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Scenari | Cirdan Capital

Ripresa post Covid e inflazione: cosa sta succedendo

«Ci aspettiamo che l’inflazione aumenti di 180 punti base nell’Eurozona, escludendo l’energia ed i prezzi degli alimenti». Il commento di Marco Oprandi

Ripresa post Covid e inflazione: cosa sta succedendo

L’economia riprende, l’inflazione sale. Secondo Marco Oprandi, head of Cross Asset Solution di Cirdan Capital, quest’incremento inflazionistico sarebbe da attribuire in parte alle inefficienze della catena di distribuzione (supply chain) e all’aumento dei prezzi delle commodity, ambedue fattori largamente diffusi in Usa, Europa e Uk.

Il covid-19 infatti, ha mutato il comportamento d’acquisto dei consumatori, generando uno squilibrio tra domanda e offerta di vari prodotti, principalmente beni durevoli. «I settori maggiormente colpiti sono quelli delle automobili, degli elettrodomestici e dei mobili», commenta Oprandi. «Secondo le nostre valutazioni, l’inefficienza legata a questi tre settori ha aumentato l’inflazione core Pce (basata sulle spese per i consumi personali, senza tenere però conto dei beni che presentano una forte volatilità di prezzo, in particolare quelli dell'energia e quelli alimentari) di 100 punti base negli Stati Uniti, ossia dell’1%».

Contemporaneamente, i livelli di occupazione sono molto bassi, soprattutto in Nord America e Regno Unito. Basti pensare che negli Usa il livello di disoccupazione registra 7.5 milioni di disoccupati in più rispetto ai livelli pre-covid. In Uk invece non ci sono mai stati così tanti posti di lavoro vacanti: «Stimiamo», commenta Oprandi, «che quest’ultimo sia il risultato di due fattori: in primis, di una rapida domanda di posti di lavoro spinta dalla riapertura post-pandemica; in secondo luogo, gli ostacoli posti dal Covid-19 hanno reso per molti difficile il rientro a lavoro».

Effetti della pandemia sui consumatori e poca occupazione sono i due fattori che concorrono a rendere la supply chain improduttiva. Ma non c’è solo la catena di distribuzione: anche il prezzo delle commodity, secondo Oprandi, ha contribuito ad aggravare i livelli d’inflazione. Il costo delle materie prime aumenta, ed il consumatore è spinto a pagare i prodotti ad un prezzo maggiore.

«Reputiamo», continua Oprandi, «che questo fenomeno abbia incrementato l’inflazione Pce di 130 punti base (1,30%) negli Stati Uniti. Pce core su cui si basa la Fed per monitorare l’inflazione ed orientarsi nelle sue scelte di politica monetaria».

Incrementi inflazionistici di questo tipo si sono manifestati anche in Europa, specialmente con l’inaspettato innalzamento dei prezzi del gas. «Ci aspettiamo che l’inflazione aumenti di 180 punti base nell’Eurozona», commenta Oprandi, «ovvero dell’1,80%, escludendo l’energia ed i prezzi degli alimenti. Anche la produzione delle materie prime ha registrato dei costi elevati negli Stati Uniti, che stimiamo rappresentare circa il 3% dell’inflazione Pce core».

Secondo Oprandi l’inflazione è destinata a rimanere costante al 3,60% fino al primo trimestre del 2022. «Tuttavia», conclude, «ci aspettiamo che quest’ultima possa tornare al 2% – livello target di molte banche centrali – entro la fine del 2022, principalmente perché stimiamo che il prezzo dei beni durevoli diminuirà in parte grazie all’efficientamento della supply chain stessa».

 

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