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Previdenza

Global Pension Index 2021: Italia in coda nell’indice della sostenibilità

L’indice confronta 43 regimi previdenziali per una copertura dei due terzi della popolazione mondiale. Buono il posizionamento italiano per adeguatezza e integrità

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Il regime previdenziale dell’Islanda è risultato il migliore del mondo al suo debutto nel 13° Global Pension Index annuale compilato dal Mercer CFA Institute (MCGPI). I Paesi Bassi e la Danimarca si sono classificati rispettivamente al secondo e terzo posto, dopo un decennio di inseguimenti reciproci al vertice. L’Italia rimane in discreta posizione per integrità e adeguatezza, ma cade in basso in classifica quando ci si riferisce all’indice legato alla sostenibilità.

Lo studio rivela inoltre che il sistema previdenziale può svolgere un ruolo significativo nella riduzione delle disuguaglianze pensionistiche tra donne e uomini, un problema a cui non sfugge nessuno dei sistemi oggetto di analisi.

Il MCGPI è uno studio approfondito dei regimi pensionistici globali che copre due terzi (65%) della popolazione mondiale. Confronta i sistemi previdenziali di tutto il mondo mettendo in luce le lacune di ogni ordinamento e suggerendo possibili aree di riforma che assicurerebbero un trattamento pensionistico più adeguato e sostenibile. I modelli previdenziali classificatisi nelle prime tre posizioni hanno tutti ricevuto un punteggio pari ad A e sono risultati sostenibili e ben gestiti e in grado di fornire vantaggi significativi ai beneficiari.

 “La buona notizia è che il sistema pensionistico italiano ben si posiziona per adeguatezza e per integrità” commenta Marco Valerio Morelli, Amministratore Delegato di Mercer Italia e Presidente di Assoconsult.

L’adeguatezza si basa sulla flessibilità del sistema che consente, ad esempio la possibilità di trasferire la posizione pensionistica individuale da un fondo privato ad un altro. In merito alla dimensione “integrità”, l’Italia ha il valore più alto rispetto agli altri indici, grazie alla presenza di un solido sistema di regolamentazione del sistema pensionistico.

“Cadiamo in classifica invece nella dimensione “sostenibilità” continua Morelli “poiché, a fonte della buona pratica di assoggettare i fondi pensione a politiche e strategie di investimento ESG, soffriamo per la presenza di una bassa quota di previdenza complementare integrativa sul PIL del Paese, nonostante un trend crescente di miglioramento.Il nostro sistema è ancora molto basato sul primo pilastro, che è inserito nel bilancio dello Stato, mentre i sistemi più sostenibili sono quelli che hanno affiancato al primo pilastro sistemi di pensione complementare e individuale di secondo e terzo pilastro che rafforzano di gran lunga la capacità di percepire un’entrata sostenibile quando si esce dal mercato del lavoro.”

“In Italia” continua Morelli “viviamo ancora una politica retributiva basata sul reddito fisso. Se ci si allontanasse da questo modello, avvicinandosi per esempio a quello anglosassone, si potrebbe legare lo stipendio a una parte variabile da dedicare all’investimento pensionistico. Un’altra possibile soluzione al problema potrebbe essere l’aumento del numero di persone coperte da previdenza pubblica e privata, estendendo a chi oggi non ha una posizione pensionistica regolare”.

“Pensiamo anche” conclude Morelli “all’introduzione di un modello di pension credit, dove una quota di contributi figurati rimarrebbe a carico del datore di lavoro. Una scelta che garantirebbe continuità previdenziale a chi fosse obbligato a uscire dal mercato del lavoro per un periodo della propria vita. Si pensi, ad esempio, a quanto accaduto con la crisi pandemica e all’abbandono massivo del lavoro da parte delle donne per potersi occupare della famiglia”

Le disuguaglianze di genere nel trattamento pensionistico

Secondo Margaret Franklin, Presidente e CEO del CFA Institute, e CFA (Chartered Financial Analyst), oggi è più che mai importante comprendere come migliorare le prestazioni pensionistiche.

“La pandemia ha esacerbato le disparità socioeconomiche in molte parti del mondo. Inoltre, in un’ottica di investimento di lungo termine, viviamo in un ambiente estremamente complesso, i tassi di interesse sono ai minimi storici, in alcuni casi i rendimenti sono addirittura negativi, tutti fattori che chiaramente incidono sull’assegno previdenziale”, ha commentato Franklin.

