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Secular Outlook Pimco

Tempi di trasformazione: opportunità e implicazioni dell'economia che cambia

Joachim Fels e Andrew Balls presentano le previsioni di Pimco per i prossimi anni. Tre le tendenze secolari, mentre per gli investimenti rimane positività sull’azionario, con un'aumento della differenziazione tra regioni e settori

Tempi di trasformazione: scenari, opportunità e implicazioni

L’ultimo decennio caratterizzato da una crescita modesta ma stabile, l’inflazione al di sotto dell’obiettivo, una ridotta volatilità e consistenti rendimenti, si sta ormai allontanando. Al suo posto vediamo arrivare un periodo decisamente più incerto, disomogeneo, sia per la crescita economica che per l’inflazione, e in cui i mercati avranno rendimenti inferiori e più volatili. Un contesto completamente differente, che potrebbe però offrire nuove opportunità.

E proprio sulle nuove opportunità che si è focalizzato “L’epoca della trasformazione”, il Secular Outlook 2021 di Pimco, ulteriormente approfondito nel Secolar Forum. Argomento principe della tavola rotonda: la trasformazione dello scenario economico, con i fattori che la guideranno e le conseguenti implicazioni per gli investimenti.

È Joachim Fels, global economic advisor della società (nella foto sotto), a presentare le tre tendenze secolari individuate da Pimco. Prima fra tutte, il passaggio dal brown al green: «Le iniziative per azzerare le emissioni nette di CO2 entro il 2050, implicheranno cospicui investimenti sia privati che pubblici in energia rinnovabile per i prossimi anni», spiega. 

«Naturalmente, i maggiori investimenti in energia pulita saranno verosimilmente controbilanciati, in parte ma non integralmente, da minori investimenti e da distruzione di capitale nei settori brown, ossia dei combustibili fossili come il carbone e il petrolio. Nella fase di transizione potrebbero esserci difficoltà nelle forniture e sensibili rincari dei prezzi dell’energia che potrebbero fiaccare la crescita e spingere al rialzo l’inflazione. Inoltre, poiché tale processo creerà vincitori e perdenti, sul fronte politico potrebbero esserci proteste a fronte delle perdite di posti di lavoro nei settori dei combustibili fossili, dell’aumento dei prezzi e della tassazione delle emissioni di CO2 o di dazi imposti sulle importazioni inquinanti».

Seconda tendenza alla guida della trasformazione è la spinta per l’adozione delle nuove tecnologie, confermata dai dati dell’aumento degli investimenti nel settore tecnologico da parte delle imprese. «In passato incrementi simili degli investimenti, ad esempio negli anni ‘90 negli Stati Uniti, sono stati accompagnati da un’accelerazione della crescita della produttività», continua Fels. «Resta da vedere se la recente impennata in termini di investimenti in tecnologia e crescita della produttività sia occasionale, o segni l’avvio di un trend più robusto. La digitalizzazione e l’automazione creeranno nuovi posti di lavoro e determineranno aumenti della produttività negli ambiti di lavoro esistenti ma anche contraccolpi per chi vedrà scomparire la propria mansione e potrebbe non disporre di adeguate competenze per trovare un’occupazione altrove. Al pari della globalizzazione, anche la digitalizzazione e l’automazione probabilmente avranno come risvolti negativi l’aumento delle disuguaglianze e del sostegno a politiche populiste».

Ultimo fattore, ma non per importanza, la condivisione più diffusa dei benefici della crescita. Autorità e società civili si stanno impegnando sempre più per affrontare l’aumento delle disuguaglianze di reddito e ricchezza e rendere la crescita più inclusiva. In molte imprese, l’equilibrio di forza nel rapporto fra datori di lavoro e dipendenti ha cominciato a spostarsi dai primi ai secondi, con conseguente maggior potere negoziale dei lavoratori. «Resta da vedere», commenta Fels, «se questa tendenza continuerà o se il lavoro da casa grazie all’aiuto delle tecnologie consentirà alla fine alle imprese di decentrare il lavoro in aree geografiche nazionali o globali più economiche, e in tal modo mantenere o persino accrescere il loro potere negoziale».

