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Scenari | T. Rowe Price

Ripresa degli investimenti: come, dove e perché

«Solo il tempo ci dirà se siamo sull’orlo di un altro picco nel ciclo del capex, ma la spesa sarà più disciplinata di prima». Il commento di Ritu Vohora, portfolio specialist Capital markets per T. Rowe Price

Ripresa degli investimenti: come, dove e perché

Negli ultimi tempi abbiamo assistito all’assalto delle pompe di benzina in Uk: code chilometriche ai distributori, folle munite di enormi taniche per fare scorta di carburante, famiglie prese dalla paura di rimanere senza gasolio. Il panico dei consumatori ha portato la domanda a superare di gran lunga l’offerta, che già scarseggiava per le problematiche causate dalla Brexit alla catena di distribuzione. Il problema? Carenza di camionisti uguale carenza di carburante (che peraltro scarseggia anche a livello globale).

Ma l’aumento della domanda non è causato solo dal panico e dalle debolezze della supply chain: la grande quantità di risparmi indotti dalla pandemia ha generato un significativo aumento di domanda di beni. Con una differenza: mentre il settore manifatturiero globale continua a produrre beni a ritmi da record, le catene di approvvigionamento, dalle macchine usate ai semiconduttori e all’arredamento, non riescono a reggere il ritmo. «Questo è stato ulteriormente esacerbato dal fatto che i livelli delle spese in conto capitale (capex) sono crollati negli ultimi anni», commenta Ritu Vohora, portfolio specialist Capital markets per T. Rowe Price (nella foto sotto). «Non sono riusciti a tenere il passo con il trend di deprezzamento in atto dal 2017, e la pandemia in modo non sorprendente ne ha causato un’ulteriore riduzione.  Inoltre, l’impressionante divergenza di performance tra i settori growth e value, ha significato che i capitali sono usciti dai vecchi settori dell’economia per confluire verso la ‘new economy’: persino industrie come il carbone e il petrolio hanno disinvestito, a causa delle pressioni Esg degli investitori, e si sono ridimensionate quando i prezzi energetici sono crollati».

Tuttavia, con ordini in arretrato, carenze di forniture e pressioni inflazionistiche, le aziende si stanno rendendo conto dell’importanza di rafforzare le catene di approvvigionamento e prevenire future disruption. É in corso una tempesta perfetta che, presto o tardi, spingerà il capex al rialzo. «Le aziende hanno molti incentivi ad aumentare il capex: dagli investimenti in nuove tecnologie e attrezzature al rilancio della produttività, al migliore utilizzo della capacità, per aiutare a compensare le pressioni inflazionistiche», spiega Vohora. «Dopo anni di disinvestimenti, ci si aspetta che il capex aumenterà del 12% circa nel 2021, visti gli alti livelli di liquidità e la crescita attesa in tutte le regioni e in molti settori, in particolare nei semiconduttori, nel retail, nei software e nei trasporti».

Secondo S&P Global, la liquidità e gli investimenti a breve termine delle principali aziende del mondo hanno raggiunto l’anno scorso la cifra record di 6.800 miliardi di dollari. Un contesto di incertezza ha portato le aziende a ridurre le spese relative all’acquisto o al miglioramento di asset fisici, limitandole a nuovi progetti o investimenti. Anche i bassi tassi di interesse hanno supportato i livelli record di indebitamento nel 2020, lasciando alle aziende molta liquidità da spendere.

Anche gli individui hanno risparmiato, accumulando 2.900 miliardi di dollari in risparmi extra. «Con la fiducia dei consumatori che torna a salire e con l’emergere della domanda repressa, è necessario aumentare la capacità e migliorare la produttività, compresa l’automazione. Le preoccupazioni sugli scambi commerciali e i problemi delle supply chain, evidenziati durante la pandemia, dovrebbero indurre il settore manifatturiero a moltiplicare gli investimenti nell’automazione. Anche il passaggio a una maggiore digitalizzazione e l’accelerazione nell’innovazione tecnologica nel post pandemia richiedono maggiori investimenti», continua l’esperta.

Nel frattempo, la domanda dei consumatori e le politiche dei Governi stanno spingendo le società verso un futuro più verde e socialmente responsabile. Anche questo esige un ripensamento sia delle pratiche interne che delle supply chain, sia investimenti in ottica futura. Per raggiungere gli obiettivi verdi il mondo ha bisogno di spendere: ecco perché i Governi in tutto il mondo stanno aumentando pacchetti di stimoli in seguito alla pandemia. Nei prossimi decenni sarà necessaria una spesa in conto capitale sostanziosa per raggiungere i target di net zero entro il 2050. Questa sfida monumentale richiederà migliaia di miliardi di dollari di investimenti sia nelle industrie tradizionali che in nuove catene di approvvigionamento. Per esempio, la Cina progetta di spendere 16.000 miliardi di dollari per raggiungere l’obiettivo di zero emissioni nette di anidride carbonica entro il 2060. Anche il recovery plan dell’Ue, che comincerà ad essere speso nel 2022, è orientato alle iniziative verdi, dall’elettrificazione delle reti, a connessioni super-veloci. «L’ ‘infrastructure bill’ del presidente Biden sarà focalizzato sui progetti infrastrutturali, sull’innovazione e il green, tutti precedentemente sotto-finanziati», spiega Vohora. «Stiamo già vedendo livelli record di investimenti in solare, eolico e altre tecnologie di energia green. Questa tendenza continuerà finché le politiche dei Governi e i finanziamenti spingeranno l’industria in questa direzione».

Il rischio inflazione però, rimane presente: «Mentre le aziende cercano di impiegare le scorte di liquidità accumulate, l’aumento nel capex guidato dagli investimenti in iniziative verdi e infrastrutture dovrebbe aiutare a guidare crescita economica e occupazione, ma potrebbe anche alimentare l’inflazione. Una crescita solida accompagnata da una politica economica accomodante potrebbe portare l’inflazione ad eccedere rispetto ai target. Mentre la maggioranza degli economisti si aspetta che la crescita di inflazione sarà transitoria, l’attuale aumento e le aspettative a breve termine rendono questa prospettiva sempre più rischiosa».

A beneficiare di una maggiore spesa in conto capitale saranno dunque le aziende che forniscono l’infrastruttura all’economia digitale e verde. La distribuzione, la logistica e i data center chiedono alle compagnie di investire nell’infrastruttura fisica per supportare la crescente economia digitale globale. Il mondo avrà bisogno di spendere in maniera ingente in settori tradizionali durante gli anni della transizione, inclusi i produttori di beni strumentali, da automazione, robotica e software, fino all’elettrificazione delle reti e allo stoccaggio dell’energia. Una maggiore produttività dovrebbe inoltre portare a una maggiore crescita degli utili. Anche i mercati emergenti beneficeranno della maggiore domanda e spesa globale, essendo i fornitori globali di materie prime. «Solo il tempo ci dirà se siamo sull’orlo di un altro picco nel ciclo del capex, ma la spesa sarà più disciplinata di prima», conclude Vohora. «L’attuale confluenza di fattori, tra cui l’utilizzo della capacità, lo smaltimento delle scorte, l’accesso al credito e le iniziative green, forniranno incoraggianti venti di coda».

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