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Perchè i timori degli investitori sembrano esagerati

"I fondamentali macro e micro favorevoli ed il mantenimento di politiche economiche espansive giustificano una visione costruttiva sulle attività rischiose". Il commento del team investment tesearch & advisory

Azioni, la sovraperformance degli Emergenti è una possibilità reale

"I mercati azionari proseguono il loro cammino di resilienza nonostante il contesto contraddistinto da volatilità in aumento e rialzo dei rendimenti sulle obbligazioni governative". Il commento del team investment tesearch & advisory di Anima

Queste dinamiche derivano dalla combinazione di più aspetti che hanno determinato nuove tensioni. In primo luogo, i timori legati ad una sempre più vicina normalizzazione delle politiche monetarie a livello globale, con la Federal Reserve che ha segnalato l’avvio imminente del tapering ed ha aperto le porte ad un aumento dei tassi alla fine del 2022 (a proposito si legga il Post pubblicato nel blog della Gestione a cura di Fabio Fois, Responsabile Investment Research & Advisory).

In secondo luogo, la persistenza di strozzature nella produzione di alcuni beni ed il forte rialzo delle materie prime alimentano i timori di un’inflazione elevata per lungo tempo; ed infine rimane sullo sfondo il tema del rallentamento dell’economia globale, dopo il picco registrato dalla ripresa post-pandemica. 

A parere del team Investment Research & Advisory di Anima queste preoccupazioni da parte degli investitori sembrano eccessive. Diversi elementi, infatti, giustificano di mantenere ancora una visione strategicamente costruttiva sulle attività rischiose. 

Innanzitutto, in merito alla crescita globale, nei prossimitrimestri, rallenterà rispetto al picco post pandemico, ma resterà sopra potenziale, supportata dalle prospettive favorevoli per i consumi e da politiche economiche ancora espansive: nuovi stimoli fiscali saranno approvati negli Stati Uniti, in Giappone e in Cina (seppur con differenze rilevanti nella portata e nelle motivazioni). Più in dettaglio, secondo lo scenario base del team Investment Research & Advisory di ANIMA, il PIL reale globale dovrebbe espandersi a un ritmo del 6,0% nel 2021, per poi convergere verso il potenziale nel 2022.

In secondo luogo va tenuto presente che le banche centrali manterranno un orientamento accomodante e il cambio di approccio sarà comunque improntato alla gradualità. Sul fronte della pandemia, inoltre, le evidenze di efficacia dei vaccini nella protezione da forme di

malattia grave consentono di essere costruttivi sulle prospettive di medio termine della pandemia: le campagne di vaccinazione si trovano ad uno stadio avanzato nelle principali economie sia sviluppate che emergenti, ed i nuovi contagi stanno rallentando a livello globale.

Infine, per quanto riguarda l’inflazione, restiamo convinti che l’equilibrio generale dei prezzi globali non abbia subito una variazione permanente verso l’alto, ma secondo il nostro scenario base le pressioni registrate nel primo semestre diminuiranno in modo molto graduale, più lentamente di quanto il mercato sconti, a causa di una molteplicità di fattori che freneranno la convergenza verso i livelli pre-crisi. A questo proposito, un fattore importante da monitorare sarà la dinamica dei salari nel quarto trimestre, quando lo squilibrio fra domanda e offerta di lavoro tenderà a ridimensionarsi.

Pertanto, in questo contesto, il giudizio sui mercati azionari passa da neutrale a positivo. Riteniamo, infatti, che la maggiore volatilità possa offrire opportunità di acquisto, in presenza di fondamentali favorevoli: gli utili societari sono attesi in continua crescita anche nel 2022 e le stime degli analisti per l’anno prossimo sono piuttosto conservative, lasciando spazio a sorprese positive; i bilanci delle aziende, in aggiunta, non sono mai stati così solidi, con le società che hanno dimezzato il rapporto Debito Netto/Utile Operativo rispetto all’anno scorso e ai livelli pre-crisi.

A livello geografico, l’Europa potrebbe sovraperformare gli Stati Uniti, mentre l’allocazione settoriale privilegia i comparti ciclici e in particolare i titoli del settore energetico e finanziari, spinti rispettivamente dal rialzo dei prezzi di petrolio e gas e dall’aumento dei rendimenti governativi.

 

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