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Educazione finanziaria, Pictet Am: la chiave di volta nella sinergia tra Pubblico e Privato

Secondo la ricerca “Educazione finanziaria: il contributo al rilancio del Paese”, realizzata in collaborazione con Finer Finance Explorer, alla consapevolezza di saper poco di finanza si accompagna il desiderio di aumentare le proprie conoscenze

Educazione finanziaria, Pictet Am: la chiave di volta nella sinergia tra Pubblico e Privato

Daniele Cammilli, Head of Marketing Italia di Pictet AM

Ottobre è il mese dedicato all’educazione finanziaria e Pictet Asset Management ha voluto dare il proprio contributo con un evento dedicato, svoltosi martedì 19 ottobre. Durante l’incontro sono stati presentati i risultati della ricerca: “Educazione finanziaria: il contributo al rilancio del Paese” sull’alfabetizzazione finanziaria in Italia, realizzata da Pictet AM sotto la Direzione di Nicola Ronchetti, Fondatore e CEO di FINER Finance Explorer, Istituto di ricerca specializzato in ambito finanziario. Accanto a Daniele Cammilli, Head of Marketing Italia di Pictet AM, parteciperanno alla tavola rotonda: Paola Soccorso, Consigliere Ufficio Studi Economici di CONSOB, e Alessandro Paralupi, segretario generale dell'Organismo di vigilanza e tenuta dell'albo unico dei consulenti finanziari.

Lo spunto da cui nasce questo progetto di ricerca parte dall’attualità: le crisi, per loro stessa natura, offrono occasioni di grandi riflessioni. È quanto è accaduto con la pandemia che ha puntato i riflettori su un tema già lungamente dibattitto: quello dello stato dell’arte dell’educazione finanziaria in Italia. Quale occasione migliore, dunque, per fare il punto sulla situazione nel nostro Paese? Una situazione che, a quanto emerge dall’ultima indagine della Banca d’Italia, appare tutt’altro che rosea. L’Istituto ha preso in considerazione i tre parametri di valutazione utilizzati dall’Ocse: conoscenze, comportamenti e attitudini. Il livello di alfabetizzazione finanziaria degli italiani nel 2020 si è attestato al venticinquesimo posto sui 26 paesi analizzati. Questo risultato mette di fronte all’evidenza che ci sia ancora molta strada da fare.

Daniele Cammilli, Head of Marketing di Pictet Asset Management dichiara: “Parlare di educazione finanziaria, oggi, assume una valenza completamente nuova. Con questa ricerca abbiamo indagato difficoltà e bisogni di un ampio campione che, in misura differente, non si sente sufficientemente sostenuto nel percorso di avvicinamento a tematiche, come quelle finanziarie, ritenute ostiche. Ciò che emerge, tuttavia, di positivo dall’indagine è che finalmente oggi c’è una coscienza diffusa che una maggiore cultura finanziaria potrebbe essere centrale per il rilancio dell’economia del Paese. Questa nuova consapevolezza potrebbe essere un ottimo incentivo ad approfondire le tematiche economiche-finanziarie, andando anche al di là dell’interesse per la gestione dei propri risparmi. Da sempre attenti a questi temi, in Pictet Asset Management abbiamo sviluppato diverse iniziative a sostegno del percorso di progressiva alfabetizzazione finanziaria degli italiani”. 

Nuovi e vecchi ostacoli: le barriere all’approfondimento delle tematiche finanziarie

Se è diffusa la consapevolezza di saperne poco in ambito finanziario, fortunatamente è altrettanto diffuso il desiderio di aumentare le proprie conoscenze: il 31% del campione ritiene di avere un livello di conoscenze basso, ma desidera porre rimedio a questa condizione. A questo punto è doveroso domandarsi quali siano i maggiori ostacoli a una maggiore diffusione della cultura finanziaria nel nostro Paese. Per il mass market (32%) c’è una oggettiva difficoltà nel capire la materia, mentre affluent (33%), private (37%) e studenti over 18 (39%) lamentano una certa complessità nel trovare contenuti o referenti.

Se si analizzano le risposte, invece, dal punto di vista dei differenti livelli di conoscenza (autovalutazione del campione), se rimangono invariate le ragioni già analizzate, si aggiunge, per chi ha un livello di preparazione avanzato (29%) e professionale (31%), un malcontento in merito alla qualità dei contenuti, ritenuti troppo banali o, all’opposto, complessi. 

Come attirare l’attenzione: ecco gli argomenti in grado di coinvolgere gli italiani

L’interesse per la finanza, mediamente basso, cresce con l’entità del patrimonio, arrivando all’89% per i clienti Private. Sono, però, interessati, in varia misura, a questi temi anche il 51% degli studenti e il 50% dei non investitori. 

Nel mare magnum delle informazioni, ci sono alcuni temi che più interessano il campione e che potrebbero accendere l’interesse degli italiani: per il mass market (33%), i risparmiatori non investitori (39%) e per gli studenti over 18 (40%) sono il risparmio - inteso come, quanto e perché risparmiare - e i progetti di vita (rispettivamente 23%, 34% e 31%). La gestione del risparmio interessa in particolar modo i clienti affluent (31%) e private (34%), acquisendo quindi più rilevanza con l’aumentare del patrimonio. Seguono, in generale per tutte le categorie, il ruolo dei professionisti (16%) e macroeconomia e Borsa (4%).

