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Scenari | Abrdn

Regno Unito: non tutto oro è quel che luccica

«Il calo dell’inflazione è senza dubbio un sollievo per le famiglie e i responsabili politici, ma è probabile che rappresenti solo una breve tregua prima della risalita». Il commento di Luke Bartholomew

Regno Unito: non tutto oro è quel che luccica

C’è speranza nel mondo inflativo post pandemico. O almeno sembra, stando al lievissimo barlume di miglioramento registrato dal Regno Unito: secondo l’Ons (Office for national statistics), su base annua i prezzi al consumo segnano una crescita del 3,1%, contro il +3,2% del mese precedente, mentre su base mensile si ha un +0,3%, inferiore al +0,7% del mese precedente e contrario al +0,4% atteso degli analisti. Il dato core dell'inflazione, che esclude le componenti più volatili quali cibo e carburanti, decelera al 2,9% dal 3,1% del mese precedente (+3% le stime degli analisti).

«Il calo dell’inflazione del Regno Unito è senza dubbio un sollievo per le famiglie e i responsabili politici, ma è probabile che rappresenti solo una breve tregua prima che l’inflazione ricominci a marciare verso l’alto per il resto dell’inverno», commenta Luke Bartholomew, economista senior per Abrdn (nella foto sotto). «Il tetto dei prezzi dell’energia aumenterà del 12% a ottobre, e poi probabilmente tornerà a salire in aprile dell'anno prossimo, mantenendo comunque un’inflazione elevata nel periodo intermedio. Così, mentre i driver che spingono l’inflazione verso l’alto sembrano essere in gran parte transitori, perché alla fine svaniranno, la finestra in cui questi saranno presenti si sta estendendo».

Insomma, pare che lo scenario sia meno ottimista di quel che sembra. Rimane da vedere come lo gestirà la Banca inglese. «La grande domanda che si pongono gli investitori è se la Bank of England ritenga che il rischio di una pressione inflazionistica incorporata nelle aspettative sia abbastanza ampia da giustificare un aumento dei tassi di interesse già quest’anno, o se preferisca osservare l’andamento del mercato del lavoro in seguito al periodo di cassa integrazione prima di alzare i tassi all’inizio del 2022», conclude Bartholomew.

 

 

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