“Come se non bastasse, il differenziale di genere in termini di prestazioni pensionistiche solleva ulteriori e pressanti problemi, con le donne ancora una volta in posizione di svantaggio rispetto agli uomini una volta giunte alla pensione. Tenuto conto di tutti questi aspetti, la promessa di vivere gli anni della pensione con una certa sicurezza dipende dall’azione congiunta che sapranno svolgere le autorità politiche e tutto il settore previdenziale in senso lato, che dovranno esaminare i punti di forza e di debolezza del sistema per garantire migliori prestazioni pensionistiche a tutti”, ha concluso.

Il professor David Knox, Senior Partner di Mercer e autore principale dello studio, conviene con Margaret Franklin di CFA, aggiungendo che gli interventi delle amministrazioni pubbliche e del settore previdenziale non sono procrastinabili. L’analisi del MCGPI ha messo in luce che non c’è un’unica causa alla base dello scarto tra donne e uomini in materia di trattamento previdenziale, anche se a livello geografico emergono molte differenze in termini di reddito da pensione tra i due sessi.

“Le cause del divario di genere in questo ambito sono svariate. Ogni paese o regione presenta aspetti relativi all’occupazione, all’impostazione del sistema previdenziale e fattori socioculturali che contribuiscono a creare uno svantaggio per la popolazione femminile in termini di assegno pensionistico percepito”, ha commentato il professor Knox.

Gli aspetti legati all’occupazione sono ben noti e incidono in misura significativa: per esempio le donne svolgono più spesso degli uomini un lavoro part time, versano i contributi in maniera meno regolare perché spesso devono interrompere il lavoro per mansioni di accudimento, hanno uno stipendio medio inferiore. Tuttavia lo studio sottolinea che il problema è aggravato dalle lacune del sistema pensionistico: la non obbligatorietà del versamento dei contributi durante il congedo di maternità, l’impossibilità di maturare contributi nei periodi di accudimento dei figli o dei genitori anziani nella maggior parte dei sistemi e la mancanza di indicizzazione dell’assegno percepito, aspetti che hanno una maggiore incidenza sulle donne per via della più lunga aspettativa di vita.

“Sappiamo che colmare il divario di genere sulle pensioni è una sfida enorme, vista la stretta correlazione del settore previdenziale con i modelli reddituali e occupazionali. Tuttavia, non possiamo permetterci di stare a guardare, considerato che la povertà che colpisce la popolazione anziana è più diffusa tra le donne”, ha spiegato Knox.

“Sono molte le azioni che può intraprendere il settore previdenziale. Per prima cosa, eliminare le restrizioni sull’ammissibilità ai piani pensionistici collegati a un’attività lavorativa. Indipendentemente da quanto si guadagni, da quanti anni si lavori e per quante ore, tutti devono poter usufruire di un piano previdenziale che garantisca prestazioni adeguate.

“I fondi pensione possono introdurre la possibilità di maturare contributi anche per coloro che prestano attività di accudimento a bambini e anziani. Questi lavoratori forniscono un prezioso servizio alla comunità e non devono essere penalizzati una volta in pensione per essere stati fuori dalla forza lavoro formale”, ha concluso.

L’Islanda ottiene il punteggio complessivo più elevato dell’indice (84.2), seguita da vicino dai Paesi Bassi (83.5). La Tailandia ottiene il punteggio più basso (40.6).

L’indice utilizza la media ponderata dei sotto-indici di adeguatezza, sostenibilità e integrità. Per ciascuna di queste macro-categorie, i sistemi previdenziali che hanno conseguito i valori più elevati sono stati l’Islanda per l’adeguatezza (82.7) e la sostenibilità (84.6) e la Finlandia per l’integrità (93.1). I sistemi con i punteggi più bassi nelle macro-aree sono stati l’India per l’adeguatezza (33.5), l’Italia per la sostenibilità (21.3) e le Filippine per l’integrità (35.0).

Rispetto al 2020, la Cina e il Regno Unito sono i due regimi che hanno fatto più balzi in classifica grazie alla significativa riforma previdenziale che ha migliorato le prestazioni per i cittadini e la normativa in materia pensionistica.

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