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scenari | La Française Am

Riscaldamento globale, siamo sulla strada giusta?

"196 nazioni hanno firmato l’Accordo di Parigi nel 2015, impegnandosi a limitare il riscaldamento globale al di sotto di un aumento di 2° C.". Il commento di Nina Lagron

RISCALDAMENTO GLOBALE

"La firma del trattato internazionale ha segnato una pietra miliare dal momento che tutte le nazioni del mondo hanno adottato per la prima volta un obiettivo comune e hanno riconosciuto la loro responsabilità collettiva". Il commento di Nina Lagron, cfa, head of large cap equity, di La Française Am.

Nell’economia di oggi post-Covid 19, come se la passano le nazioni in merito ai loro contributi determinati a livello nazionale (NDC)? Secondo l’Emission Gap Report del 2020 del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, siamo molto lontani dall’obiettivo, anzi andiamo dritti verso un aumento della temperatura globale superiore ai 3°C".   

Sfortunatamente, le misure per contenere la diffusione del Covid-19, inclusi i lock-down e i risultanti danni per il commercio globale, hanno causato una riduzione solo temporanea, si stima intorno al 7%, delle emissioni di gas serra nel 2020, che non avrà un effetto duraturo sulle emissioni globali, a causa proprio della loro natura temporanea. (Forster, P. M. et al. Current and future global climate impacts resulting from COVID-19. Nat. Clim. Change 10, 913–919 (2020).

Dove andranno gli incentivi post-Covid?

La chiave per un impatto a lungo termine sul riscaldamento globale include in maniera diretta il dirigere gli incentivi post-Covid 19 verso le infrastrutture ecologiche, facendo calare al contempo il supporto ai carboni fossili. Ma quale percentuale di questi stimoli mondiali post-Covid è destinata ad azioni concrete, che sostengano un’attività economica che migliori la qualità dell'ambiente e delle risorse naturali a lungo termine? 

Le nazioni appartenenti al G20 hanno speso 14.900 miliardi di dollari per i pacchetti di stimoli e sebbene le cifre esatte siano diverse, le varie fonti si allineano nell’affermare che la percentuale degli aiuti ecologici sia inadeguata per sostenere la riduzione delle emissioni di carbonio.

Negli ultimi 18 mesi, i governi del G20 hanno stanziato “363 miliardi di dollari per settori o progetti che mirano ad aiutare l’economia e a ridurre le emissioni o a facilitare l'adattamento climatico, contro 1.200 miliardi di dollari per settori ad alta intensità di carbonio come l'aviazione e l'edilizia, senza alcun elemento ecologico (BNEF)".

Gli unici due Paesi ad aver destinato tali incentivi per i settori ecologici e di consumo di carbonio sono la Francia e il Giappone. Mentre la Cina, per fare un esempio, con 247 GW di potenza di energia a carbone, sia già in costruzione che annunciata e autorizzata, ha destinato 2,1 miliardi di dollari agli aiuti ecologici, contro i 215 miliardi per i settori ad alte emissioni di carbonio. (BNEF)

Ha inizio la gara per eliminare gradualmente la necessità dei carburanti fossili e la COP26, dove si discuterà di NDC, si sta avvicinando in fretta. Sotto l’ETF (Enhanced Transparency Framework), in vigore dal 2024, le nazioni saranno ritenute responsabili e verrà fatta una prima valutazione sui progressi nel raggiungimento degli obiettivi.

Responsabilità fiduciaria degli asset manager

In quanto asset manager, abbiamo una responsabilità fiduciaria nel ridirigere il capitale verso soluzioni di investimento sostenibile, per adattare di conseguenza le nostre strategie di investimento, e per impegnarci con le aziende su tematiche quali il rischio della transizione climatica, la governance aziendale, gli obiettivi di riduzione delle emissioni di carbonio, etc.

È nostra responsabilità in quanto asset manager indurre un cambiamento positivo. I legislatori e le banche centrali spingono anche loro in questa direzione: la futura tassonomia dell’UE è solo un esempio di come la consapevolezza del problema del clima stia modellando il settore della gestione dei fondi.

La realtà delle spese post-Covid, quando viene esaminata nel contesto della Tassonomia dell’UE, che definisce le attività ecocompatibili nel tentativo di fornire un linguaggio comune agli investitori finali e per ridirezionare il capitale verso soluzioni di investimento sostenibile, risulta drastica e totalmente in opposizione all’obiettivo comune di limitare il riscaldamento globale. Se il settore del petrolio e del gas e altri settori ad alta emissione di carbonio hanno avuto una forte ripresa grazie ai sostegni post-Covid, noi, asset manager sostenibili, abbiamo il compito di sottopesare i settori ad alta emissione di carbonio.

Perciò chiedo, “quando la politica di aiuti fiscali sarà in linea con l’obiettivo urgente di limitare il riscaldamento globale e quando gli azionisti saranno disposti ad accettare una potenziale sottoperformance del loro portafoglio risultante da un’asimmetria tra le politiche fiscali e ciò che serve per far iniziare la transizione energetica?”.

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