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Scenari | Generali investments

Crisi energetica: tossica per economia e mercati

«L'aumento dei prezzi assottiglia sia i margini delle aziende che il potere d'acquisto dei consumatori, e può richiedere una stretta più veloce e audace per quanto concerne la politica monetaria». Il commento di Vincent Chaigneau

Crisi energetica: tossica per economia e mercati

La crisi energetica preoccupa tutti, a maggior ragione dopo gli eventi climatici e ambientali che hanno impattato sulla produzione delle materie prime, come la siccità in America Latina, le inondazioni in Cina e l’assenza di vento in Europa. In questo scenario Generali investments ha deciso di continuare a ridurre la propria posizione di overweight sui risky asset. «Spesso si ha più familiarità con il petrolio che con il gas naturale», commenta Vincent Chaigneau, head of research di Generali investments. «I prezzi di solito si muovono in sincronia, ma il gas naturale è salito ad un livello che equivarrebbe ad un prezzo del Brent di oltre 300 dollari al barile (nel grafico sotto)».

Il gas naturale costituisce la seconda fonte di energia dell'Unione Europea: in base ai dati 2019 della Commissione, il 36% dell’energia europea viene dal petrolio, il 22% dal gas naturale, il 15% dalle rinnovabili, il 13% dal nucleare e l’altro 13% dai combustibili fossili.

Ma in gioco ci sono questioni più strutturali: gli investimenti nelle energie rinnovabili sono troppo lenti, mentre negli ultimi anni si sono ridotti i capitali per gli investimenti nei combustibili fossili, soprattutto per quanto riguarda l'estrazione del petrolio. «Questo può creare squilibri tra domanda e offerta nel breve (cosa succederebbe se il tempo diventasse improvvisamente molto freddo?) e medio termine», spiega Chaigneau. «Poiché la transizione energetica si dimostra complessa, la domanda di energia fossile, specialmente di gas naturale – meno ‘sporco’ del carbone e del petrolio – può crescere, specialmente in Asia. L'aumento dei prezzi delle materie prime è tossico per l'economia e i mercati, per almeno tre motivi: assottiglia sia i margini delle aziende che il potere d'acquisto dei consumatori, e può richiedere una stretta più veloce e audace per quanto concerne la politica monetaria». E conclude: «Tutto ciò, richiede un'allocazione di portafoglio più prudente o un hedging significativo».

 

 

 

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