Comunista, che potrebbe avere delle ripercussioni negli anni a venire». Il commento di Carlo De Luca, responsabile asset management di Gamma Capital Markets

A galla le fragilità di Pechino: è crisi anche per la Cina

Mancano le materie prime. È la prima grande crisi energetica che ci troviamo ad attraversare verso la transizione energetica, complice la pandemia che ha portato, con la ripresa economica, ad un’enorme domanda delle commodity, tale da mettere in difficoltà le forniture. E a poco varrà il tapering previsto per novembre dalla Fed: le interruzioni della catena di approvvigionamento stanno causando gravi problemi al sistema economico, e potrebbero durare più a lungo di quanto inizialmente previsto, comportando un’inflazione più alta del target medio imposto dalla Fed, e per un periodo più prolungato.

«Con l'inverno all'orizzonte e la Cina, il più grande consumatore di elettricità al mondo, che ordina alle aziende energetiche statali di assicurarsi le forniture a tutti i costi, i prezzi stanno aumentando vertiginosamente», commenta Carlo De Luca (nella foto sotto), responsabile asset management di Gamma Capital Markets.

«La crisi energetica cinese sta evidenziando le debolezze in termini di sicurezza e indipendenza energetica del Partito Comunista, che potrebbe avere delle ripercussioni negli anni a venire: il problema potrebbe essere aggravato dall'introduzione di misure punitive da parte del governo comunista cinese nel suo tentativo di raggiungere gli obiettivi di riduzione dell'energia da combustibili fossili fissati da Pechino per adempiere all'impegno della Cina di ridurre le sue emissioni di carbonio del 65% prima del 2030», continua De Luca.

Alcune regioni del Paese stanno razionando l'energia alle fabbriche e due terzi del Paese ha subito blackout nei giorni scorsi. La domanda di energia termica si trova ai massimi livelli, e per evitare un rallentamento economico la Cina ha bisogno di rafforzare la sua offerta di carbone. Ma le gelide relazioni di Pechino nei confronti dell’Australia, potrebbero renderlo difficile. Avendo interrotto l’acquisto di carbone dopo le tensioni commerciali scaturite dall’inchiesta voluta dall’Australia sulla gestione del coronavirus da parte della Cina, Pechino si trova costretta a chiedere la materia prima in Europa, trovando però i prezzi alle stelle. L’Occidente infatti, non se la passa meglio: «Le scorte europee di gas naturale si stanno esaurendo, proprio mentre le economie stanno dal blocco della pandemia, e la Casa Bianca ha già espresso preoccupazione per l'aumento dei prezzi del petrolio», commenta De Luca.

Ripresa economica, inflazione e materie prime sono legate in maniera indissolubile, e restano al momento i driver sotto la lente degli investitori. «Se i costi di input aumentano, anche il costo dei prodotti finali aumenta di conseguenza, e ciò riconduce ad un sistematico aumento dell’inflazione (inflazione da domanda)», continua De Luca. «Per questo, al fine di controllare o perlomeno attenuare, gli effetti inflattivi, la ripresa economica deve essere accompagnata da una crescita occupazionale e una consistente crescita dei salari. In tale contesto, i mercati potrebbero reagire in maniera positiva alle notizie negative sul piano economico, che rassicurerebbero gli investitori rispetto ad una politica monetaria espansiva di più lungo periodo. Diversamente, i mercati potrebbero innervosirsi di fronte a notizie positive, che spingerebbero la Fed ad essere più restrittiva e quindi ad accelerare il piano di tapering».

Ma la vera differenza la faranno gli utili societari: gli analisti di Factset prevedono per il quarto trimestre del 2021 una crescita degli utili del 21.6% e dei ricavi del 11.3%, mentre per il 2022 una crescita del 9.3% e del 6.5% rispettivamente. «È bene precisare però», conclude De Luca, «che i dati possono dare una erratica rappresentazione della realtà, provenendo da anni pandemici che hanno devastato non solo l’economia in generale ma anche i bilanci delle aziende. Solo nei prossimi anni i dati verranno depurati dagli outliers e saranno in grado di essere più rappresentativi della realtà».

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