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Il lato oscuro delle Big tech

Perché valutare le Gafam è ancora complicato. Il commento di Matthew Welch

Il lato oscuro delle Big tech

Il prezzo da pagare per essere interconnessi è la sovraesposizione. E il prezzo da pagare per la sovraesposizione è l’iper-legislazione. Internet, per sua natura fluido e senza barriere, obbliga la comunicazione a tenere un’andatura orizzontale, che cancella le distanze fisiche e gerarchiche. Un paradiso per la libertà d’espressione, ma un inferno per la privacy e la stesura di una normativa. L’importanza crescente che i diritti digitali stanno acquisendo nel dibattito giuridico e non solo, preme sempre di più sulle big tech, che cercano di integrare di volta in volta questi diritti nei loro processi interni e nell’offerta di prodotti.

«Considerando questi diritti digitali e il ruolo che svolgono le aziende IT, siamo convinti che i dati personali siano un volano per l’economia e una risorsa per l'innovazione» commenta Matthew Welch, Responsible investment specialist, Dpam. «Tuttavia, un deficit di “fiducia digitale” potrebbe erodere la loro reputazione e il brand. Le aziende del settore dei pagamenti, per esempio, attirano i clienti sulla base della fiducia dei consumatori». In effetti la fiducia è la prima cosa da ricercare nel mondo digital, dal momento che le aziende avrebbero diversi modi per intaccare i diritti del consumatore: dal non proteggere la riservatezza dei dati personali degli utenti, alla vendita di strumenti tecnologici per tracciare o monitorare le comunicazioni e i movimenti, a politiche caratterizzate da una scarsa reputazione in materia di attenzione ai diritti umani. «Le violazioni e gli abusi della protezione dei dati», continua Welch, «potrebbero portare a multe e sanzioni elevate, come è accaduto ad Alphabet (a cui sono stati richiesti più di 3 miliardi di dollari di danni relativi alla presunta raccolta illegale di dati di minori per la pubblicità su YouTube)».

Insomma, la pressione da parte di clienti e investitori sulle imprese affinché incorporino i diritti digitali nei loro processi gioca un ruolo importante. Ma non è da sola in campo: la legislazione in arrivo potrebbe dare un’ulteriore spinta. Al momento in Europa è in vigore dal 2018 la Gdpr, una delle prime leggi ad aumentare il controllo e i diritti degli utenti sui loro dati personali. Ma le due imminenti proposte legislative europee – il Digital Services Act (Dsa) e il Digital Markets Act (Dma) – potrebbero causare uno sconvolgimento per le piattaforme di social media e le Big tech. «Il Dsa e il Dma mirano, rispettivamente, a esplicitare le responsabilità delle grandi piattaforme in tema di controllo e a limitarne i poteri sul mercato. In particolare, il Dma avrà un forte impatto sui Gafam (Google, Amazon, Facebook, Apple e Microsoft) in quanto mira a limitare le pratiche di mercato sleali e a frenare lo strapotere delle Big tech», commenta Welch.

Per quanto riguarda la libertà d’espressione, recentemente una serie di aziende IT come Facebook e Google hanno preso forti posizioni contro la restrizione di quest’ultima, rifiutandosi – ad esempio – di rimuovere i post a favore di Navalny, che hanno fomentato numerose proteste in Russia. D'altra parte, rimane la consapevolezza che una libertà di espressione incontrollata potrebbe causare un altro tipo di danni: le fake news, che grazie al loro carattere sensazionalistico riescono a generare più interazione tra gli utenti rispetto ad articoli fattuali, e vengono per questo spesso spinte dalle piattaforme. La disinformazione generalizzata sul Coronavirus e le false notizie sulle elezioni Usa del 2020 ne sono un chiaro esempio.

Tra i diversi rischi Esg, quelli sociali – in cui rientra la questione dei diritti digitali- tendono ad essere più difficili da valutare. «La mancanza di standardizzazione ha portato alla percezione diffusa che sia impossibile misurare la performance sociale delle aziende e che i dati esistenti non siano affidabili o comparabili», spiega Welch. «Questo problema di coerenza è aggravato dalla bassa correlazione tra i vari punteggi definiti dai fornitori di dati extra-finanziari riguardanti la performance sociale delle aziende».

Fortunatamente, alcune iniziative tentano di risolvere i problemi legati ai dati sociali, e più specificamente a quei dati relativi alla gestione dei diritti digitali da parte delle aziende. Ne è un esempio l’iniziativa Ranking Digital Rights, un progetto che mira a promuovere la libertà di espressione e la privacy su Internet, creando standard globali e incentivi per le aziende a rispettare e proteggere i diritti degli utenti. «Ogni anno, producono una classifica delle piattaforme digitali e delle aziende di telecomunicazioni più importanti, valutate in base alle politiche e agli impegni delle aziende presi nei confronti di utenti e pubblico», conclude Welch.

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