Tendenze e trasformazioni che avranno ovviamente peso sugli investimenti. Andrew Balls, cio fixed income di Pimco (nella foto sotto), ci spiega il perché: 

«Riteniamo che l’epoca della trasformazione sarà un contesto più complesso per gli investitori rispetto alla nuova normalità del passato decennio, ma crediamo anche che offrirà valide opportunità di alfa per quei gestori attivi capaci di trarre benefici da quello che ci attendiamo essere un periodo di maggiore volatilità e di “code più spesse” sulla curva gaussiana della distribuzione normale. La maggiore volatilità macroeconomica e di mercato, molto probabilmente implicherà rendimenti obbligazionari e azionari più contenuti. Le valutazioni di partenza, con bassi rendimenti reali e nominali sui mercati del reddito fisso e multipli azionari storicamente elevati, rafforzano tale attesa».

Secondo lo scenario di Pimco, prevarranno bassi tassi ufficiali che ancoreranno i mercati obbligazionari globali. Nonostante vi siano infatti rischi al rialzo per i tassi d’interesse nel breve termine col proseguire della ripresa economica, nell’orizzonte secolare si prevede che i tassi restino confinati in una banda di oscillazione relativamente ristretta, con rendimenti inferiori ma positivi per le allocazioni obbligazionarie core. «Per quanto riguarda l’aumento dei prezzi», continua l'esperto, «il nostro scenario di base non contempla un periodo prolungato di inflazione elevata, ma continuiamo a ritenere che i Tips statunitensi, le materie prime e altri attivi reali siano validi strumenti di copertura dai rischi d’inflazione».

Altra previsione secolare è quella di un’ampia differenziazione fra regioni, paesi e settori, a fronte delle tendenze macroeconomiche, i driver e i fattori di cambiamento dirompente associati agli alti livelli di debito. In Asia ad esempio, le prospettive di crescita più robusta e mercati dei capitali in sviluppo offriranno verosimilmente valide opportunità d’investimento, nonostante i rischi associati al rallentamento della crescita in Cina e alle tensioni geopolitiche in corso. «Sebbene diversi paesi dei mercati emergenti siano alle prese con difficili circostanze di stampo secolare», spiega Balls, «come sempre è importante adottare un approccio che non sia di stampo passivo al beta, e guardare ai mercati emergenti come a un ampio ventaglio di opportunità rispetto al quale prevediamo di individuare ottime opportunità».

I fattori in gioco sono tanti, e a decidere chi vincerà o perderà saranno il passaggio dai combustibili fossili all’energia verde, l’accelerazione nell’adozione di nuove tecnologie e i cambiamenti post-pandemia nelle filiere produttive. «Questo rafforza l’importanza della gestione attiva sui mercati del debito societario. I mutamenti del quadro normativo in materia ambientale porteranno con sé incertezza e complessità ma anche opportunità. Gli elevati livelli di debito sono fonte di particolare preoccupazione rispetto a quei paesi e a quelle imprese che rischiano di non farcela nel passaggio dal brown al green».

L’intenzione di Pimco è quella di mantenere un orientamento positivo sull’azionario nei propri portafogli multi-asset: «Crediamo», dice l'esperto, «che la ripresa dal Covid-19 abbia evidenziato la necessità di investimenti in infrastrutture fisiche dopo anni di sotto-investimento, a fronte delle tendenze di digitalizzazione e di automazione, nonché della spinta verso un’economia verde. Il passato decennio è stato trainato dal software, quello venturo sarà definito piuttosto dagli investimenti in beni strumentali legati a questi trend. Nella ripresa sarà cruciale differenziare fra vincitori e perdenti in termini di paesi, di settori nonché nella selezione dei titoli. In particolare, crediamo che i produttori di semiconduttori, i fornitori di sistemi e impianti per l’automazione industriale, di energia verde e di sistemi per la mobilità dovrebbero essere favoriti e prevediamo che gli investimenti in questi settori costituiranno una parte rilevante nella nostra costruzione dei portafogli».

Nell’epoca della trasformazione in cui i tassi d’interesse reali e nominali probabilmente resteranno ancorati su livelli bassi, Pimco ritiene opportuno puntare a massimizzare le opportunità nelle strategie obbligazionarie tradizionali con mandati flessibili, per attingere all’intero ventaglio di opportunità globali e trarne benefici. «È altresì opportuno a nostro giudizio», conclude Balls, «andare oltre il reddito fisso tradizionale puntando su ambiti alternativi tra cui l’immobiliare, il credito privato e i mercati dei capitali globali in sviluppo ove questo sia in linea con le esigenze e le aspettative dei clienti».

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