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Transizione... o collaborazione ecologica?

«È necessario che i governi cooperino con gli investitori per sviluppare soluzioni finanziarie innovative sul clima». Il commento di My-Linh Ngo

Transizione... o collaborazione ecologica?

Il cambiamento climatico è una priorità assoluta, e negli ultimi anni sempre più governi hanno iniziato ad intraprendere politiche rivolte alla cura del pianeta. Ma non è ancora sufficiente, e il tempo per rimediare agli errori del passato sta per scadere. Motivo per cui le aspettative per il summit della Cop26 a Glasgow, sono altissime. Ci si aspetta che i leader globali ne escano con un piano ben preciso e definito, in grado di gestire le pressanti questioni climatiche che minacciano il nostro pianeta e il modo in cui viviamo.

«Una delle principali sfide nella gestione del cambiamento climatico», commenta My-Linh Ngo, head of Esg investing e portfolio manager per BlueBay Am (nella foto sotto), «è la carenza di partnership e collaborazioni. Nessuna singola entità può fermare il cambiamento climatico da sola, ma è necessaria un’azione collettiva e gli sforzi multilaterali devono essere ampliati e coordinati». La Cop26 sarà dunque un’importante opportunità affinché i governi possano ispirare e avviare uno sforzo globale collaborativo con impegni ambiziosi e vincolanti.

Di discussioni sulle politiche da intraprendere ce ne sono state parecchie, quello che manca ora è l’azione. «Serve un’implementazione collettiva e coordinata, che sia commisurata alla minaccia e urgenza della sfida climatica», continua Ngo. «Il 2021 è l’anno chiave di un decennio decisivo per il raggiungimento della neutralità carbonica, di una crescita inclusiva e di una transizione equa. Vediamo già alcuni segnali incoraggianti di progresso e slancio, ma la loro velocità e la loro portata non sono su livelli adeguati».

I temi chiave che i governi dovranno affrontare durante la Cop26 sono molti, tra cui aumentare le ambizioni in termini di emissioni di carbonio. Ciò significa aumentare gli sforzi per ridurre le emissioni e adottare target aggressivi di ‘Net Zero’ entro il 2050 o prima. Tuttavia, per guidare questi cambiamenti, è necessario l’avvio di alcuni meccanismi sul carbon pricing, lo scambio globale di crediti di carbonio, e di approcci non di mercato alla cooperazione climatica internazionale. «La rapidità è essenziale per evitare una transizione molto disruptive e disordinata, che non sarebbe nell’interesse di nessuno, tantomeno del mondo degli investimenti, dato che lo esporrebbe ad alcuni rischi importanti», continua Ngo. «La comunità finanziaria necessita di avere certezza sulla direzione della politica, per pianificare e investire di conseguenza».

L’imput della comunità finanziaria è essenziale per avviare questi cambiamenti: «È necessario», spiega Ngo, «che i governi collaborino con gli investitori per sviluppare soluzioni finanziarie innovative sul clima. La finanza pubblica da sola non può riuscire a finanziare la transizione necessaria. In particolare, i finanziamenti dovranno riguardare i Paesi emergenti e aiutarli a mitigare l’impatto e costruire la resilienza».

Il fallimento nel colmare tale gap potrebbe infatti causare una transizione caotica: sarà un'altra sfida chiave della lotta al cambiamento climatico. D’altronde, se la transizione è un fenomeno globale che richiede una soluzione globale, sarà necessario che i Paesi in via di sviluppo non vengano lasciati indietro.

«Un’altra area da mettere in evidenza», commenta Ngo, «riguarda il ruolo dei governi nel garantire che la transizione sia equa, ovvero che le politiche e le regolamentazioni la promuovano senza compromettere gli sforzi degli altri stakeholder coinvolti, come la società civile o il settore privato. I governi hanno la responsabilità di stabilire una rete di sicurezza minima e costruire una resilienza sociale per evitare che le persone vengano escluse dalla transizione verso un mondo con minori emissioni».

Se c’è una cosa che la pandemia ci ha mostrato è quanto le pratiche non sostenibili stiano avendo impatti negativi sul mondo. Ci ha mostrato però altresì come possiamo, uniti, intraprendere l’azione necessaria per affrontare le crisi: al di là dei rischi, c’è l’opportunità di ricostruire meglio.

«Pur restando fiduciosi e ottimisti, e notando il forte slancio, dobbiamo riconoscere le enormi sfide poste dalla portata e dalla rapidità delle politiche trasformative necessarie in vista della Cop26», osserva Ngo. «Si tende a pensare che il cambiamento climatico non abbia lo stesso impatto immediato del Covid, nonostante le recenti ondate di caldo in Nord America e le piogge torrenziali nell’Europa settentrionale. Difficilmente vedremo i governi impegnarsi quanto necessario, ma continuiamo a sperare che i fatti ci smentiscano».

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