Diverse sono le ragioni, fra chi è interessato a queste tematiche, che spingono le persone a volerne sapere di più: perché percepiscono il ruolo centrale della finanza nell’economia del Paese (75%), per l’importanza della finanza in generale (66%), perché interessati alla gestione dei propri investimenti (44%), perché interessati ai propri risparmi (34%), per evitare di fare errori e/o poter valutare l’operato dei propri referenti (17%) o, ancora, perché interessati o appassionati alla materia di studio (6%). Chi, invece, non dimostra interesse, testimonia uno scarso interesse per gli argomenti economici (51%), ha una scarsa o non ha fiducia nel settore (47%) o, ancora, ha uno scarso interesse personale/non ha soldi da investire (24%). 

A chi spetta il ruolo di pivot dell’educazione finanziaria

È unanime il consenso secondo cui il compito di educare spetterebbe alle istituzioni e allo Stato. Per studenti (21%) e non investitori (17%) è decisamente rilevante il ruolo dei docenti e della scuola. Per private e affluent, invece, dovrebbero ricoprire un ruolo in tal senso anche le Sgr, i bancari e i consulenti finanziari. Chi investe, quindi, riconosce il dovere di ciascun attore del mondo del risparmio gestito di agire per colmare le lacune presenti fra il pubblico più ampio in tema di educazione finanziaria.Una mancanza che impedisce spesso di prendere le giuste scelte in termini di investimento, lasciando gli investitori meno preparati in balia dell’emotività.

Per tutti gli spaccati del campione, risulta fondamentale la collaborazione tra Pubblico (Stato e istituzioni) e privato (banche, reti di consulenti finanziari e società di gestione del risparmio). Favorire una collaborazione organica tra il settore pubblico e il settore privato potrebbe portare all’avvio di un’azione continuativa rivolta a tutte le fasce della popolazione. Chi si occupa di investimenti per professione può e deve mettere a fattore comune le proprie competenze ed esperienze al fine di svolgere un’azione divulgativa che accresca il livello di consapevolezza degli investitori in merito alle proprie scelte finanziarie.

Caratteristiche dei pivot: cosa si vorrebbe da chi si occupa di educazione finanziaria

Gli italiani chiedono a chi dovrebbe supportarli nella conoscenza e nell’apprendimento delle tematiche finanziarie, in primis, la capacità di ascolto dei bisogni (dal 33% del mass market fino a punte del 44% fra gli studenti) e il supporto nella realizzazione dei progetti (dal 22% del private al 29% del mass market). Offrire soluzioni di investimento, invece, risulta più rilevante per i private (21%) e gli affluent (17%).

Le modalità più efficienti ed efficaci per informarsi

Quali sono i mezzi preferiti dagli italiani per essere ingaggiati sui temi di educazione finanziaria? Spiccano i social network, che conquistano tutte le fasce del campione (dal 17% dei clienti private al 27% degli studenti) e si fanno largo nuove modalità, come i webinar (dal 15% degli affluent al 19% per mass market, risparmiatori non investitori e studenti over 18), emersi con forza durante i mesi dell’isolamento forzato. Tiene, a pari merito, la televisione con punte del 21% nel mass market. La carta stampata, invece, rimane rilevante tra i private che, per il 28%, preferiscono informarsi con modalità più tradizionali. 

A supporto del Pubblico, le iniziative di promozione della cultura finanziaria

Contribuire ad accrescere il livello di cultura finanziaria nel nostro Paese, supportando il Pubblico in questo compito, è un impegno che Pictet AM porta avanti fin dal 2015. Per questo ha ideato una serie di strumenti innovativi pensati per raggiungere un pubblico sempre più ampio. Il primo è il portale di educazione finanziaria Pictet per Te, utile per gli investitori privati ma anche per i professionisti degli investimenti per avvicinare la clientela agli argomenti dell’attualità economica e finanziaria. Attivi sui social media, Facebook, Twitter, Instagram, YouTube e LinkedIn, in Pictet AM hanno compreso, fra i primi nell’industria, l’importanza di avvicinare i più giovani con un linguaggio semplice e di facile fruizione. Per questa ragione l’educazione finanziaria è stato un terreno di sperimentazione per Pictet AM Italia, ricercando modalità di comunicazione sempre più ingaggianti per le nuove generazioni di risparmiatori italiani. Sperimentazione che ha visto nascere recentemente una collana di video pillole dall’alto contenuto informativo, chiamata “Focus Pictet” e disponibile su tutti i social network della banca e un innovativo strumento chiamato Trendemeter. Una dashboard dove professionisti dell’investimento, ma anche utenti e investitori possono usufruire di uno strumento interattivo, molto semplice da utilizzare, per conoscere i volumi di conversazione e l’andamento delle ricerche online fatte in Italia su specifici argomenti di settore. Un innovativo modo per individuare gli argomenti economici e finanziari che il risparmiatore italiano consapevole deve necessariamente padroneggiare.

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